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martedì 24 marzo 2015

Universi Paralleli

Credo nella teoria degli universi paralleli.
Sì, secondo me, ci deve essere un insieme di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro universo e della nostra dimensione temporale.

Delle dimensioni parallele.

Mi piace pensare che non siamo i soli, insomma.

Mi piace pensare che ci sia una versione migliore di me. 

Chissà dov’è in questo momento e cosa fa. 
Cosa ha fatto a San Valentino, per esempio.

Ma soprattutto mi piace pensare a, avete presente i temperini? 

Ecco i temperini, o le matite, o le puntine o le forcine per capelli, ecco le forcine per capelli mi piace pensarle fortissimo.
Io penso fortissimo alle forcine per capelli e a tutte quelle cose piccolissime che non sappiamo mai dove si vanno a nascondere.

Ecco, io credo nella teoria degli universi paralleli perché mi dico, ci sarà un universo fatto tutto di forcine per capelli, o di temperini, o di puntine, o di gomme per cancellare, che hanno la loro bella democrazia o magari in alcuni vige ancora la dittatura. 

Dove si può andare al mare, o in montagna. 

Dove c’è mamma temperino e babbo temperino che accompagnano figlio temperino a scuola. O magari, nell’universo dei temperini, ci sono mamma e mamma temperino che accompagnano a scuola i figli temperini. Che ne sai, tu? O magari papà e papà senza per forza essere Ricky Martin temperino.
Ecco io a questi universi qui penso molto. E penso alla vita che può esserci lì. Che fanno, cosa dicono, come si divertono la sera.


Ma soprattutto ci credo in tutti questi universi paralleli che ho detto sopra perché spero proprio con tutto il mio cuore che non riescano mai a trovare un umano quando serve.

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martedì 18 novembre 2014

Pesce rosso

Ieri mattina, verso le nove e mezza, subito dopo colazione, ho visto di sfuggita Matteo con sua figlia Ludovica mentre, a spasso per il centro della mia città, compravano il giornale per vedere gli ultimi fatti di cronaca.

Ludovica ha circa un anno ed è la sua seconda figlia. 
Prima, ormai tre anni fa, ha avuto Giuseppe, che ha ereditato il nome e il colore rosso dei suoi capelli dal nonno paterno, Giuseppe per l’appunto, che tutti chiamavano Giuseppe, il rosso.

Matteo si è sposato cinque anni fa. 
Prima però è andato a convivere. Una decina di mesi per lo più. Dal principio in una casa in affitto poi ha deciso di comprarne una tutta per sé con un gran giardino in cui regna incontrastato Rocky, il cane più cattivo di tutti i tempi che ogni volta che passo lì davanti mi abbaia a perdifiato. E ringhia per giunta. L’unico suo nemico in grado di metterlo in soggezione è Tigro, un gattone striato che lo guarda con fare disinteressato, anch’esso di proprietà di Matteo.


Non so se ha preso pure un pesce rosso, Matteo. Penso che ci starebbe proprio bene, un pesce rosso. O una tartarughina. Certo però che alcune persone il “lo fa solo per farti ingelosire” lo prendono proprio sul serio eh.

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martedì 22 luglio 2014

Non sono una persona solare

Non sono una persona solare.
Eppure mi piacerebbe. 

Bisognerebbe circondarsi di persone positive.
Di persone yea.
Di quelle che hanno voglia di fare e che alla fine fanno davvero.
Di chi vede sempre il bicchiere mezzo pieno.
Di quelle che “dai, domani andrà meglio”.
Di quelle che hanno sempre un motivo per sorridere alla vita.
O alla Rita, mia madre, e per questo di positività ce ne vuole.

No, davvero, a me piacete un sacco.
Con i vostri slanci, con i vostri voli: io vi guardo sempre e faccio il tifo per voi.
Perché avete coraggio e non avete paura di fallire.
Bisognerebbe essere così.
Ci credete.  
Ci credo anche io, in voi. 
Ecco se dovessi puntare su qualcuno punterei su di voi.

Siete forti, voi.
C'è sempre qualcuno pronto a prendervi in giro. 
Perché tutta questa allegria alla fine dà fastidio e c'è chi sta lì, fermo, ad aspettare solo un vostro fallimento. Dicono di essere pessimisti. 

Io non sono una persona solare ma una cosa l’ho capita e ve la dico pure a voi, 

diffidate da chi dice di essere pessimista: quelli veri come me lo chiamano realismo.


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O anche se mi vuoi dire che questa immagine l'ho già usata commenta pure sotto, perché per me l'ho già usata ma non mi ricordo bene dove, aiutami tu.



martedì 15 luglio 2014

Eh?

È dalla metà di Giugno che non ci capisco più nulla.
Del mondo, intendo.
Le persone.
L’universo tutto.

Tutti mi parlano, comunicano con me e io niente, non capisco,

- Ah Roberta, hai visto che goahegstybji skoemdo0 tre a zero ma nel secondo tghneldo cgd.
- Eh?

Niente.

Mi è sembrato di tornare al liceo durante le ore di Latino,

- Roberta, leggi dalla perifrasticghenkldn pshayjmdntbko fino al punto.
- Eh?

O durante le ore di Matematica,

- Notiamo come questa funzione all’infinsyhtgjokbc vari nella xgeuj mdhetgfoj per poi tornare nell’asintoshndbftcvek, giusto Roberta?
- Eh?

O quelle di Fisica,

- Questa rana anche se morta riprendhfkcnvgtul mjdhe per il principio delkshndv gebtifmsosget.
- Eh?

O di Chimica,

- Ghskddjsmn etgdhncbt gejsp dndcj cnhdtgejokdbvhu mehao. 
- Eh?

O di Biologia,

- Le piante producndmlfo henidtre clsohdnite hdlfmcb treh sfre.
- Eh?

Ma anche di Religione eh,

- Dio è uno e trino perché le dghntsrfdgeic hfnlopr dehbvipemg faedsevcolj.
- Eh?

Ma dai che quella parte non l’avete capita nemmeno voi.

Diciamo che comunque gli anni del Liceo li ho passati tutti con una mano sulla tempia e un’aria pensosa.
L’avevo sfangata comprando un paio di occhiali che mi davano un’aria intelligente, avete presente no, quegli occhiali enormi che li metti e sembri subito Einstein? Ecco forse l’unica differenza tra me ed Einstein è che lui non avrebbe mai messo degli occhiali da vista senza averne bisogno, ma va be’.

Comunque vi dicevo da Giugno mi è ritornata quella sensazione di non capirci nulla del mondo,

- Ah li avete presi eh, sette pajhdehfgtudiplmnbhin!
Eh?
- Sì, dico, domenica ha oskndheilepdkjdbfdy,e ekemehddmn!
- Scusa, non ho capito.
- Eh sì sì fai finta di nokswjdnejdrbekhqmj sjdnfyytldms.
- Guarda perdonami ma proprio non ti seguo.
- Sì sì non mi verrai a dire che sandjfdfmfrirlmfi gklgol neòpdjr
- Eh?
- Ah già forse dovrei dire djdhderjof ldo0edkkenh gberooksmanh.
- …
- Jaksmdnfgrio cnvhekplloa gsebbrijkdjfgrn cidmdi fkfnvifjd. No?!
- Sì, forse. Non lo so.
- No perché alla fine akdhdyefggbcno mmoagdhjikl bcgertusooldg nnnjkdtfe. 
- Eh?
- Sagsjd cncudk,o,,eppodsjyagcee eppoi era che gdfkfmvif.
- Scusa io proprio non ti capisc...

Poi proprio Domenica mi si è fatto tutto chiaro,

- ahhhh già, stai parlando di Calcio, okkey.


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martedì 27 maggio 2014

Tempo d'Estate

Ah l’Estate.
Quanto è bella, l’Estate.
Non vedo l’ora che arrivi, l’Estate.
Lo sapete come sono ormai: in Estate mi prende una gran voglia di vivere.

In Estate ho voglia di fare cose che in Inverno non ho voglia di fare.
Andare al mare, per esempio.
Quanto ho voglia di andare al mare in Estate.

E prendere il sole.
E avere la pelle ancora calda la sera, che quando abbracci qualcuno e senti la sua pelle calda ti viene proprio voglia di andare al mare anche il giorno dopo e prendere il sole per avere la pelle calda alla sera e avere voglia di andare al mare il giorno dopo.

E quindi andrò al mare e giocherò a racchettoni e farò volare aquiloni.
E leggerò cinquanta libri. Almeno.
E correrò sulla sabbia che scotta e giocherò a beach volley e lo farò fino a sera. 

E berrò mojito in riva al mare al tramonto e parlerò di Berlusconi e mi piacerà un po’ di più perfino Berlusconi perché in Estate è tutto più bello.

E farò l’alba.
E i falò? Sì, certo, anche i falò.
E ballerò. A piedi nudi, anche. E sotto la pioggia.

E mi sveglierò tutte le mattina con la voglia dell’Estate.

E andrò in bicicletta prima piano piano, poi farò finta di stare facendo una gara. Che gara c’è con la bicicletta? Il giro d’Italia. Ecco sì, poi farò finta di essere al giro d’Italia, anzi no, al Tour de France, che al Giro d’Italia ho già fatto finta l’anno scorso, e andrò sempre più forte, sempre più forte: sono prima davanti all’Arco di Trionfo, sempre più forte, sempre più forte e via, ho vinto.

E quando non sarò in bicicletta avrò una decappottabile rossa e farò quella cosa con la mano tipo delfini fuori del finestrino con il vento.

E andrò alle feste di Paese. E ai cinema all’aperto a vedere le commedie con Lino Banfi e Edwige Fenech. E mangerò il cocomero. E l’insalata di riso. E metterò le ciliegie nelle orecchie dei bambini come orecchini.

E andrò ai concerti. E a far volare quelle lanterne. 
E uscirò tutte le sere.

E passerò tutta l’Estate a non fare. proprio. niente. perché. d’Estate. è. caldo.
Ma allora ancora non mi conoscete affatto?

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martedì 18 marzo 2014

Eppure a me non sembra difficile

Sono qui, in mezzo alla strada, con la macchina bloccata e allora mi stavo chiedendo,
secondo voi quanti punti esclamativi devo mettere all’ ”ho bucato” 
per far passare il messaggio 
“amore, alza il culo e vienimi a prendere”? 

No, perché adesso non capiscono.
Adesso gli devi spiegare tutto.

Con questa scusa della parità credono che quando dici, 
“tesoro, è finita l’acqua” 
poi dopo non siano loro a doverla andare a prendere in garage.

Eppure a me non sembra difficile.

Se dico “stasera carne alla griglia” tu, uomo, sai che dovrai passare la serata in giardino a preparar la griglia, appunto.

Se dico “scusa Giulio, ma noi non avevamo quell’ombrellone rosso?! Venerdì volevo andare al mare e non lo trovo più”, caro Giulio scordati il calcetto del giovedì perché mi sa che hai altro da fare.

Se dico “non si accende più la luce in bagno” tu devi salire sulla scala e cambiare la lampadina.

A me sembra semplice.

E invece così non è, adesso quando dici,

“tesoro, certo che qui ci vorrebbe una mensola” 

credono che tu poi prenda la macchina, guidi fino al Brico, compri chiodi, martello, una salopette in jeans, una camicia a quadri coordinata e te la monti da sola, la mensola.

Ma dico io, ma già è tanto che sappia cos’è il Brico, che solo per questo mi merito una birra ghiacciata con rutto libero il mercoledì di Champion mentre guardo a te che mi monti la mensola dove voglio io. O no?

A me sembra chiaro.
E se mi credete all'antica a me va bene, ma adesso a cambiare questa dannata gomma chiamatemi una suffragetta.

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martedì 4 marzo 2014

A me gli occhi

Io credo che quando mi passerà tutta la vita davanti agli occhi, quando la rivedrò ben bene tutta e penserò, 
qui hai sbagliato, qui hai fatto bene, certo che quel colore ti sbatte proprio, ma come hai fatto a comprare la Fiat per due volte consecutive, non avevo i soldi, ah, già 
e tutte quelle cose che si pensano quando ti passa davanti agli occhi tutta la vita, almeno per un buon sessanta per cento del totale vedrò me stessa che aspetta una mail.

Ci scommetto. 
Io, davanti al computer, che aspetto una mail. 

Certo dovrei credere a quella cosa che ti passa davanti tutta la vita.

Secondo me sarà più una questione di attimi, di sguardi.
Ecco sì, secondo me ci saranno solo gli sguardi.

Perché di certi sguardi non ti puoi scordare, ti rimane tutto intrappolato negli occhi. 
A volte ti fanno paura.

Come quelli del mio macellaio.

Il mio macellaio soffre di un grosso strabismo. 
Ma non di quel tipo che, senza aver nessuna nozione di oculistica, definirei convergente sul naso. No, l’occhio destro del mio macellaio punta in alto, all’infuori, verso destra e quello sinistro, in basso, all’infuori, verso sinistra. Be’, direte voi, e cosa c’è da aver paura?

Bene, immaginatevi la scena, quattro persone nel negozio, quattro clienti come te, disposti nei quattro punti cardinali, e il macellaio con quei suoi due occhi fissi su due punti diversi contemporaneamente,

- Tocca a te, vero? Dimmi pure.     

E noi quattro lì, che ci guardiamo negli occhi al di là della vetrina e che non sappiamo davvero cosa dire. Che non sappiamo proprio se rispondere. Dirà a me? Dirà a lui? 

- Dimmi, dimmi pure.

E allora tu cominci con la paura negli occhi di chi non sa se sta facendo bene, 
- ecco io vorrei, io vorrei…
Cambiare macellaio, l’unica cosa che potevo fare perché a certi sguardi non puoi resistere.

A volte invece sono sguardi di felicità come quando a Natale ho ricevuto quel pesce rosso che desideravo tanto e ho chiamato “Avevo Detto Che Volevo Un Cane” tutto attaccato, 
hai cambiato l’acqua ad AvevoDettoCheVolevoUncane? 
Hai dato da mangiare ad AvevoDettoCheVolevoUncane?
Hai portato a spasso AvevoDettoCheVolevoUncane?
Ancora mi ricordo, fantastico.

Ma lo sguardo che son sicura mi rimarrà più impresso è uno che in realtà non so nemmeno decifrare appieno: un misto di stupore ed incredulità, ma anche disapprovazione e disgusto, ed è lo sguardo che si è materializzato sulla faccia dei miei genitori quando ho detto loro che avrei fatto Scienze della Comunicazione. 

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martedì 18 febbraio 2014

Io non ho paura di volare. Non più

Volevo dirvi che io non ho paura dell’aereo. 
Non più, almeno. 
Una cosa passata, davvero superata.
Quello era prima. Quella era la vecchia Roberta. 
Quella che quando il saggio cantava “la vfertigine non è pfaura di cfadere ma vfoglia di vfolare” diceva ma anche no, è proprio paura di cadere, Lorenzo.

Basta, io non ho più paura dell’aereo: adesso ho paura di tutto. 
Proprio così, ho paura di tutto.

Ed è tutto merito dei miei amici, sono stati loro: con le loro cure, con le loro attenzioni, mi hanno aiutato a superare questa cosa. 
Sì perché erano davvero preoccupati avessi ancora queste paure così stupide,

“ma come fai ad aver paura di volare? Ma siamo nel 2014, la tecnologia, il progresso, l’evoluzione, la scienza” e proprio seguendo la scienza mi hanno consigliato di andare da un indovino.

- Un indovino?
- Massì Roberta, un indovino. Non c’è davvero alcuna ragione per la tua paura di volare: vai da questo, ti fai dire quando morirai e da lì capisci subito se il giorno in cui devi prendere l’aereo e al limite non lo prendi. 

Be’ in effetti, mi dico io.

- Massì Roberta, ragiona: perché devi stare in ansia adesso se poi viene fuori che camperai fino a quarant’anni.
- Va be’ quarant’anni mi sembra comunque presto.
- Massì Roberta, era per dire, quaranta, quarantacinque che differenza fa? Vai e ti metti il cuore in pace.

Be’ in effetti.

- Massì Roberta, e poi ci prende sempre: guarda a me ha detto che morirò a novantasette anni e sono ancora qui.

Be’ in effetti più dimostrazione scientifica di questa. 
Niente, a me la scienza mi frega sempre: mi ha proprio convinto. Vado.

Immaginatevi la scena: entro in questa stanza buia, mi avvicino all’indovino che era tutto concentrato su date, giorni, mesi e anni, alza lo sguardo mi vede e fa,
“e tu che ci fai qui?”

Dai, capite anche voi che non è un buon segno: vado da un indovino
per sapere quando sarei morta e anche lui è apparso molto sorpreso di vedermi.
Ed è proprio per questo, dicevo, non ho più paura dell’aereo: ora ho paura di tutto.

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martedì 11 febbraio 2014

Genio!


Se c'è una cosa che va tanto di moda qui sull'internet è dare del genio a qualcuno.

Genio!

A chiunque,

genio!

Per qualsiasi cosa,

genio!

Che anche quello a cui questo "genio" è rivolto, sulla prima pensa,
"chi, io?"

E poi se ci riflette bene, dopo la classica fase iniziale di compiacimento comincia a non capire se è vero o meno e passa subito alla fase meglio nota con il nome di, 
"ma che, me stai a pia' pe' culo?!"

E da questa fase, amici miei, non se ne esce: e continua non capirlo, il genio, e non lo capirà mai. E già questo la dice lunga sul suo esserlo davvero, genio!

Perfino a me, mi ricordo, un giorno lontano, qualcuno, l'ha detto.

Genio, mi han detto.

A me.

Roberta, sei un genio.

Genio!

Ora, io son quella che quando è sul treno non capisce se mi sto muovendo io, il treno, la stazione, oppure quella famosa mosca che sale su tutti i treni dei libri di fisica, che vola a velocità cosante e in direzione opposta all'andatura del mezzo. E se il treno frena, la mosca cosa fa? E se poi c'è un tipo che ha caldo e apre il finestrino, entra l'aria ed esce l'aria. E quanta aria c'è sul treno? E la mosca dov'è? E tu comunque finisci sempre vicino alla signora che mette la valigia su un sedile e non nell'apposito spazio sovrastante e ti dice

"signorina, ma io non riesco a salirla, la valigia",

e tu sei lì che pensi ammazza è affollato 'sto treno delle tre e dieci, 

"signora non fa niente mi faccia posto che è appena salita la mosca e se si accorge quello di mate mi interroga e io proprio no. Mi creda signora proprio no".

Genio io, che un giorno ho ripulito tutta casa livello "attenzione stanno arrivando i RIS di Parma" solo perché ho accettatto che un venditore di aspirapolveri venisse a casa a farmi una dimostrazione pulendomi appunto casa e non potevo fargli trovare sporco.

Genio io, che al "Robi, che fai, dormi?" rispondo sempre sì.

Genio io, che quando c'è scritto "tirare" spingo. E viceversa. Sempre. Ogni volta.

Genio io che, e va be' direte voi, Roberta sarà un problema tuo. Sarai stupida tu e noi siamo tutti geni.

Okkey ragazzi, tanto geni e ancora non riuscite ad inventare una cosa che funzioni bene, tanto geni e ancora c'è in giro tutta questa tecnologia elementare: prendete la sveglia, per esempio, ogni mattina si mette a trillare alla stessa ora quando invece dovrebbe essere di là, in cucina, a prepararci il caffè!

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martedì 4 febbraio 2014

I’ve got a power

Mi chiama mia madre e mi chiede se posso prestarle la mia macchina,

"Robi, non è che mi presteresti la tua macchina, per favore? Ti dispiace?" 

Mi dice “la tua macchina” ma in realtà è la sua. La sua di mia madre.

Mi dice che le serve la mia macchina perché purtroppo ha finito le uova e non può farmi la torta che le ho chiesto. Perché per me si dovrebbe passare l'inverno a guardare serie tv e mangiare torta. Senza ingrassare. 

Mi dice che la macchina le servirebbe a questo, a farmi la torta che le ho chiesto.  

Mi dice che se non posso prestarle la mia macchina però non fa niente.

Mi dice che aspetterà che ritorni mio padre e prenderà la sua. Lui è andato a pagarmi le tasse e di sicuro tra un po’ torna a casa. 

Mi dice che sì, che farà così, che aspetterà mio padre che è andato a pagarmi le tasse e poi andrà a prendermi le uova per farmi la torta.

Mi dice che non importa per la mia macchina. 

Mi chiede scusa per la chiamata. Se mi ha disturbato senza motivo.

Mi dice che appena la torta sarà pronta me la porta a casa.



Poi un giorno ripasso di qui e vi spiego come addestrarli.


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martedì 21 gennaio 2014

Farcela nella vita

Per farcela nella vita ci sono pochissime regole da rispettare, date retta a me ché io di queste cose me ne intendo.

La prima, quella più importante, non importa chi sei, da dove vieni e dove vuoi arrivare: non prendere mai, e dico mai, per nessuna ragione al mondo, i carrarmatini verdi. Cosa sei un frikkettone? Sei in guerra, amico mio, e tu ci vai con i carrarmatini verdi?! Quelli rossi troppo amore, quelli blu sono comunque pacifisti, i viola te li posso anche passare ma se vuoi andare sul sicuro prendi i neri e se c’è qualcun altro che disgraziatamente li ha presi prima di te, fa niente prendi quelli che rimangono. Ma vuoi scherzare? Annientalo. I neri sono i tuoi. 

Benissimo, ora con i carrarmatini neri conquista l’Oceania. Subito. Immediatamente. Fregatene dei tuoi obiettivi: volevi diventare medico prima dei trent’anni, avere dei figli o trasferirti a Kathmandu? Te lo puoi anche scodare, è quello il tuo obiettivo, l’Oceania.

In questo momento sei il più forte: ehi amico, tu hai l’Oceania. Adesso devi distruggere il tuo avversario più debole. Lo so che non è un tuo obiettivo. Lo so che potrebbe anche essere la tua fidanzata, tua moglie, tua figlia o peggio, il tuo commercialista, non importa: ti devono temere tutti. Devono capire che, se ti gira, loro sono spacciati, perché tu non segui regole, perché a te non ti possono prevedere. Quindi vai e attacca il più debole: lo riconosci subito perché è quello che ha i carrarmatini verdi.

Non bere vino, niente alcolici, sei in guerra, devo ripetertelo un'altra volta? Non è un gioco, o tu o loro. Non fare prigionieri, non devi avere pietà. Cos'è quell'ombra che vedo nei tuoi occhi, misericordia? Tu non sai cos'è la misericordia. La misericordia non esiste. Non la sai nemmeno pronunciare. Ecco deve essere una di quelle parole che ti fa dire,
"pensa che io dico sempre miserfcvoid al posto di misericsdcfgj. Ahhh. Oh non ci riesco proprio a dirlo, misericodhfieujrpe. Niente. Non riesco. M I S E R I G FRghik", 
come quando i nostri nonni non riuscivano a dire alcune parole tipo,
"ho fatto la spesa al Conrad". (Conad)
"Ho preso il busta". (Il bus)
"Non mi funziona il cracker". (Decoder)  

Comincia a parlare in terza persona: disorienta l’avversario e allo stesso tempo ti dà un’aria di superiorità,

- Roberta attacca con quattro carrarmatini l’Europa. Tutta.
- Roberta chi?
- Roberta io. Sbrigati: Roberta non vuole perdere tempo.

Purtroppo però non si può vincere da soli.
Stringi alleanze coi più forti, 
- A Roberta piace come stai giocando, Massimo. Non ti preoccupare, non te la prende la Kamchatka. Stai tranquillo sulla Kamchatka. La Kamchatka è tua.

Fagli credere che siete tu e lui contro gli altri,

- Ah, certo che Filippo ce l’ha con te, Massimo!
- Filippo chi, scusa?
Te lo sei inventato, non esiste nessun Filippo, fagli credere che parlate in codice
- Filippo, hai capito chi intendo.


Aiutalo nelle sue cose, 
- Ti servono i carrarmatini gialli? Eccoli. Vuoi qualche bandierina? Certo, te la passo. Devo scendere in Madagascar? Nessun problema, Massimo.
Ecco ora siete in due al comando: tutti gli altri sono stati eliminati.

E come ultima cosa: conquista la Kamchatka.

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Se anche i tuoi nonni storpiano le parole, scrivi nei commenti qui sotto quelle più divertenti e che ti hanno impressionato di più :)

martedì 31 dicembre 2013

Fai una lista

Giorni fa ho rivisto Remo.
C’è un vecchietto qui al mio Paese, Remo, che credevo fosse morto da un pezzo. E invece no, è vivo.
Quindi sono felice, sì, insomma, hippy hippy urrà per Remo, però è anche vero che non succede mai niente in questo paese. 
Passano gli anni e niente, non succede mai niente. Anche a Remo, per dire. 

Forse è proprio vero che per far succedere qualcosa bisogna fare qualcosa.
Ci vuole solo un po’ di organizzazione.

Eh, a me quella mi ha sempre fregato: pensate che quest'anno sono riuscita ad attaccare l'unica decorazione natalizia che ho, un Babbo Natale da terrazzo, il 26 Dicembre. E poi non son nemmeno sicura di averlo attaccato io. 

FLASHBACK 

8 dicembre,
- Robi, hai già preso dal garage il babbo Natale?
- Sì sì. No preocupe.

15 Dicembre,
- Robi, il babbo Natale?
- Sì, sì, adesso lo attacco.

20 Dicembre,
- Robi.
- Sì, sì, c'è tempo, c'è tempo.

24 Dicembre,
- Roberta!
- Tranquilla.

26 Dicembre.
- Chi ha attaccato il Babbo Natale in terrazzo?
- Sarai stata tu, Robi.
- Ah sì. Certo. Io.

Da quest'anno voglio cambiare: disciplina e organizzazione.  
Anche se non so ancora bene cosa voglio fare non mi importa, mi basta sapere solamente che ci riuscirò: disciplina e organizzazione.
Sì. In questo 2014 farò così, sto già preparando una lista di tutte le cose che voglio fare: sono ferma a “devo fare una lista” della mia lista. Yea.


Auguri a tutti, anche a Remo :)

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martedì 24 dicembre 2013

Auguri

È oggi che si deve essere felici?
Sì, insomma, è il periodo giusto?
No perché, vi dirò, io quest’anno lo sono.

Non sarà un Natale perfetto, anzi forse è proprio quello in cui ho meno da festeggiare, sapete com’è che succede: si cresce e si perdono per strada i pezzi. 

E poi il lavoro e la crisi. E tanto non cambia mai niente. E fa tutto schifo. E tutte quelle cose lì che conoscete già tutti che se ci penso bene mi viene da stare male,

situazione sentimentale: scusa, come hai detto che ti chiami?
Chili persi: tranquilli, li ho ritrovati tutti.
Autostima: no.
Fortunata al gioco: dici tu, almeno quello? Eh. Comunque è no.

Però quest'anno ho imparato una cosa importante. 
Che fa molto, ehi, adesso è arrivato il momento “oh capitano, mio capitano” e tutti salgono in piedi sui banchi, prima uno, il più timido di tutti, poi il secondo e il terzo e il quarto e alla fine quasi tutti perché hanno capito. 

E invece no, qui è un po’ più come nella realtà e la cosa che ho capito è molto banale e quando la senti dici “eh, tutto qui?”. 
E tu rispondi "sì, tutto qui", ed è che tanto ti mancherà sempre qualcosa.

Che è un po’ brutta detta così ma a pensarci bene è proprio quello che significa. Ti mancherà sempre qualcosa, niente sarà mai perfetto come te l’eri immaginato e allora tanto vale essere felici per quello che si ha. 
Ecco, tutto qui, questa è la mia rivoluzione. 

Però non sto dicendo che cambia tutto adesso. La mia vita. Io. Per questa cosa, intendo. No, sto dicendo che è tutto uguale a prima e non cambierà. Che mancherà sempre qualcosa per me, ma che va bene lo stesso, va bene così, ho tutto quello che mi serve. E ce l’abbiamo tutti.
Quindi basta con questo cinismo delle feste e anzi, vi faccio i miei migliori auguri e spero che passerete questo Natale con le persone che amate, io lo farò. E se ci vedremo sarò ancora più felice. E basta, tutto qui. 

Auguri. 


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