martedì 12 febbraio 2013

Ah, l'amore


Ah, l'amore.

"Ah" è da leggere quanto un sospiro, come qualcosa che non capiremo mai fino infondo e lo sappiamo benissimo tutti eppure ci proviamo lo stesso, da sempre.

All'asilo Filippo mi tirava le trecce. E io piangevo. 
Ogni volta la stessa storia, poi un giorno mi hanno detto 
"guarda che Filippo ti tira le trecce perché gli piaci". 
Aspettate un attimo: 
volete dirmi che quello che io credo un comportamento fortemente inadatto alle regole della società civile voi lo chiamate "amore"? 
Esatto. 
A dir la verità questa cosa non mi ha mai convinto fino infondo, tanto più che oggi Filippo fa il parrucchiere quindi magari gli piacevano solo le trecce.

Alle elementari il mio compagno di banco Alberto non mi parlava mai, mi rideva sempre e mi portava ogni giorno una pizzetta bianca a ricreazione e io pensavo 
"oh finalmente un bambino come si deve, non come quel manesco di Filippo". 
E mentre stavo già decidendo il nome da dare ai nostri figli ho incominciato ad ingrassare e quindi ad odiare Alberto e quella sua dannata pizzetta tanto buona capendo che l'amore è pieno di ostacoli. 

Alle medie c'era Mario.
Mario sapeva sempre tutto e infatti proprio lui mi ha voluto spiegare cose fosse l'amore: 
"Robi,  sta' bene a sentire, è molto semplice, 
"l'amore è un apostrofo rosa tra le parole ti amo". 
Così, senza apostrofo. 
Cioè lui diceva, "tra le parole ti amo" non "t'amo"
confermandomi così che di quella frase non ci aveva capito proprio nulla. 
Che poi il non capire niente è un po' una costante di chi crede di sapere sempre tutto. 
Tra l'altro Mario ad apostrofi stava messo bene, li metteva dovunque: 
un'amore, il nostro
un'inferno, per me far finta di niente su 'sta storia degli apostrofi
un'abbandono, il mio nei suoi confronti perché "Mario mio, ti voglio bene, ma così proprio non può andare".

Al liceo c'era Daniele. 
Un vero genio Daniele uno di quelli che ride alle battute sui logaritmi e su quelle cose lì, uno che fa le olimpiadi della matematica per intenderci. 
Che poi non so se sapete che in quei posti lì, visto che ci sono tanti geni provenienti da tutte le parti del mondo, si parla latino. 
Ripeto, perché forse non mi sono spiegata, 
questi s'incontrano in una scuola per fare le olimpiadi della matematica e, per capirsi, parlano in latino. Non in inglese, in latino.
Ed è stata proprio questa la fine tra me e Daniele, già che non capisco l'amore in più se mi parla anche in latino, ciao proprio. 

All'università è stata la volta di Carlo. 
Carlo si svegliava sempre presto la mattina per portarmi il caffè, se non è amore questo. Anche io comunque a quei tempi non scherzavo mica: ogni volta mi alzavo tardi così lui mi poteva portare il caffè. Questa particolarità è importante per definire l'amore:
è amore se lui si alza presto e io tardi, mi raccomando che non succeda mai il contrario.

Ma questo era prima, ora che ho finito la scuola mi è tutto un po' più chiaro: l'amore sta nelle cose semplici.
Come quando andavo al ristorante con Michele e il cameriere diceva "ah e c'è anche la carbonara" e allora io guardavo Michele con un'aria strana e lui mi diceva "quella con l'uovo" senza che io gli chiedessi niente perché lo sapeva che mi confondo sempre fra carbonara e matriciana e allora senza tante storie me lo diceva "quella con l'uovo" e io non mi sforzavo nemmeno di ricordare quale fosse l'una e quale l'altra perché tanto ci pensava lui. 
Ecco per me è questo l'amore: io che non mi ricordo cos'è la carbonara e lui che risponde  "quella con l'uovo". E non si stanca mai di farlo. 
Certo o è l'amore o un grave ritardo mentale ma ehi, molto spesso le cose si confondono così tanto che non si riconoscono più.

Amore, San Valentino, Olimpiadi della Matematica


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