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martedì 17 dicembre 2013

Erano i tempi dell'università

La cosa più giusta che ho fatto nella vita è il non aver fatto quel corso sulla memoria che un tipo incontrato per strada definiva come miracoloso.

Erano i tempi dell’università: io giravo disperata per via Zamboni e avevo in faccia quell’espressione da “ma cos’è che devo fare oggi?!” ed era proprio quello che pensavo.

La sera prima ero sempre molto pronta e sicura di me,
“allora Roberti’, domani ti svegli presto, vai a lezione in Auala A, poi al seminario di storia a San Giovanni in Monte, torni al 33 e vai a parlare con quello di semiotica e gli domandi, appunto, cos’è questa semiotica e infine niente, ti metti a studiare che il 2 c’hai un esame”.

Poi la mattina mi svegliavo e nulla, sparito tutto tranne un grosso, enorme, mastodontico,
ma cos’è che devo fare oggi?!” stampato in faccia. Vuoto totale.
E i giorni passavano così.

Poi d’improvviso una luce nel buio. Anzi no, una voce sotto i portici di via Indipendenza vicino ad Altero,
- Ciao, come ti chiami?
- Roberta.
- Ciao Roberta, hai mai pensato che i tuoi studi sarebbero molto più facili se la tua memoria fosse migliore?

Boom. Così, dal nulla.
Eh infatti sì, gli dico io, ecco cos’era. 

Viene fuori che si chiama Lucio e che lui tiene ‘sto corso per la memoria.
Roberta, un corso miracoloso. Roberta, ti ricorderai tutto con facilità, Roberta. Vedi che mi ricordo il tuo nome, secondo te come faccio? È stato il corso: chiaro, no. 

Certo.
- Dimmi 37 numeri che te li ripeto tutti.  
- Sì.

E niente me li ha ripetuti tutti e 37. Sì insomma ne ha detti 37, non so se erano quelli che ho detto io per prima perché ovviamente io non mi ricordavo nemmeno il perché stessi dicendo tutti quei numeri. Però che mi chiamassi Roberta, Lucio, se lo ricordava, quindi mi sono fidata: mia mamma mi chiama Giovanna, fate un po’ voi. 

Poi lo guardo fisso negli occhi e in un attimo mi passa davanti tutta la vita che non mi ricordavo di aver vissuto: l’infanzia nella stanza più piccola della casa, quella destinata alla secondogenita. Le elementari e le medie e gli anni del bullismo che per fortuna sono finiti: adesso sono molto più indulgente con le persone e non picchio quasi più nessuno. Il liceo e credetemi quando vi dico che il liceo proprio no. E poi l’università, via Zamboni, i torni la prossima volta, hai pulito il bagno? Era il tuo turno. Hai fatto la spesa? È arrivata una bolletta, allora quando ti laurei? Hai dato l’esame? Era oggi l’esame? Quanto hai preso all’esame? Ma ancora devi dare questo esame? 18? Le tue amiche si sono laureate?

E poi il futuro,
allora come va il lavoro? E il fidanzato che dice? E i figli li fate? Ma quando vi sposate? E la casa la comprate? E il mutuo te lo danno anche se sei sola? E la pensione?

E sulla pensione ho avuto proprio paura ho guardato Lucio e poi, subito dopo, la mia mano sinistra con quella linea della vita, sottilissima e breve che è proprio la mia sicurezza e ho cominciato a ridere.

E rido ancora adesso perché ho fatto proprio la cosa giusta a non aver fatto quel corso sulla memoria miracoloso di Lucio e sono fiera di me (quando me lo ricordo) perché è sempre meglio preferire l’oblio.

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martedì 18 giugno 2013

Senza perdere tempo


Tutto è iniziato con questa idea di aspettare l'alba.
Avete presente, no, quando è già tardi, sono le quattro, quattro e mezza e c'è quello che dice:

"oh, raga, andiamo in spiaggia a vedere l'alba? Vi va? Dai, è da un po' che non lo facciamo. Dai, solo noi, in riva al mare, pensate che bello: è un giorno tutto nuovo e noi lo vediamo dall'inizio".

Dai, magari è proprio quello che mi ci vuole per darmi una smossa, prendere le giornate dall'inizio, senza perdere tempo.
E così è stato.

Sì, lo so, è pericolosissimo. 
L'ho detto anche io: chissà chi c'è in giro a quell'ora, solo gli sbandati e le canaglie. La gente per bene, dorme.
Ma loro no. Non hanno voluto sentire ragioni.
Poi, all'improvviso,

- Non ci posso credere, guarda chi c'è, Roberta, sei tu?!
Ecco, penso io, la sbandata mi conosce. Mi giro e la vedo, non è una sbandata, è Lucrezia, una mia ex compagna di università. 

Ma sì, dai, la Lucrezia, la ragazza talmente intelligente, talmente sveglia, talmente in gamba che ti chiedi come mai steste frequentando lo stesso corso.

- Ehi, ma guarda un po' chi si vede, Lucrezia, come stai? 
- Bene, grazie. Tutto credevo questa mattina tranne di incontrare te. Ma che ci fai qui a quest'ora?
- Eh volevo vedere l'alba. Tu, invece, porti fuori il cane?
- Eh sì, io l'alba la vedo tutte le mattine, è una delle tante cose che faccio. Ormai ho preso questo impegno.
- Ah sì?
- Eh sì.

E da questo momento me li inizia a raccontare proprio tutti i suoi impegni, da dopo la tesi ad ora. E anche quelli futuri. Lei sì che non ha perso tempo, una vera e propria forza della natura: master in marketing a Londra e un ristorante fusion, in centro, a Milano. Pilates il martedì ed insegna yoga il lunedì e il venerdì. E il volontariato: c'è tanta gente che ha bisogno. Be', poi certo, non ha nemmeno lasciato gli scout. 

- Ti ricordi, li facevo anche all'università.
- Sì, sì, mi ricordo.

Poi equitazione. Perché non sai quanto sono sensibili i cavalli, Robi, e quanto hanno da trasmettere se solo noi riuscissimo ad ascoltare. Recepire. E il cane, ovviamente. Anche lui ha molto da offrirle. Il lavoro tutto bene, solo che nove ore al giorno sono davvero tante. 
Per fortuna il sabato è tutto relax, accompagna i bimbi in piscina: si è sposata e adesso, lei e il marito,  stanno aspettando il loro terzo figlio.

Vedete poi cosa vi succede se non andate nemmeno un anno fuori corso all'università?!

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