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martedì 22 ottobre 2013

cinquemila quattrocento settantacinque giorni

Proprio ieri mi ha chiamato l'informagiovani: aveva sbagliato numero.

Sì, perché se c'è una cosa che non sono più è essere giovane. Finalmente.
Sì, perché se son contenta di una cosa è proprio questa, di non essere più giovane. 
Anche perché c'ho fatto caso: ogni volta che qualcuno inizia una frase dicendo "quando ero giovane" la finisce con qualcosa di stupido,
"ah sì, mi ricordo, come quando ero giovane è andavo a dar da mangiare ai leoni dello zoo dentro la gabbia".
"Ah sì, mi ricordo, come quando ero giovane e in vacanza in città portavo lo zaino da campeggio al posto del trolley".
"Ah sì, mi ricordo, come quando ero giovane e ho fatto la tessera di MondoLibri".

Insomma cose davvero molto stupide.
Del resto è l'adolescenza.

Secondo me dovrebbero aprire dei centri di sostegno e di recupero proprio come per gli alcolisti anonimi. 
Quei centri in cui si sta a sedere in cerchio e si parla uno alla volta,
- ciao a tutti, sono Roberta, e non sono più adolescente da cinquemilaquattrocentosettantacinque giorni ormai.
- Ciao Roberta.

Sì, un aiuto ci vuole proprio, perché quando si è adolescenti non solo si fanno cose molto stupide ma si pensa anche di avere ragione, perché noi siamo veri e voi siete,
"falsi, falsi, siete degli ipocriti. Ma io non sono come voi, siete falsi. Falsi. Ipocriti. Falsa, sei falsa, le cose le devi dire davanti alla faccia, falsa. Falso. Falso. Falsa".
Tanto che quando guardo alcuni programmi televisivi della De Filippi e ci sono questi signori e signore di mezza età che urlano di essere,
"finti, siete finti, state qui solo per le telecamere" io mi dico, 
"ah ma voi ancora a questo punto siete?! Forse allora non è un problema di adolescenza".

Ma ecco, infatti, non abbiamo ancora parlato del fondamento di un adolescente: i problemi. 
Per esempio io mi ricordo che li ho avuti tutti,
"non farò mai quello che mi piace nella vita perché deluderei i miei genitori e loro mi amano troppo. Nessuno mi ama perché sono brutta, ma sono così bella che nessuno mi giudicherà per la mia intelligenza, dio, quanto sono stupida" e il bello è che questo ragionamento nasceva e moriva nell'arco di un nano secondo. 

Ma è giusto così, se sei adolescente devi avere dei problemi, tanto il vero problema è proprio quello: sei adolescente. 

Anzi a questo punto mi sento di darvi un consiglio: diffidate sempre da chi durante l'adolescenza non ha avuto problemi. Sapete quelli, 
"no, ma io coi miei genitori sono sempre andato d'accordo. La scuola? Sì, dai, piuttosto bene. Ribellarmi? E a cosa? No, no, ho fatto sempre il mio dovere".
Dai, ma che palle sono?! Andiamo.
Sì, perché durante l'adolescenza devi stare male, è come una malattia. Ecco, infatti, è una malattia. L'adolescenza è una malattia. E dovresti stare in casa e non uscire più finché non ti passa,

- Eh no, Mattia non può uscire stasera, ha preso l'adolescenza. Eh no, non credo neanche domani, no. Eh sì, ieri si è messo a letto che non sapeva cosa aveva. Poi stamattina quando si è alzato ha cominciato a trattarci male tutti. Mammamia che roba. Eh sì, sì, l'ha proprio presa in pieno. No. No. Non esce, lo tengo a casa. Prova a richiamare fra dieci anni. 

Sarebbe davvero un mondo migliore.

Comunque, in fondo, non possiamo lamentarci anche così, perché come tutte le cose anche questa ha un suo lato positivo e io me lo ripeto sempre. E dovremmo ripeterlo tutti: dai, Robbé, superata l'adolescenza è tutta discesa.

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martedì 9 ottobre 2012

Eppure mi sembrate dei tipi svegli


Niente.
Più vado avanti e più capisco che le varie teorie sull'evoluzione,
la selezione naturale, la deriva genetica 
e cose di questo tipo
magari sì, hanno fatto tanto per la specie
ma ancora niente, non sono sufficienti.

Me ne accorgo ogni volta che ho un problema 
e ne parlo con voi.

Eppure su 120 milioni di spermatozoi siete arrivati primi.
Siete sopravvissuti a guerre, 
carestie, 
esplosioni nucleari, 
la De Filippi al pomeriggio. 

Sì insomma, 
a vederla da questo punto di vista 
direi che siete dei tipi abbastanza svegli 
eppure ogni volta che vi espongo un  mio problema 
tutto questo sembra non bastare. 

Succede più o meno così:
"Vieni Robi, cos'è quella faccia triste, cos'hai?! 
Parliamone, così ti sentirai meglio".
Benissimo parliamo,
ne discutiamo, 
ci confrontiamo 
e poi alla fine il vostro "ti sentirai meglio" si risolve nella formula
"beh Roberta, a questo punto, dipende tutto da te".

Ecco 
ora ditemi voi cosa di
"dipende tutto da te"
vi sembra incoraggiante? 
Cosa? 

Ma che fine hanno fatto i vostri
"non ti preoccupare, andrà tutto bene"
"il tempo aggiusta tutto" 
"Dai, cosa vuoi che sia, non ci pensare"
e cose di questo genere che, 
sono sicura, 
riservate a tutti gli altri comuni mortali?!
Io li pretendo. 
Al limite anche un "sarà quel che dio vuole" 
davvero, lo preferisco.
Ma come vi permettete dico io,
"dipende tutto da te, è tutto nelle tue mani".
Ma siete proprio senza cuore
"Dipende tutto da te, Roberta".

No perché io ogni volta che me lo dite,
come qualsiasi persona dotata di senno farebbe, penso:

"Dipende tutto da me? Davvero? Benissimo, sono spacciata".


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