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martedì 17 febbraio 2015

Ho finito i finestrini in cui fare finta di guardare fuori


Un consiglio, non guardate “The Wolf of Wall Street” con vostra madre.
Avete presente, no, il film con Di Caprio squalo della finanza?! 

Sì, dai, quello in cui Di Caprio fa sesso. E poi fa sesso. E poi fa ancora sesso. E poi la scena, quella famosa, in cui fa sesso. E poi finalmente, alla fine, in cui fa sesso. Capito no?!

Ecco, non lo guardate con vostra madre altrimenti sarete lì a dire, "Ahhh finalmente un film con Di Caprio" e i ti fidi di me? Certo che mi fido di te e tutte quelle cose che avete in mente quando c’è un film con Di Caprio, ma lui inizia col fare sesso e tu pensi “ehi Jack, salto io, salti tu, ma qui c’è mia madre, stai un po' più tranquillo”.

Ok, forse io ho un po’ di problemi quando si tratta di parlare di sesso con i propri genitori. Come i… sì, dai, come si chiamano quelli che hanno problemi a parlare di sesso con i genitori? Ah sì, italiani. Io ho un po’ di problemi in questa cosa perché sono italiana ma anche tu Jack, datti un contegno, ti prego.

Ma non è solo una questione di cinema, no, ormai il sesso è davvero dappertutto che è proprio impossibile frequentare i propri genitori, a meno che non si viva in un eremo sperduto, nelle montagne sperdute, di un posto sperduto. E anche lì, spera solo che non prenda il segnale radio.

Nelle canzoni infatti è pieno.

Proprio pochi giorni fa ho dovuto fare un viaggio in macchina coi miei genitori. Due ore almeno, in un locale stretto con chi mi ha generata. Capite che già di per sé non è il massimo della vita ma tant’è.
Accendiamo un po’ la radio almeno passa prima.
Inizia Baglioni. Oh bello Baglioni. Bello. Non proprio il mio cantante preferito ma bello,
"Quella sua maglietta finaaaa tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto…"

Cazzo no! Claudio, dai.

Concato. Ah Concato, finalmente, uno puro con quella sua voce. Dai Concato, ti prego, aiutami tu.

Poi inizia quella canzone stupenda sulla spiaggia, e maggio e la nascita di una nuova vita, "a Maggio nasce un fioreeee" bella tra l’altro perché io son nata proprio a Maggio e allora me la sento mia, poi la ascolto bene: ma voi avete capito che ha fatto quel Concato su quello scoglio?!

Dai, no. Basta: anche “fin che la barca va’” ad ascoltarla bene ha dei significati lubrichi.

Ecchecos'è?! Dai ragazzi, ma che avete? Easy. 

Son con i miei genitori. In macchina. Dai. Ho finito i finestrini in cui fare finta di guardare fuori. Vi prego, basta.


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martedì 9 dicembre 2014

Cosa bolle in pentola

Ve l’ho detto no, che ho cambiato casa e non vivo più coi miei?!
Bene, quello che non sapete è che adesso mia madre ha cominciato a minacciarmi e lo fa sempre nella stessa maniera: “Robi, ti mando su l’insalata di riso”.

Già, se l’aveste mai assaggiata sapreste di cosa parlo: l’insalata di riso di mia madre è una cosa che boh, non si riesce nemmeno a spiegare. Potrei dire cattiva ma la sminuirei. Davvero.
L’insalata di riso di mia madre non è solo cattiva.

Poi riesce a farla sempre più cattiva.

Io ogni volta penso “okkey, peggio di così non la può fare” e invece mi sorprende sempre che in un certo senso è pure una cosa positiva: posso dire che mia madre in cucina mi sorprende sempre.

Dovete capire che ogni volta che entro e faccio,
“mmm, cosa bolle in pentola?!”, so già che visto che la pentola è quella di mia madre ci sarà qualcosa di grosso. E che ha sofferto molto. E forse non è nemmeno tanto morto. 

Non fraintendetemi: lei si impegna davvero un sacco ma niente, è un amore a senso unico. Però non demorde: per lei la cucina è come una missione impartitale dall’alto,

“uomo, tu lavorerai con fatica. Donna, tu partorirai con dolore. E tu invece Rita, cucinerai”.

E poi è sempre lì che sperimenta, e fa, e si impegna, e mi cucina di tutto davvero,

“Robi, prendi quel piatto cupo che mamma ti versa il minestrone".

E con cupo con lei si intende triste. 

Però quando fa le minestre sono quasi felice, ché io ho paura di poche cose nelle vita e quelle poche sono le polpette di mia madre. E quando mi chiamava e mi diceva “guarda che stasera ho fatto la minestra” io ero contenta e ringraziavo che non avesse fatto le polpette.

E allora voi a questo punto direte, 
“ma cucinati da sola” e io vi rispondo “calmi tutti” perché c’è solo una persona che cucina peggio di mia madre e quella persona sono io quindi, 
“grande mamma, sei la migliore mandami su l’insalata di riso ché già so che per oggi non mi sono preparata nulla”. <3

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martedì 11 novembre 2014

Sotto pressione

“Stai mangiando troppa pizza, Roberta”, mi sono detta.
Sì, lo so, non me lo sarei mai aspettata nemmeno io da me stessa ma che volete, si cambia. Si cresce.
E poi è vero che sto mangiando troppa pizza.
È che non so cucinare. Ho fame. E allora pizza. 
Ma non posso andare avanti così e allora mi sono detta basta.

“Basta pizza, Roberta”. Devi mangiare cibi sani. Più nutrienti. Migliori. Migliori della pizza”.

MIGLIORI DELLA PIZZA? 

E via, un altro anno a cercare un cibo migliore della pizza. Passato tra l’altro a mangiare pizza. 

Comunque un cibo migliore della pizza non l’ho trovato e allora mi son concentrata sull’essere sano.
Qual è l’alimento più sano che esiste in natura? La verdura.
E allora mi son detta, “ok, devi mangiare tante verdure tutte insieme senza accorgertene: faccio il minestrone”.

Ma voi lo sapevate che il minestrone ha bisogno di una cottura di oltre quarantacinque minuti?
Sì, certo che stiamo parlando di minestrone surgelato: in che altro modo esiste il minestrone, scusatemi?

Quarantacinque minuti. Un’eternità. Almeno in confronto alla pizza.
Ma lo sapete voi quanto tempo ci vuole ad ordinare una pizza?
Che poi non so se ve l’ho mai detto ma io quando chiamo in pizzeria dico solo “ciao, sono io” e loro hanno già capito che devono fare diminuendo ancora di più i tempi.

Comunque, “quarantacinque minuti son troppi”, mi dico, “vai di pentola a pressione, Robi”.

Ora, voi dovete sapere che a me la pentola a pressione mette un po’ di soggezione.
Sì, ho sempre pensato di non essere pronta per la pentola a pressione.
Mi son sempre sentita un po’ sotto pressione, appunto.

È ormai da un po’ di tempo che vivo da sola ma non me la sono mai sentita di fare questo ulteriore passo: mi inventavo sempre scuse diverse,

“no, no, vivo bene anche così”,
“faccio prima da sola”
“non sei tu, sono io, Pentola a Pressione”.

Ma sapete com’è, si cambia. Si cresce. 
Mi convinco: la provo!

“Massì, almeno fai subito”, mi dico.

E niente, tiro fuori il libretto delle istruzioni, giro pagina e zac, mi taglio con la carta.
Cioè,

mi sono tagliata con le istruzioni della pentola a pressione: pensa tu se posso usare la pentola a pressione.

E quindi niente, ho ordinato una pizza.


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martedì 8 luglio 2014

Non vedo l’ora

Tutto quello che mi ha lasciato è stato un post-it sulla porta, c’era scritto “vado in vacanza dal 23 Giugno all’8 Luglio”.
E basta.

Premetto che c’eravamo viste la settimana precedente e non mi aveva detto nulla: mi sembrava tutto come sempre. Sì, certo, un po’ di stanchezza nell’aria l’avevo percepita ma credevo fosse la mia. E invece no. Era la sua, questa volta.

Quindi capite bene che se all'inizio me la sono un po' presa non avevo di certo tutti i torti perché, sarò all'antica, ma secondo me non puoi andare in vacanza dall'oggi al domani senza avvisarmi, 

“ma certo vai pure. Divertiti. Poi quando ritorni non so se ci sarò più ad aspettarti. Anzi no, non tornare proprio, cara mia. Ma sai quante ne trovo io in giro come te?
Cioè non sei l’unica sulla faccia della terra! Scendi dal pero, bella”.

Poi però mi mancava. Sono stata in giro, come vi dicevo, ma nessuna era come lei. Simili, ma mai come lei. La vedevo dappertutto ma non era lei.

Cercavo di essere razionale, tanto non c'era niente che potessi fare se non aspettare che tornasse.

"Va bene, allora, vai pure in vacanza e vacci senza di me". 

E sì perché nel post-it non c’era nessun,
“vuoi venire con me? Sei sicura di voler rimanere da sola? Ce la fai?”.
Niente.

Dovevo accettare la realtà,

lei parte e mi lascia qui, da sola. 
Non so nemmeno dove va. Con chi. 

Non ho nemmeno un recapito. Niente.
Metti che una sera sono sola a casa e ho voglia di chiamarla, come faccio?

Di solito andavo io da le il mercoledì. Un appuntamento fisso.
Ma succedeva a volte che la chiamassi anche altri giorni e lei c’era sempre. A volte veniva lei da me. 
“Facciamo verso le 8, ti può andar bene?” mi diceva.
E io che rispondevo “facciamo 8 e mezza che ho un po’ da fare”.

Quanto ero fortunata.
Forse ho tirato troppo la corda.
Mi son comportata male.
Non le ho fatto capire quanto fosse importante per me.

Ma ho ancora tempo per rimediare: oggi è l’8 Luglio e lei torna.
Ritorna da me.

Quindi stasera verso ora di cena mi farò trovare lì, pronta, sarò vestita bene e avrò in mano un mazzo di fiori, perché stasera riapre la mia pizzeria preferita e le dirò che non sono andata in nessun’altra pizzeria mentre lei era via e che mi è mancata tanto. 


Non vedo l’ora.

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martedì 10 giugno 2014

Keep Calm e stai felice

Mesi fa ero talmente nervosa.
Soprattutto la mattina, appena dopo il sesto caffè. 
E non capivo il perché. 

Mi arrabbiavo per qualsiasi cosa.
Al “come stai” potevo tirare su un polverone che, Arciduca Ferdinando, ti prego, muori un po’ più in là ché qui c’è una professionista. Io.

Sì, insomma, ero talmente nervosa che se avessi avuto un bazuka fra le mani non avrei saputo che farmene visto che sarei riuscita benissimo ad uccidere qualsiasi essere vivente nel raggio di chilometri a mani nude.

Non potevo proprio continuare così, ne andava della mia felicità perché quando si è nervosi non si è felici, si è nervosi.

E allora mi sono detta,
“Roberta, è ora che fai qualcosa.”
E mi sono anche risposta,
“No”.
“Dai”.
“No, non è vero che son nervosa”.
“Sì che lo sei”.
“IO. NON. SONO. NERVOSA.”
“Sì che lo sei”.
“NO”.
Eh va be’, ho continuato così per un po’, finché la parte nervosa di me ha cominciato a picchiare la parte arrabbiata di me e, pensate un po’, quella che le ha prese di più alla fine è stata la parte totale di me.

Finché non ho trovato una soluzione.
Il tè.

Il tè is the way.

Come ho fatto a non pensarci prima? Eppure è così chiaro: pensate agli inglesi con il loro aplomb, tanto che hanno pure una parola fatta apposta, aplomb, per l’appunto e adesso pensate ai napoletani, sempre fumantini, cos’è che li differenzia? Il tè e il caffè, mi sembra ovvio.

Così ho fatto: ho sostituito il tè al caffè la mattina e adesso sono rilassatissima.
Ragazzi, rilassata.
Mi dovete vedere, rilassata.
La mattina, appena mi sveglio, via con la mia tazza di tè e sono talmente rilassata che mi rigiro su un fianco e mi rimetto a dormire.
Ahhhh. 

Anzi vi do un consiglio, appena vi svegliate fate una bella colazione e bevete la vostra tazza di tè, poi con la pancia piena tornatevene a letto, sotto le lenzuola, e non farete altro che pensare,

è forse questa, la felicità?

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martedì 8 aprile 2014

Real Life

A me piaceva moltissimo guardare Real Time.
Tutti quei programmi in cui c’era il disagio. Avete presente, no? 

Maniaci per la spesa.
Maniaci per il cioccolato.
Maniaci per qualsiasi cosa.
Maniaci. 

Ci passavo proprio le serate intere. Non uscivo e guardavo Real Time. Settimane, mesi. 

Sepolti in casa. 
Sepolti in casa da soli.
Sepolti in casa con amici.
Sepolti in casa del tuo vicino di casa.

E poi anche,

Vicini di casa maniaci.
Vicini di casa Serial Killer.
Vicini di casa, sei tu questa volta il Serial Killer.

E quindi, inevitabilmente,

Serial Killer ma pigri. (Lo show dura un’ora e in pratica non succede niente).

E quando non guardavo i programmi di Real Time parlavo sempre dei programmi di Real Time,

“hai visto quelli fanno la spesa con i buoni sconto?”,
“hai visto quelli che mangiano dal bidone della spazzatura piuttosto che fare la spesa con i buoni sconto?”,
“hai visto quelli che non mangiano proprio?”,
“hai visto quelli che” 

e potevo metterci di tutto, perché Real Time è davvero Real Time, tutto il Time e c'è sempre un programma/disagio che fa al caso tuo: sei giù perché non hai nessuno? 
Guarda i diecimila programmi/disagio dedicati al matrimonio,

Pazzi per la sposa.
Pazzi per le spose.
Pazzi per la sposa. Una. Non siamo mica Mormoni.
E le varianti di genere,
Mormoni: è meglio prendere una donna sola, dai retta a me.
Mormoni: è meglio dividersi un marito in cinque così non stressa solo a te.

Hai fame? Guarda i trecentomila programmi/disagio dedicati al cibo,

Gente che non ha mai assaggiato il cioccolato.
Gente che mangia per la prima volta il cioccolato.
Pazzi per il cioccolato.
Ormai è troppo tardi: devi andare a fare shopping da Oltre.

Sei ingrassato vedendo i programmi sul cibo? 
Benissimo: stai tranquillo e guarda,

Grassi contro magri. (SPOILER: vincono i grassi perché si mangiano i magri).

Una vera e propria ossessione la mia e poi, d’un tratto, niente. Prima ho ridotto e adesso praticamente non lo guardo più Real Time: potrebbe essere una cosa positiva, potrei aver smesso col disagio e invece no, è che sono diventata una di loro. 
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martedì 22 ottobre 2013

cinquemila quattrocento settantacinque giorni

Proprio ieri mi ha chiamato l'informagiovani: aveva sbagliato numero.

Sì, perché se c'è una cosa che non sono più è essere giovane. Finalmente.
Sì, perché se son contenta di una cosa è proprio questa, di non essere più giovane. 
Anche perché c'ho fatto caso: ogni volta che qualcuno inizia una frase dicendo "quando ero giovane" la finisce con qualcosa di stupido,
"ah sì, mi ricordo, come quando ero giovane è andavo a dar da mangiare ai leoni dello zoo dentro la gabbia".
"Ah sì, mi ricordo, come quando ero giovane e in vacanza in città portavo lo zaino da campeggio al posto del trolley".
"Ah sì, mi ricordo, come quando ero giovane e ho fatto la tessera di MondoLibri".

Insomma cose davvero molto stupide.
Del resto è l'adolescenza.

Secondo me dovrebbero aprire dei centri di sostegno e di recupero proprio come per gli alcolisti anonimi. 
Quei centri in cui si sta a sedere in cerchio e si parla uno alla volta,
- ciao a tutti, sono Roberta, e non sono più adolescente da cinquemilaquattrocentosettantacinque giorni ormai.
- Ciao Roberta.

Sì, un aiuto ci vuole proprio, perché quando si è adolescenti non solo si fanno cose molto stupide ma si pensa anche di avere ragione, perché noi siamo veri e voi siete,
"falsi, falsi, siete degli ipocriti. Ma io non sono come voi, siete falsi. Falsi. Ipocriti. Falsa, sei falsa, le cose le devi dire davanti alla faccia, falsa. Falso. Falso. Falsa".
Tanto che quando guardo alcuni programmi televisivi della De Filippi e ci sono questi signori e signore di mezza età che urlano di essere,
"finti, siete finti, state qui solo per le telecamere" io mi dico, 
"ah ma voi ancora a questo punto siete?! Forse allora non è un problema di adolescenza".

Ma ecco, infatti, non abbiamo ancora parlato del fondamento di un adolescente: i problemi. 
Per esempio io mi ricordo che li ho avuti tutti,
"non farò mai quello che mi piace nella vita perché deluderei i miei genitori e loro mi amano troppo. Nessuno mi ama perché sono brutta, ma sono così bella che nessuno mi giudicherà per la mia intelligenza, dio, quanto sono stupida" e il bello è che questo ragionamento nasceva e moriva nell'arco di un nano secondo. 

Ma è giusto così, se sei adolescente devi avere dei problemi, tanto il vero problema è proprio quello: sei adolescente. 

Anzi a questo punto mi sento di darvi un consiglio: diffidate sempre da chi durante l'adolescenza non ha avuto problemi. Sapete quelli, 
"no, ma io coi miei genitori sono sempre andato d'accordo. La scuola? Sì, dai, piuttosto bene. Ribellarmi? E a cosa? No, no, ho fatto sempre il mio dovere".
Dai, ma che palle sono?! Andiamo.
Sì, perché durante l'adolescenza devi stare male, è come una malattia. Ecco, infatti, è una malattia. L'adolescenza è una malattia. E dovresti stare in casa e non uscire più finché non ti passa,

- Eh no, Mattia non può uscire stasera, ha preso l'adolescenza. Eh no, non credo neanche domani, no. Eh sì, ieri si è messo a letto che non sapeva cosa aveva. Poi stamattina quando si è alzato ha cominciato a trattarci male tutti. Mammamia che roba. Eh sì, sì, l'ha proprio presa in pieno. No. No. Non esce, lo tengo a casa. Prova a richiamare fra dieci anni. 

Sarebbe davvero un mondo migliore.

Comunque, in fondo, non possiamo lamentarci anche così, perché come tutte le cose anche questa ha un suo lato positivo e io me lo ripeto sempre. E dovremmo ripeterlo tutti: dai, Robbé, superata l'adolescenza è tutta discesa.

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martedì 15 gennaio 2013

La verità è sopravvalutata


Mi leggete.
A me sembra impossibile, una cosa straordinaria, ma qui i numeri non mentono.
Mi leggete.
Visitate, tornate, chiamate amici, condividete.
Straordinario. Davvero. Straordinario.

All'inizio pensavo "eh sì, apro un blog e verrà solo mia madre"
e invece no, ci siete voi.
Che poi è un bene visto che mia madre ha un pessimo rapporto con l'internet. E con me.
Comunque dicevamo, mi leggete e poi, non paghi, domandate. 
E ad un certo punto arrivate tutti lì, tipo che ci si aspetta al varco, 
"Oh Robi, ma è tutto vero quello che che scrivi nel blog? Cioè, dai, ma ti succedono per davvero tutte quelle cose?"
Allora io glisso, faccio finta di niente, perdo tempo, poi però alla fine cedo,
"no. Non è tutto vero. Diamine, presupporrebbe avere una vita. Certo che no".

Ma io lo faccio per voi, anni fa mi sono fatta una promessa:
"Roberta, se mai scriverai qualcosa, qualsiasi cosa, anche la lista della spesa, fa' che sia avvincente"
capite tutti che questo si traduce in,

Uno) drama al supermercato "c'è una strana nebbia lì fuori, devo fare delle provviste, c'è una strana nebbia lì fuori".
Due) escludere in toto il racconto autobiografico.

Dai, alla fine, il valore che si dà alla verità è sopravvalutato, nella realtà dei fatti viene fuori che è noiosa ed inutile tanto che la bugia è diventata una convenzione sociale.

Ora, pensate a quel paio di stivali bianchi, quelli che avete comprato a Londra quando qualcuno v'ha detto 
"ehi il bianco è il colore dell'estate". 

Ora, pensate  a quando la vostra migliore amica vedendovi a Stansted ad Agosto vi ha accolto con un
"mmm, nuovi? Ma sono BELLISSIMI. Li hai comprati a Londra? Si vede". 


Oppure,
"questa è l'ultima sigaretta".
"Bello il tuo Blog, lo leggo sempre".
"Oh questo perizoma ti sta da dio. No, non ti si vede per niente la pancia".
"Sì, sì lo so che è sposato, ma siamo solo amici".

E potrei andare avanti per ore: convenzione sociale, né più né meno.
Per molti aspetti è meglio così.
Io sinceramente preferisco l'ipocrisia.
Comunque, visto che mi leggete e già vi voglio bene, se proprio insistete eccovi un racconto autobiografico. 
Tutto vero. Nero su bianco. Successo davvero che proprio dici:
"ehi ma guarda tu cosa mi doveva capitare per davvero."

Domenica sera mentre facevo il bucato separando i bianchi dai colorati ho considerato: che strano per una come me, ipocondriaca livello "non toccherò mai il telecomando dell'albergo senza un paio di guanti monouso che chissà gli altri che hanno dormito in questa stanza cosa ci hanno fatto con quell'oggetto lì. Non mi importa nemmeno che chi sta in camera con me mi guarda come se fossi Dexter, non li tocco. A torto, tra l'altro, visto che Dexter uccide solo chi merita di morire e io non utilizzerei mai la stessa gentilezza".
Strano per una come me, dicevo, non utilizzare un disinfettante battericida in aggiunta al più comune detersivo. 
Lo direste mai voi? Nemmeno io. 
Niente pre lavaggio per me, signore e signori. 
E allora ho cominciato a riflettere davvero su questa cosa, ad arrovellarmici proprio, anzi spero che qualcuno di voi abbia pensato intensamente alla pace nel mondo e cose così perché io per un giorno intero ho pensato solo a questo.
Poi sono arrivata alla conclusione: se un organismo non visibile ad occhio nudo riesce a passare indenne i 90 gradi della lavatrice, il detersivo, i tremila gradi dell'asciugatrice, i duecento del ferro da stiro, le mie ditate, l'ipotesi che possa cadere per terra per una mia distrazione o dal terrazzo perché si sa che queste asciugatrici non funzionano poi tanto bene, ecco, se riesce a tener botta a tutto questo, quel micro organismo merita di vivere. 
Merita di vivere anche al posto mio visto che la scorsa settimana ho rischiato di morire per un raffreddore. Un raffreddore.

Già, l'ho detto io che era noiosa: la verità è sopravvalutata. Francamente.

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lunedì 26 settembre 2011

Blogger

Secondo me
se hai un blog
o scrivi qualcosa di interessante
o scrivi poco


blog, blogger, scrivere poco









giovedì 10 febbraio 2011

oh anche io ho un blog

blog, qualcosa da direPer non farmi mancare niente
anche io ho un blog
:)
adesso devo trovare qualcosa da dire