martedì 24 marzo 2015

Universi Paralleli

Credo nella teoria degli universi paralleli.
Sì, secondo me, ci deve essere un insieme di universi coesistenti e alternativi al di fuori del nostro universo e della nostra dimensione temporale.

Delle dimensioni parallele.

Mi piace pensare che non siamo i soli, insomma.

Mi piace pensare che ci sia una versione migliore di me. 

Chissà dov’è in questo momento e cosa fa. 
Cosa ha fatto a San Valentino, per esempio.

Ma soprattutto mi piace pensare a, avete presente i temperini? 

Ecco i temperini, o le matite, o le puntine o le forcine per capelli, ecco le forcine per capelli mi piace pensarle fortissimo.
Io penso fortissimo alle forcine per capelli e a tutte quelle cose piccolissime che non sappiamo mai dove si vanno a nascondere.

Ecco, io credo nella teoria degli universi paralleli perché mi dico, ci sarà un universo fatto tutto di forcine per capelli, o di temperini, o di puntine, o di gomme per cancellare, che hanno la loro bella democrazia o magari in alcuni vige ancora la dittatura. 

Dove si può andare al mare, o in montagna. 

Dove c’è mamma temperino e babbo temperino che accompagnano figlio temperino a scuola. O magari, nell’universo dei temperini, ci sono mamma e mamma temperino che accompagnano a scuola i figli temperini. Che ne sai, tu? O magari papà e papà senza per forza essere Ricky Martin temperino.
Ecco io a questi universi qui penso molto. E penso alla vita che può esserci lì. Che fanno, cosa dicono, come si divertono la sera.


Ma soprattutto ci credo in tutti questi universi paralleli che ho detto sopra perché spero proprio con tutto il mio cuore che non riescano mai a trovare un umano quando serve.

blog umoristico, umorismo, LOL, temperino, cancelleria, teoria delle stringhe, fisica, YEA,
immagine Tumblr

Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se ti va di parlare delle tue realtà parallele commenta qui sotto.

martedì 17 marzo 2015

Chiamate il telefono azzurro

Torno a casa dei miei per il fine settimana.
Faccio di tutto per essere lì con loro e trascorrere alcuni momenti insieme.
Sposto tutti gli appuntamenti del sabato al lunedì dopo.
Salto l’ultima lezione di piscina.
E l’aperitivo con gli amici dello yoga.
Vado veloce in autostrada.

E niente.

Niente colazione a letto la mattina dopo con cappuccino caldo e brioches appena sfornata.
Niente giornale appena preso dall’edicolante.
Nessuna notizia appena fresca di stampa.
Nessun buongiorno per la Robi.
Niente lasagne fatte in casa. Nessun ragù a bollire nella pentola. Nessun caffè dopo la pennica pomeridiana .
Niente.

Mia madre domenica è andata a mangiare fuori e mi ha lasciato da sola in casa: questi genitori, prima vogliono mettere al mondo dei figli e poi, dopo trentadue anni, non li guardano più.


Chiamate il telefono azzurro, io sono ancora scossa.

blog umoristico, umorismo, LOL, famiglia, telefono azzurro
immagine Tumblr

Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche i tuoi genitori hanno smesso di occuparsi di te perché dicono che sei grande commenta qua sotto e uniamoci contro di loro.

martedì 10 marzo 2015

Mi sono persa

Ragazzi, è successo di nuovo: mi sono persa.
Non in senso metaforico, è proprio che non so più dove sono.
Fisicamente.

Credo che non sia nemmeno più Bologna.

Dovevo andare a Bologna.
Ero arrivata a Bologna.
E adesso credo che non sia nemmeno più Bologna.
Tutto nel giro di due secondi. Ci sono pure delle palme.

Mi è successo anche un’altra volta. Ero sempre in macchina.
Dovevo andare a Bologna.
Ero arrivata a Bologna.
E dopo poco credevo che non fosse nemmeno più Bologna.

E nel frattempo avevo preso tanti di quei sensi unici e inaccessibili al traffico che non mi sono sorpresa quando ho chiesto indicazioni proprio al Nettuno di Piazza Maggiore.

E infatti, nemmeno a dirlo, mi è arrivata una multa stratosferica, e io che credevo non fosse nemmeno più Bologna. E invece ero in via Amendola.
Ma io non sapevo nemmeno dov’era via Amendola. In quel caso non mi sarei persa, no?!

Comunque lo so dove è via Amendola, è solo che quando salgo in macchina non so, mi scordo di tutto.
Ogni strada mi sembra nuova: non so se lo fa anche a voi questa cosa della macchina e dell’orientamento, credo la chiamino stupidità.

E voi a questo punto direte “vabbe’ Robe’, ma se sei in macchina accendi il navigatore, no?”.
Ma allora non avete capito nulla, dico io.
Il navigatore è sempre acceso, pure quando devo arrivare a casa mia. Partendo da casa mia.
Anzi è proprio con lui che ho i problemi più grandi, l’ultima volta mi ha detto,

“al prossimo incrocio girate a destra e poi fate inversione a U”.
Ma mica si può, dai, sembra una cosa che potrei dire io. Dai.

Sì ma adesso lo imposto sulla voce maschile, che con lui ste cose non succedono.

blog umoristico, umorismo, lol, navigatore, orientamento, multa, Bologna,

immagine Tumblr

Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche tu non sai mai dove sei commenta pure qui sotto e tieni accesa la geolocalizzazione.

martedì 3 marzo 2015

Sempre no.
Da piccola dicevo sempre no.
Roberta, metti in ordine la stanza.
Roberta, fa’ i compiti.
Roberta, vai a scuola.
La risposta era solo una, no.

Sì, una ribelle.
Credevo che col tempo sarei cresciuta così.

Anche perché poi c’è stata la fase alternativa.
Avete presente no, gli alternativi, tutti piercing e tatuaggi?!
Ecco, così.

Però senza quella cosa dei piercieng e dei tatuaggi che mi fanno un po’ impressione alla fine.
Oh ma non su gli altri, su di me. Questa è la frase che si deve sempre dire quando qualcuno ammette di non amare i tatuaggi.
No, no, ma su gli altri mi piacciono molto, è su di me che, boh, non so.

E già da questa cosa dovevo capire le prime avvisaglie.
Sì, che non ero poi così tanto contro il sistema.
Sarò un genio ribelle, mi dicevo, poi col tempo ho capito che di genio avevo ben poco.
Ma credevo mi rimanesse il ribelle.
E invece,

un bel giorno mi sveglio, un giorno che sembrava davvero come tutti gli altri, faccio colazione, mi preparo, normale, tranquilla, poi dopo un po’ sento mia madre dire ad un mio amico,

“portati un golfino ché la sera fa freddo”.

E non era la voce di mia madre, era la mia.

Quindi niente ragazzi, la trasformazione è ormai completa.

blog umoristico, umorismo, LOL, mamma, madre, rita, tuttavitarobi, no, ribelle, alternativa
immagine Tumblr

Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche tu credevi di essere un alternativo e invece sei tua madre commenta pure qui sotto.

martedì 24 febbraio 2015

Ho sempre fame

Ho sempre fame.
E lo sapete perché ho sempre fame? Perché voi state sempre a cucinare. 
Siete diventati tutti cuochi.
Tutti esperti.
Tutti cinque stelle Michelin.
Tutti, lo sto per dire, chef.

Accendi la televisioni ed eccoti un programma di cucina nuovo.
Sempre. A qualsiasi ora. 
Mattina, pomeriggio e sera.
Per tutti i gusti.
Sei vegetariano? Eccoti ventimila programmi sulla cucina vegetariana.
Sei normale? Eccoti ventimila programmi sulla cucina normale.
Sei masochista e vuoi che tre persone ti umilino come nemmeno tua madre è capace di fare? Eccoti Masterchef.

Va be’ che sui programmi di cucina devo stare zitta visto che proprio grazie a loro ho conosciuto il mio futuro marito.
Cracco? No, no, macché Cracco.

Giorgione. Giorgione orto e cucina.

Anzi voglio fare un appello personale
“Giorgione sposami e poi cucinami sempre quello che vuoi tu”.

Va be’, direte voi, non guardare la tv e bona lì.
E invece no, perché questa cucina è dappertutto. Anche sull’internet. 
Sull’internet tutti hanno un blog di cucina. O un canale di cucina. O delle fotografie di cucina. O mangiano qualcosa in cucina. Sempre. E io con l’internet ci lavoro e non posso mica spegnerlo ché altrimenti non mangio e io ho sempre fame. 
Ecco, ci risiamo, vedete che è proprio un circolo vizioso? 
Mi sembro bipolare. Più del solito, intendo.

Fatto sta che son sempre a dieta.
Adesso che vivo da sola sto seguendo quella dei piatti sporchi e devo dire che funziona, ma non la puoi far per sempre altrimenti muori.

Si fa così,
primo giorno cucini, colazione, pranzo, cena.
Secondo giorno cucini, qui varia un po’ da persona a persona e dai rifornimenti che avete in casa, colazione, pranzo e cena.
Terzo giorno guarda se riesci a cucinare, colazione, pranzo ed io di solito mi fermo qui perché ho finito i piatti puliti.
E niente, basta, non mangi più nulla finché non rilavi i piatti.

Come dicevo però è un po’ pericolosa: se sei una persona pigra o se non hai la lavastoviglie devi stare attento a non digiunare per sempre.

E quindi son passata a quest’altra dieta più intelligente, di mia invenzione.
Parte proprio dalla spesa, così, solo per farvi capire quanto è ragionata.


Tutto molto semplice quindi, andate a fare la spesa, seguite quelli magri e guardate cosa hanno nel carrello. Poi mangiateli. 

Sì, i magri.


blog umoristico, umorismo, lol, cucina, dieta, Cracco, Masterchef, Giorgione orto e cucina, TeamGiorgione, tuttavitarobi
immagine Tumblr

Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche tu hai sempre fame molla quel panino e commenta qui sotto.

martedì 17 febbraio 2015

Ho finito i finestrini in cui fare finta di guardare fuori


Un consiglio, non guardate “The Wolf of Wall Street” con vostra madre.
Avete presente, no, il film con Di Caprio squalo della finanza?! 

Sì, dai, quello in cui Di Caprio fa sesso. E poi fa sesso. E poi fa ancora sesso. E poi la scena, quella famosa, in cui fa sesso. E poi finalmente, alla fine, in cui fa sesso. Capito no?!

Ecco, non lo guardate con vostra madre altrimenti sarete lì a dire, "Ahhh finalmente un film con Di Caprio" e i ti fidi di me? Certo che mi fido di te e tutte quelle cose che avete in mente quando c’è un film con Di Caprio, ma lui inizia col fare sesso e tu pensi “ehi Jack, salto io, salti tu, ma qui c’è mia madre, stai un po' più tranquillo”.

Ok, forse io ho un po’ di problemi quando si tratta di parlare di sesso con i propri genitori. Come i… sì, dai, come si chiamano quelli che hanno problemi a parlare di sesso con i genitori? Ah sì, italiani. Io ho un po’ di problemi in questa cosa perché sono italiana ma anche tu Jack, datti un contegno, ti prego.

Ma non è solo una questione di cinema, no, ormai il sesso è davvero dappertutto che è proprio impossibile frequentare i propri genitori, a meno che non si viva in un eremo sperduto, nelle montagne sperdute, di un posto sperduto. E anche lì, spera solo che non prenda il segnale radio.

Nelle canzoni infatti è pieno.

Proprio pochi giorni fa ho dovuto fare un viaggio in macchina coi miei genitori. Due ore almeno, in un locale stretto con chi mi ha generata. Capite che già di per sé non è il massimo della vita ma tant’è.
Accendiamo un po’ la radio almeno passa prima.
Inizia Baglioni. Oh bello Baglioni. Bello. Non proprio il mio cantante preferito ma bello,
"Quella sua maglietta finaaaa tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto…"

Cazzo no! Claudio, dai.

Concato. Ah Concato, finalmente, uno puro con quella sua voce. Dai Concato, ti prego, aiutami tu.

Poi inizia quella canzone stupenda sulla spiaggia, e maggio e la nascita di una nuova vita, "a Maggio nasce un fioreeee" bella tra l’altro perché io son nata proprio a Maggio e allora me la sento mia, poi la ascolto bene: ma voi avete capito che ha fatto quel Concato su quello scoglio?!

Dai, no. Basta: anche “fin che la barca va’” ad ascoltarla bene ha dei significati lubrichi.

Ecchecos'è?! Dai ragazzi, ma che avete? Easy. 

Son con i miei genitori. In macchina. Dai. Ho finito i finestrini in cui fare finta di guardare fuori. Vi prego, basta.


blog umoristico, umorismo, LOL, blog, tuttavitarobi, famiglia, genitori, canzoni, di caprio, The Wolf of Wall Street, film, cinema, vergogna, Titanic, consigli
immagine Tumblr

Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche tu non parli con i tuoi genitori di certe cose, non preoccuparti noi siamo quelli normali.

martedì 10 febbraio 2015

I giorni della merla

Ehi ragazzi son tornata.

Vi voglio dire la verità, non volevo ricominciare, ma poi vista la grande insistenza di tutti voi, eccomi qui.

La grande insistenza di tutti voi che siete dentro la mia testa, voi voci felici, sia chiaro, perché se devo aspettare voi in carne ed ossa invece.

Oh niente eh.
Nada de nada.

Vi dirò quello che mi dice sempre mia madre,
“utilità zero”. 
Ma certo dico io, con tutta questa tecnologia sempre attiva non servite più a nulla.

Non come Alfio, il signore d'altri tempi che vive qui vicino, in campagna, esperto del tempo.

Perché che freddo è? 
No, ragazzi veramente, fa freddo.
Va bene i giorni della merla ma tra la pioggia, il vento e la neve, fuori è magnifico ma anche no, dico io.

Ed è proprio per la neve che ho interpellato l’utilissimo Alfio.

Lui è un uomo della natura, sa interpretare i cambiamenti del cielo. Le nuvole. I colori.
Poi viene proprio dalla Terra quindi che so, le cipolle, per esempio, che voi utilizzerete solo per fare il sugo se va bene, per lui rivelano le condizioni meteorologiche da qui ad Agosto, quindi chi più di Alfio mi sa dire con certezza l’incertezza del tempo?!

“Alfio, secondo te nevicherà?” gli ho chiesto proprio pochi giorni fa.

Lui ha guardato il cielo, poi l’orizzonte, poi ha sputato per terra e ha guardato l’ombra dei cipressi farsi lunga. Poi, con calma, ha tirato fuori lo smartphone ed è andato su IlMeteo punto it e sì, ha detto che avrebbe nevicato.

Ed infatti ha nevicato.

neve, snow, freddo, inverno, blog umoristico, umorismo, LOL, alfio, ilmeteopuntoit, meteo, cielo, ritorno
immagine Tumblr
Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche tu senti delle voci felici in testa parlaci più spesso e commento qui sotto :)

martedì 16 dicembre 2014

Per le vacanze di Natale

Ai miei amici ho detto che lavoro. Lavoro sempre. Senza sosta. Mi spiace.
Ai colleghi del lavoro ho detto che uscirò a divertirmi coi miei amici.
Ai condomini che sono in vacanza, quindi niente riunione per me, non so quando tornerò.

All’associazione “atei convinti” che mi sto riavvicinando alla fede.
A quelli della parrocchia che ho in programma una setta satanica.

A quelli della piscina che vado al MacDonald.
Al mio rosticciere di fiducia che sto provando a diventare vegana.
E ai vegani ho detto che non stanno salvando il pianeta: creano solo problemi quando andiamo al ristorante in gruppo. Ma questa è un'altra storia.

Ad uno sull’internet ho detto che andrò a casa dei miei genitori e starò in famiglia.
Ai miei genitori che starò da uno che ho conosciuto sull’internet.

In realtà io sono sul divano. E ci starò tutte le vacanze.

Ed è lì che mi ritroverete fino al 6 gennaio. Quindi vi faccio gli auguri già da adesso: ci rivediamo ad anno nuovo. Forse. Ci devo pensare. Ciao a tutti. 


martedì 9 dicembre 2014

Cosa bolle in pentola

Ve l’ho detto no, che ho cambiato casa e non vivo più coi miei?!
Bene, quello che non sapete è che adesso mia madre ha cominciato a minacciarmi e lo fa sempre nella stessa maniera: “Robi, ti mando su l’insalata di riso”.

Già, se l’aveste mai assaggiata sapreste di cosa parlo: l’insalata di riso di mia madre è una cosa che boh, non si riesce nemmeno a spiegare. Potrei dire cattiva ma la sminuirei. Davvero.
L’insalata di riso di mia madre non è solo cattiva.

Poi riesce a farla sempre più cattiva.

Io ogni volta penso “okkey, peggio di così non la può fare” e invece mi sorprende sempre che in un certo senso è pure una cosa positiva: posso dire che mia madre in cucina mi sorprende sempre.

Dovete capire che ogni volta che entro e faccio,
“mmm, cosa bolle in pentola?!”, so già che visto che la pentola è quella di mia madre ci sarà qualcosa di grosso. E che ha sofferto molto. E forse non è nemmeno tanto morto. 

Non fraintendetemi: lei si impegna davvero un sacco ma niente, è un amore a senso unico. Però non demorde: per lei la cucina è come una missione impartitale dall’alto,

“uomo, tu lavorerai con fatica. Donna, tu partorirai con dolore. E tu invece Rita, cucinerai”.

E poi è sempre lì che sperimenta, e fa, e si impegna, e mi cucina di tutto davvero,

“Robi, prendi quel piatto cupo che mamma ti versa il minestrone".

E con cupo con lei si intende triste. 

Però quando fa le minestre sono quasi felice, ché io ho paura di poche cose nelle vita e quelle poche sono le polpette di mia madre. E quando mi chiamava e mi diceva “guarda che stasera ho fatto la minestra” io ero contenta e ringraziavo che non avesse fatto le polpette.

E allora voi a questo punto direte, 
“ma cucinati da sola” e io vi rispondo “calmi tutti” perché c’è solo una persona che cucina peggio di mia madre e quella persona sono io quindi, 
“grande mamma, sei la migliore mandami su l’insalata di riso ché già so che per oggi non mi sono preparata nulla”. <3

tuttavitarobi, madre, mamma, Rita, blog umoristico, blog, umorismo, lol, cucinare, pentola, cucina, food,
immagine Tumblr
Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se invece tua madre è brava a cucinare commenta qui sotto e invitami a pranzo ;)

martedì 2 dicembre 2014

Per fare un tavolo

I miei genitori sono tornati da un corso di messaggi subliminali e mi hanno detto che c’è un appartamento in affitto qui a due passi.

E quindi li ho fatti contenti. Tra l’altro me ne sono proprio andata in un’altra città: lo dico anche per rispondere a tutti quelli che mi fanno, preoccupati,
“Roberti’, che fai? Non ti si vede più!”,
è che me ne sono andata a Bologna,

che poi dopo anche a Bologna mi dicano 
“mo, Roberta, mo cosa fai? Mo non ti vede mica più”, da leggere con tipico accento bolognese, è un altro discorso.

Comunque niente, sono andata all’Ikea perché in ogni nuova cosa, io parto col fare shopping. E poi sì, dovevo comprare dei mobili nuovi. 

Per il letto ho fatto coi bancali che mi ha regalato Silvia che io lo voglio ripetere anche qui, è la numero uno :)
I bancali tra l'altro sposano bene il mio essere radical chic con il mio non avere veramente una lira. È venuto benissimo, che nemmeno io credevo potesse venire così bene, in più è pure comodo, che per un letto è una cosa molto positiva, no?!

Ma per il tavolo non ho potuto. In realtà sono stata tanto senza tavolo. Almeno un mese. Che non è un tempo molto lungo ma solo se hai un tavolo. 
Solo quando non hai un tavolo capisci quanto è importante un tavolo. 
Che senza letto non ci puoi stare lo sai anche senza provarci ma senza tavolo ti rendi conto solo quando non ce l’hai il tavolo.
E quindi son andata all’Ikea. Di sabato pomeriggio. Una cosa ammissibile solo se hai un fidanzato. E lo odi. 

Quando vai all’Ikea capisci due cose,
c’è gente più brutta di te che si fidanza e c’è sempre qualcuno coi capelli più sporchi dei tuoi. Sempre.

E l’ho comprato il tavolo. Semplicissimo e lineare perché poi quando vai all’Ikea c’è quella cosa che i mobili te li devi montare e quindi meglio andare sul facile.
Così l’ho preso, son andata a casa e ho iniziato a montarlo.
Un disastro, con tutte quei disegnini, stavo per mandare tutto all’aria quando poi ho iniziato a seguire le istruzioni della canzone “per fare un tavolo”.

E niente, ha funzionato.

Ikea, trasloco, genitori, Bologna, Roberta, tuttavitarobi, blog umoristico, umorismo, humor, LOL,
immagine Tumblr
Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche tu hai il letto fatto con dei bancali commenta pure qui sotto. Grazie ancora Silvius ;*

martedì 25 novembre 2014

L'illuminazione

L’ho visto sull’autobus così, per caso, insieme a tanti altri.
Mi è subito sembrato diverso da tutti però non riuscivo a capire cos’era.
Cos’aveva di tanto diverso.

È stata una questione di pochi minuti eh, sia chiaro. Eppure mi ha colpito così tanto.

Forse saranno stati quei suoi modi gentili.
Il fatto che porgesse sempre un sorriso a chi si fermava a guardarlo.
E credetemi, si fermavano in molti proprio perché aveva qualcosa di diverso. Si percepiva proprio.
E non era perché era bello. Cioè, non era brutto. Però di sicuro non era quel bello che ti fermi a guardare.
Almeno non sull’autobus che sei sempre lì, pronto a vedere se si libera un posto e ad intimidire tutti gli altri che l’han visto prima di te. Cioè, io faccio così.
No, non era per la bellezza.

Forse erano i vestiti.
Ma no, non erano i vestiti. Che poi alla fine i vestiti son tutti uguali: o vanno i pantaloni a zampa di elefante e a quel punto metti una maglia striminzita sopra, così bilanci, o vanno i pantaloni stretti in fondo e a quel punto abbondi sulla maglia.
No, non erano i vestiti.

Era qualcosa di diverso ma non capivo cosa.

È sceso vicino all’ospedale.
L’ho seguito con lo sguardo per un po’, sempre per capire.
Forse il modo di camminare.
No, no, non era quello.

Però sono sicura che c’era davvero un qualcosa che lo faceva diverso da tutti gli altri ragazzi che mi è capitato di vedere negli ultimi due anni, toh.

Sono poi tornata a casa mia e ancora stavo lì che mi arrovellavo: volevo capire cos’era. Cosa aveva di tanto diverso quel tipo.

Poi, dal niente, l’illuminazione e mi sono detta,

“oggi ho visto uno senza barba”.

barba, post umoristico, blog umoristico, umorismo, lol, autobus, ospedale, beard
immagine Tumblr
Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche tu pensi la situazione ci sia un po' sfuggita di mano. Però, bella eh, la barba, allora commenta qui sotto.

martedì 18 novembre 2014

Pesce rosso

Ieri mattina, verso le nove e mezza, subito dopo colazione, ho visto di sfuggita Matteo con sua figlia Ludovica mentre, a spasso per il centro della mia città, compravano il giornale per vedere gli ultimi fatti di cronaca.

Ludovica ha circa un anno ed è la sua seconda figlia. 
Prima, ormai tre anni fa, ha avuto Giuseppe, che ha ereditato il nome e il colore rosso dei suoi capelli dal nonno paterno, Giuseppe per l’appunto, che tutti chiamavano Giuseppe, il rosso.

Matteo si è sposato cinque anni fa. 
Prima però è andato a convivere. Una decina di mesi per lo più. Dal principio in una casa in affitto poi ha deciso di comprarne una tutta per sé con un gran giardino in cui regna incontrastato Rocky, il cane più cattivo di tutti i tempi che ogni volta che passo lì davanti mi abbaia a perdifiato. E ringhia per giunta. L’unico suo nemico in grado di metterlo in soggezione è Tigro, un gattone striato che lo guarda con fare disinteressato, anch’esso di proprietà di Matteo.


Non so se ha preso pure un pesce rosso, Matteo. Penso che ci starebbe proprio bene, un pesce rosso. O una tartarughina. Certo però che alcune persone il “lo fa solo per farti ingelosire” lo prendono proprio sul serio eh.

pesce rosso, sul serio, yea, cane, gatto, vita domestica, LOL, blog umoristico, umorismo,
immagine Tumblr
Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se anche tu prendi le sose sul serio fai bene.

martedì 11 novembre 2014

Sotto pressione

“Stai mangiando troppa pizza, Roberta”, mi sono detta.
Sì, lo so, non me lo sarei mai aspettata nemmeno io da me stessa ma che volete, si cambia. Si cresce.
E poi è vero che sto mangiando troppa pizza.
È che non so cucinare. Ho fame. E allora pizza. 
Ma non posso andare avanti così e allora mi sono detta basta.

“Basta pizza, Roberta”. Devi mangiare cibi sani. Più nutrienti. Migliori. Migliori della pizza”.

MIGLIORI DELLA PIZZA? 

E via, un altro anno a cercare un cibo migliore della pizza. Passato tra l’altro a mangiare pizza. 

Comunque un cibo migliore della pizza non l’ho trovato e allora mi son concentrata sull’essere sano.
Qual è l’alimento più sano che esiste in natura? La verdura.
E allora mi son detta, “ok, devi mangiare tante verdure tutte insieme senza accorgertene: faccio il minestrone”.

Ma voi lo sapevate che il minestrone ha bisogno di una cottura di oltre quarantacinque minuti?
Sì, certo che stiamo parlando di minestrone surgelato: in che altro modo esiste il minestrone, scusatemi?

Quarantacinque minuti. Un’eternità. Almeno in confronto alla pizza.
Ma lo sapete voi quanto tempo ci vuole ad ordinare una pizza?
Che poi non so se ve l’ho mai detto ma io quando chiamo in pizzeria dico solo “ciao, sono io” e loro hanno già capito che devono fare diminuendo ancora di più i tempi.

Comunque, “quarantacinque minuti son troppi”, mi dico, “vai di pentola a pressione, Robi”.

Ora, voi dovete sapere che a me la pentola a pressione mette un po’ di soggezione.
Sì, ho sempre pensato di non essere pronta per la pentola a pressione.
Mi son sempre sentita un po’ sotto pressione, appunto.

È ormai da un po’ di tempo che vivo da sola ma non me la sono mai sentita di fare questo ulteriore passo: mi inventavo sempre scuse diverse,

“no, no, vivo bene anche così”,
“faccio prima da sola”
“non sei tu, sono io, Pentola a Pressione”.

Ma sapete com’è, si cambia. Si cresce. 
Mi convinco: la provo!

“Massì, almeno fai subito”, mi dico.

E niente, tiro fuori il libretto delle istruzioni, giro pagina e zac, mi taglio con la carta.
Cioè,

mi sono tagliata con le istruzioni della pentola a pressione: pensa tu se posso usare la pentola a pressione.

E quindi niente, ho ordinato una pizza.


Pizza, blog, blog umoristico, umorismo, LOL, pentola a pressione, cibi sani, bio
Immagine Tumblr 

Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se non ti piace la pizza ESCI DA QUESTO CORPO.




martedì 4 novembre 2014

Dai, seri

Allora ragazzi tenetevi forte che ho trovato una soluzione ad un problema che attanaglia la nostra società.
No, davvero, ho trovato una soluzione così logica che vi farà dire,
“Ehi, Roberta, ma perché non lavori alla logistica?! 
Sei sprecata per quel lavoro che fai, qualunque cosa tu faccia”.

E io vi direi “lo so, lo so”.

No, comunque bisogna che le aziende pensino seriamente alla loro logistica.
Soprattutto per quanto riguarda le spedizioni.
Una volta ho comprato un paio di scarpe sull’internet e c’è voluto talmente tanto prima che arrivasse perché dovevano fare talmente tanti passaggi inutili, che alla fine credevo davvero che ci lavorassi io alla logistica tanto che ho pensato, 
“Mammamia, ma chi c’è alla logistica, io?!”.

Va be’ comunque questo è un altro discorso ma ci tornerò.
Ah, se ci tornerò.
Basta con ‘sto blog spiritoso, sempre a far battute: cos’è questa allegria?!
No, basta.
Questo diventerà un blog serio.
Non voglio sentir ragioni.
Affronteremo temi impegnati, seri.
Già lo scorso post ho affrontato il tema degli stranieri.
E niente, continuerò su questa strada.

Blog serio, temi seri.
Blog talmente serio che sarà noioso come quei film impegnati in cui una macchina viaggia nel deserto.
Nessuno stop.
Nessun incrocio.
Nessuno parla.
Niente di niente.
Film serio.
Blog serio.

Anzi per rendere questa cosa del film serio mi sa che riprendo il blog con una telecamera fissa e metto tutto quanto su YouTube. Pensate che roba, il primo blog su YouTube. 
Ancora non so. Ci devo pensare. Pensare serio.
Non so se lo farò. (Non rubatemi l’idea però).

Comunque proprio perché questo è diventato un blog impegnato voglio affrontare con voi la tematica dei matrimoni gay.

E come vi dicevo ho trovato la soluzione delle soluzioni.
Io dico,

“se non siete gay e siete contro i matrimoni gay non vi sposate con un gay”.
Bona lì.

Eh?
Voi che ne pensate?
Fatemi sapere commentando qui sotto ma mi raccomando seri.

blog umoristico, umorismo, LOL, serio, blog impegnato, matrimoni gay, gay, logistica

Immagine Tumblr 

Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se invece siete seri commentate pure qui sotto.

martedì 28 ottobre 2014

Se ne tornino a casa loro

L’ho vista da lontano quella macchinina strana proprio in mezzo alla mia via.
Andava piano tanto che ho cominciato a rallentare.

“Guarda tu adesso questa quanto tempo mi fa perdere eh”.

Rallento. Rallento. Rallento ancora un po’ ed ecco, sono proprio dietro di lei.
Macchina strana, targa gialla, lo sapevo.

Niente, va piano. Pianissimo. Cinquanta chilometri orari. 
Imbocchiamo una strada con l’obbligo dei trenta e lei che fa? 
Va ai trenta.
Da non credere.

Io sempre dietro.

Prima rotatoria e lei mette la freccia. Sia per entrare che per uscire.
Che io dico “è una rotatoria: chissà che devi fare? Entri ed esci. Semplice. Non servono le frecce".

Poi, vicino ad una scuola rallenta ancora un po’.
Ma Darwin l’ha mai studiato questa qui? Se rallenti la selezione naturale se ne va a quel paese. Ma io non so eh.

Davanti a noi adesso c’è pure una bicicletta.

“Eh supera, no!? Chissà che aspetti?! Anche se siamo in curva, tanto si vede che non arriva nessuno, supera, dai”.

Niente. Stiamo dietro.

Poi arriviamo alle strisce pedonali. 

La macchinina strana con la targa gialla rallenta e si ferma per far passare i pedoni.
Loro si guardano un po’ spaesati: non sapevano davvero che fare. 
E si indicano come a dire “io? Posso passare io? Sei sicura?”. 
Alcuni hanno l’aria un po’ torva come a pensare, 
“guarda te che questa che si è fermata adesso fa succedere un incidente, guarda tu eh”, però poi alla fine attraversano lo stesso.

Io ancora dietro la macchinina strana con la targa gialla sono davvero senza parole: 

questi stranieri vengono a casa nostra e vogliono fare come dicono loro.

blog umoristico, umorismo, LOL, codice della strada
Immagine Tumblr 
Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se invece anche tu come me metti le frecce in rotatoria per entrare commenta pure qui sotto :)