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martedì 10 marzo 2015

Mi sono persa

Ragazzi, è successo di nuovo: mi sono persa.
Non in senso metaforico, è proprio che non so più dove sono.
Fisicamente.

Credo che non sia nemmeno più Bologna.

Dovevo andare a Bologna.
Ero arrivata a Bologna.
E adesso credo che non sia nemmeno più Bologna.
Tutto nel giro di due secondi. Ci sono pure delle palme.

Mi è successo anche un’altra volta. Ero sempre in macchina.
Dovevo andare a Bologna.
Ero arrivata a Bologna.
E dopo poco credevo che non fosse nemmeno più Bologna.

E nel frattempo avevo preso tanti di quei sensi unici e inaccessibili al traffico che non mi sono sorpresa quando ho chiesto indicazioni proprio al Nettuno di Piazza Maggiore.

E infatti, nemmeno a dirlo, mi è arrivata una multa stratosferica, e io che credevo non fosse nemmeno più Bologna. E invece ero in via Amendola.
Ma io non sapevo nemmeno dov’era via Amendola. In quel caso non mi sarei persa, no?!

Comunque lo so dove è via Amendola, è solo che quando salgo in macchina non so, mi scordo di tutto.
Ogni strada mi sembra nuova: non so se lo fa anche a voi questa cosa della macchina e dell’orientamento, credo la chiamino stupidità.

E voi a questo punto direte “vabbe’ Robe’, ma se sei in macchina accendi il navigatore, no?”.
Ma allora non avete capito nulla, dico io.
Il navigatore è sempre acceso, pure quando devo arrivare a casa mia. Partendo da casa mia.
Anzi è proprio con lui che ho i problemi più grandi, l’ultima volta mi ha detto,

“al prossimo incrocio girate a destra e poi fate inversione a U”.
Ma mica si può, dai, sembra una cosa che potrei dire io. Dai.

Sì ma adesso lo imposto sulla voce maschile, che con lui ste cose non succedono.

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martedì 2 dicembre 2014

Per fare un tavolo

I miei genitori sono tornati da un corso di messaggi subliminali e mi hanno detto che c’è un appartamento in affitto qui a due passi.

E quindi li ho fatti contenti. Tra l’altro me ne sono proprio andata in un’altra città: lo dico anche per rispondere a tutti quelli che mi fanno, preoccupati,
“Roberti’, che fai? Non ti si vede più!”,
è che me ne sono andata a Bologna,

che poi dopo anche a Bologna mi dicano 
“mo, Roberta, mo cosa fai? Mo non ti vede mica più”, da leggere con tipico accento bolognese, è un altro discorso.

Comunque niente, sono andata all’Ikea perché in ogni nuova cosa, io parto col fare shopping. E poi sì, dovevo comprare dei mobili nuovi. 

Per il letto ho fatto coi bancali che mi ha regalato Silvia che io lo voglio ripetere anche qui, è la numero uno :)
I bancali tra l'altro sposano bene il mio essere radical chic con il mio non avere veramente una lira. È venuto benissimo, che nemmeno io credevo potesse venire così bene, in più è pure comodo, che per un letto è una cosa molto positiva, no?!

Ma per il tavolo non ho potuto. In realtà sono stata tanto senza tavolo. Almeno un mese. Che non è un tempo molto lungo ma solo se hai un tavolo. 
Solo quando non hai un tavolo capisci quanto è importante un tavolo. 
Che senza letto non ci puoi stare lo sai anche senza provarci ma senza tavolo ti rendi conto solo quando non ce l’hai il tavolo.
E quindi son andata all’Ikea. Di sabato pomeriggio. Una cosa ammissibile solo se hai un fidanzato. E lo odi. 

Quando vai all’Ikea capisci due cose,
c’è gente più brutta di te che si fidanza e c’è sempre qualcuno coi capelli più sporchi dei tuoi. Sempre.

E l’ho comprato il tavolo. Semplicissimo e lineare perché poi quando vai all’Ikea c’è quella cosa che i mobili te li devi montare e quindi meglio andare sul facile.
Così l’ho preso, son andata a casa e ho iniziato a montarlo.
Un disastro, con tutte quei disegnini, stavo per mandare tutto all’aria quando poi ho iniziato a seguire le istruzioni della canzone “per fare un tavolo”.

E niente, ha funzionato.

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martedì 17 dicembre 2013

Erano i tempi dell'università

La cosa più giusta che ho fatto nella vita è il non aver fatto quel corso sulla memoria che un tipo incontrato per strada definiva come miracoloso.

Erano i tempi dell’università: io giravo disperata per via Zamboni e avevo in faccia quell’espressione da “ma cos’è che devo fare oggi?!” ed era proprio quello che pensavo.

La sera prima ero sempre molto pronta e sicura di me,
“allora Roberti’, domani ti svegli presto, vai a lezione in Auala A, poi al seminario di storia a San Giovanni in Monte, torni al 33 e vai a parlare con quello di semiotica e gli domandi, appunto, cos’è questa semiotica e infine niente, ti metti a studiare che il 2 c’hai un esame”.

Poi la mattina mi svegliavo e nulla, sparito tutto tranne un grosso, enorme, mastodontico,
ma cos’è che devo fare oggi?!” stampato in faccia. Vuoto totale.
E i giorni passavano così.

Poi d’improvviso una luce nel buio. Anzi no, una voce sotto i portici di via Indipendenza vicino ad Altero,
- Ciao, come ti chiami?
- Roberta.
- Ciao Roberta, hai mai pensato che i tuoi studi sarebbero molto più facili se la tua memoria fosse migliore?

Boom. Così, dal nulla.
Eh infatti sì, gli dico io, ecco cos’era. 

Viene fuori che si chiama Lucio e che lui tiene ‘sto corso per la memoria.
Roberta, un corso miracoloso. Roberta, ti ricorderai tutto con facilità, Roberta. Vedi che mi ricordo il tuo nome, secondo te come faccio? È stato il corso: chiaro, no. 

Certo.
- Dimmi 37 numeri che te li ripeto tutti.  
- Sì.

E niente me li ha ripetuti tutti e 37. Sì insomma ne ha detti 37, non so se erano quelli che ho detto io per prima perché ovviamente io non mi ricordavo nemmeno il perché stessi dicendo tutti quei numeri. Però che mi chiamassi Roberta, Lucio, se lo ricordava, quindi mi sono fidata: mia mamma mi chiama Giovanna, fate un po’ voi. 

Poi lo guardo fisso negli occhi e in un attimo mi passa davanti tutta la vita che non mi ricordavo di aver vissuto: l’infanzia nella stanza più piccola della casa, quella destinata alla secondogenita. Le elementari e le medie e gli anni del bullismo che per fortuna sono finiti: adesso sono molto più indulgente con le persone e non picchio quasi più nessuno. Il liceo e credetemi quando vi dico che il liceo proprio no. E poi l’università, via Zamboni, i torni la prossima volta, hai pulito il bagno? Era il tuo turno. Hai fatto la spesa? È arrivata una bolletta, allora quando ti laurei? Hai dato l’esame? Era oggi l’esame? Quanto hai preso all’esame? Ma ancora devi dare questo esame? 18? Le tue amiche si sono laureate?

E poi il futuro,
allora come va il lavoro? E il fidanzato che dice? E i figli li fate? Ma quando vi sposate? E la casa la comprate? E il mutuo te lo danno anche se sei sola? E la pensione?

E sulla pensione ho avuto proprio paura ho guardato Lucio e poi, subito dopo, la mia mano sinistra con quella linea della vita, sottilissima e breve che è proprio la mia sicurezza e ho cominciato a ridere.

E rido ancora adesso perché ho fatto proprio la cosa giusta a non aver fatto quel corso sulla memoria miracoloso di Lucio e sono fiera di me (quando me lo ricordo) perché è sempre meglio preferire l’oblio.

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