martedì 28 gennaio 2014

Preferivo i quadratini

Dobbiamo avere una bella macchina. Abiti firmati. Vivere in un bel quartiere e andare in vacanza nei posti giusti.

Per esempio, mi ci vedo proprio in un grosso SUV che io e il mio amico Ego, qui, abbiam bisogno di spazio e invece ho una Panda.

Se abbiamo belle cose acquistiamo valore anche noi.
Per non parlare della tecnologia.
Dobbiamo avere sempre l'ultimo modello di telefonino.

Telefonino, come sono fine anni '90 inizio 2000.

Smartphone. Dobbiamo avere sempre l'ultimo modello di smartphone.

Vi faccio solo questo esempio, 
pensate che una volta mi vedevo con uno, un certo Tommaso, e mi vergognavo di dire che avevo un cellulare vecchio modello. Aveva i tasti per farvi capire la gravità della situazione. 
Cosa avrebbe pensato Tommaso di me? O, peggio ancora, cosa avrebbe detto di me ai suoi amici?
"Sì mi piace, ci sto bene, ma devi vedere che telefonino ha. Io non credevo esistessero ancora. Guarda, sono sconvolto: barista un altro per favore. Doppio e senza ghiaccio".

No, non potevo rischiare, così non gli ho detto nulla e facevo di tutto per non tirare fuori la questione telefonino. Facevo finta di dimenticarlo a casa, a volte prendevo il suo e dicevo che era il mio,
"guarda amore abbiamo i cellulari uguali", non era di certo un tipo sveglio Tommaso, ma sapevo che non poteva durare per sempre, presto si sarebbe accorto delle mie bugie o al massimo avrebbe scaricato una app che lo avrebbe avvisato,
"Tommaso il cellulare che ti fa vedere è sempre il tuo!".
Ma a questo punto non ci siamo nemmeno arrivati perché c'è stata la questione emoticon.
Mi scriveva sempre e solo in emoticon. 
Non faceva mai un discorso semplice. Lineare. Preciso. 
No, ci doveva mettere l'emoticon. E io vedevo solo quadratini.

Ciao Robi, quadratino quadratino.
Ti va se ci vediamo stasera per una quadratino?
Sei mia ospite. Quadratino quadratino quadratino.

Oppure,

Sto davvero quadratino con te.
Quadratino quadratino quadratino.

E poi sempre più difficile,

Quadratino? Quadratino quadratino. DoppioQuadratinoTuttoAttaccato.
Puntini puntini puntini, quadratino punto esclamativo.

Alla fine ho comprato uno smartphone per decifrarlo.
Be' preferivo i quadratini.

Ma non divaghiamo e torniamo al punto, 
noi siamo ciò che abbiamo.

Verremo sempre accettati o meno per tutto quello che è apparenza: veniamo giudicati per le cose che abbiamo e non per quello che siamo. Non per il nostro carattere o per le nostre inclinazioni. Non verremo mai considerati per come siamo davvero. 
E nel mio caso è molto meglio così. E nel vostro? :)

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Immagine: Tumblr

martedì 21 gennaio 2014

Farcela nella vita

Per farcela nella vita ci sono pochissime regole da rispettare, date retta a me ché io di queste cose me ne intendo.

La prima, quella più importante, non importa chi sei, da dove vieni e dove vuoi arrivare: non prendere mai, e dico mai, per nessuna ragione al mondo, i carrarmatini verdi. Cosa sei un frikkettone? Sei in guerra, amico mio, e tu ci vai con i carrarmatini verdi?! Quelli rossi troppo amore, quelli blu sono comunque pacifisti, i viola te li posso anche passare ma se vuoi andare sul sicuro prendi i neri e se c’è qualcun altro che disgraziatamente li ha presi prima di te, fa niente prendi quelli che rimangono. Ma vuoi scherzare? Annientalo. I neri sono i tuoi. 

Benissimo, ora con i carrarmatini neri conquista l’Oceania. Subito. Immediatamente. Fregatene dei tuoi obiettivi: volevi diventare medico prima dei trent’anni, avere dei figli o trasferirti a Kathmandu? Te lo puoi anche scodare, è quello il tuo obiettivo, l’Oceania.

In questo momento sei il più forte: ehi amico, tu hai l’Oceania. Adesso devi distruggere il tuo avversario più debole. Lo so che non è un tuo obiettivo. Lo so che potrebbe anche essere la tua fidanzata, tua moglie, tua figlia o peggio, il tuo commercialista, non importa: ti devono temere tutti. Devono capire che, se ti gira, loro sono spacciati, perché tu non segui regole, perché a te non ti possono prevedere. Quindi vai e attacca il più debole: lo riconosci subito perché è quello che ha i carrarmatini verdi.

Non bere vino, niente alcolici, sei in guerra, devo ripetertelo un'altra volta? Non è un gioco, o tu o loro. Non fare prigionieri, non devi avere pietà. Cos'è quell'ombra che vedo nei tuoi occhi, misericordia? Tu non sai cos'è la misericordia. La misericordia non esiste. Non la sai nemmeno pronunciare. Ecco deve essere una di quelle parole che ti fa dire,
"pensa che io dico sempre miserfcvoid al posto di misericsdcfgj. Ahhh. Oh non ci riesco proprio a dirlo, misericodhfieujrpe. Niente. Non riesco. M I S E R I G FRghik", 
come quando i nostri nonni non riuscivano a dire alcune parole tipo,
"ho fatto la spesa al Conrad". (Conad)
"Ho preso il busta". (Il bus)
"Non mi funziona il cracker". (Decoder)  

Comincia a parlare in terza persona: disorienta l’avversario e allo stesso tempo ti dà un’aria di superiorità,

- Roberta attacca con quattro carrarmatini l’Europa. Tutta.
- Roberta chi?
- Roberta io. Sbrigati: Roberta non vuole perdere tempo.

Purtroppo però non si può vincere da soli.
Stringi alleanze coi più forti, 
- A Roberta piace come stai giocando, Massimo. Non ti preoccupare, non te la prende la Kamchatka. Stai tranquillo sulla Kamchatka. La Kamchatka è tua.

Fagli credere che siete tu e lui contro gli altri,

- Ah, certo che Filippo ce l’ha con te, Massimo!
- Filippo chi, scusa?
Te lo sei inventato, non esiste nessun Filippo, fagli credere che parlate in codice
- Filippo, hai capito chi intendo.


Aiutalo nelle sue cose, 
- Ti servono i carrarmatini gialli? Eccoli. Vuoi qualche bandierina? Certo, te la passo. Devo scendere in Madagascar? Nessun problema, Massimo.
Ecco ora siete in due al comando: tutti gli altri sono stati eliminati.

E come ultima cosa: conquista la Kamchatka.

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Se anche i tuoi nonni storpiano le parole, scrivi nei commenti qui sotto quelle più divertenti e che ti hanno impressionato di più :)

martedì 14 gennaio 2014

Così, normale

Proprio ieri entro in questo Caffè, Splash si chiama, all’angolo fra Corso della Libertà e la Piazza principale del paese perché, non vi sto a spiegare come mai, penso di poter comprare il sale. 
Arriva questo signore e dal nulla mi racconta tutta la sua vita, io rispondo poco alle sue domande e lo faccio parlare senza dire del sale, così, normale, e alla fine questo mi fa,
“ma lo sai che sei strana?!”. 
A me. Strana a me. 
Io allora lo ringrazio ed esco dal Caffè Splash, senza chiedere nemmeno del sale perché mi rendo conto che allora sì, potrei sembrare strana.

È ormai buio e mi incammino verso casa, mi dimentico del sale nel Caffé ed inizio a pensare a questa cosa dello strana.

Quindi sono strana? 
In effetti da che mi ricordo ero sempre un po’ diversa dagli altri,

- Allora bambini qual è il vostro animale preferito?
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 
- Dinosauro.
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 

E anche dopo, a pensarci bene, c’era quel mio compagno di banco che criticava sempre i miei disegni e mi diceva che non ero normale, ma io non gli davo peso, era che lui veniva dalla Spagna e pensavo che lì, magari, avevano gusti diversi e poi era davvero molto bravo in Arte quindi mi decidevo potesse essere uno preciso, che ne so,

- Pablo, Pablo, ti piace il mio ritratto?
- Perché hai messo l’occhio al posto del braccio, Roberta?
- Eh volevo un po’ cambiare.
- Ma non è una cosa da persone normali.

Oppure sul lavoro,

- Blogger, vi va di scriverlo gratis?
- Certo.
- Certo.
- Certo.
- Certo.
- Certo.
- Certo.
- No, preferirei essere pagata.
- Certo.
- Certo.
- Certo.

E anche in cucina, che non è proprio il mio ambiente, veniva fuori questa mia diversità,

"ma come: ti piace il formaggio ma non ti piace il gorgonzola?! Certo che sei strana eh".
E io mi ripetevo, ma no che non sono strana, forse è solo perché mi piace il formaggio E NON LA MUFFA!

Magari aveva ragione Pablo e con lui tutti gli altri: è che io non volevo capire e mi dicevo che strana in sé non vuol dire niente. Infondo ci sono diversi modi di essere strana, c’è quello carino, per esempio, che ti fa dire,
“ah strana però la tua amica, che dici, me la presenti?” 
e c’è anche quello strano inquietante, quello che ti mette a disagio: a proposito se nelle sale d’aspetto degli aeroporti vedete una tipa che va avanti ed indietro nervosamente parlando da sola, salutatemi che a me fa piacere :)

Va bene comunque, ci siamo: il signore sconosciuto del Caffè Splash mi ha aperto gli occhi definitivamente su questa cosa, che poi io infondo l’ho sempre pensato di essere strana ma non volevo montarmi la testa.

Picasso, strano, normale, blog umoristico, umorismo, LOL, diverso, uguale
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martedì 7 gennaio 2014

Le parole

Ci sono parole che ci fanno capire che infondo questo mondo non è poi un posto così brutto dove stare.


Guarda, nevica.

È benigno.

Ho fatto le patatine fritte.

Andrà tutto bene.

È una femmina.

Vieni, l’acqua è calda.

Non ti preoccupare.

Sono appena sfornati.

Scendi: sono sotto casa.

Diciotto.

Vieni qui da mamma che ti dà un bacino.

Anch'io.

Chiudi gli occhi.

Sì.

Mi ero persa.

Non piangere.

Eccomi.

È l’ultimo paio che mi è rimasto: è proprio della sua misura e son scontate del 50%


blog umoristico, umorismo, LOL, buonumore, scarpe, saldi. parole


Anche tu hai delle parole preferite che quando le senti ti fanno ricordare di esserci e che magari sei giusto così e ci sei e tutte quelle cose lì? Lascia un commento se ti va, ché se siamo più di due potremmo anche parlarne :)


martedì 31 dicembre 2013

Fai una lista

Giorni fa ho rivisto Remo.
C’è un vecchietto qui al mio Paese, Remo, che credevo fosse morto da un pezzo. E invece no, è vivo.
Quindi sono felice, sì, insomma, hippy hippy urrà per Remo, però è anche vero che non succede mai niente in questo paese. 
Passano gli anni e niente, non succede mai niente. Anche a Remo, per dire. 

Forse è proprio vero che per far succedere qualcosa bisogna fare qualcosa.
Ci vuole solo un po’ di organizzazione.

Eh, a me quella mi ha sempre fregato: pensate che quest'anno sono riuscita ad attaccare l'unica decorazione natalizia che ho, un Babbo Natale da terrazzo, il 26 Dicembre. E poi non son nemmeno sicura di averlo attaccato io. 

FLASHBACK 

8 dicembre,
- Robi, hai già preso dal garage il babbo Natale?
- Sì sì. No preocupe.

15 Dicembre,
- Robi, il babbo Natale?
- Sì, sì, adesso lo attacco.

20 Dicembre,
- Robi.
- Sì, sì, c'è tempo, c'è tempo.

24 Dicembre,
- Roberta!
- Tranquilla.

26 Dicembre.
- Chi ha attaccato il Babbo Natale in terrazzo?
- Sarai stata tu, Robi.
- Ah sì. Certo. Io.

Da quest'anno voglio cambiare: disciplina e organizzazione.  
Anche se non so ancora bene cosa voglio fare non mi importa, mi basta sapere solamente che ci riuscirò: disciplina e organizzazione.
Sì. In questo 2014 farò così, sto già preparando una lista di tutte le cose che voglio fare: sono ferma a “devo fare una lista” della mia lista. Yea.


Auguri a tutti, anche a Remo :)

blog umoristico, umorismo, LOL, 2014, anno nuovo, buon anno, fine anno, capodanno, Yea, auguri,


martedì 24 dicembre 2013

Auguri

È oggi che si deve essere felici?
Sì, insomma, è il periodo giusto?
No perché, vi dirò, io quest’anno lo sono.

Non sarà un Natale perfetto, anzi forse è proprio quello in cui ho meno da festeggiare, sapete com’è che succede: si cresce e si perdono per strada i pezzi. 

E poi il lavoro e la crisi. E tanto non cambia mai niente. E fa tutto schifo. E tutte quelle cose lì che conoscete già tutti che se ci penso bene mi viene da stare male,

situazione sentimentale: scusa, come hai detto che ti chiami?
Chili persi: tranquilli, li ho ritrovati tutti.
Autostima: no.
Fortunata al gioco: dici tu, almeno quello? Eh. Comunque è no.

Però quest'anno ho imparato una cosa importante. 
Che fa molto, ehi, adesso è arrivato il momento “oh capitano, mio capitano” e tutti salgono in piedi sui banchi, prima uno, il più timido di tutti, poi il secondo e il terzo e il quarto e alla fine quasi tutti perché hanno capito. 

E invece no, qui è un po’ più come nella realtà e la cosa che ho capito è molto banale e quando la senti dici “eh, tutto qui?”. 
E tu rispondi "sì, tutto qui", ed è che tanto ti mancherà sempre qualcosa.

Che è un po’ brutta detta così ma a pensarci bene è proprio quello che significa. Ti mancherà sempre qualcosa, niente sarà mai perfetto come te l’eri immaginato e allora tanto vale essere felici per quello che si ha. 
Ecco, tutto qui, questa è la mia rivoluzione. 

Però non sto dicendo che cambia tutto adesso. La mia vita. Io. Per questa cosa, intendo. No, sto dicendo che è tutto uguale a prima e non cambierà. Che mancherà sempre qualcosa per me, ma che va bene lo stesso, va bene così, ho tutto quello che mi serve. E ce l’abbiamo tutti.
Quindi basta con questo cinismo delle feste e anzi, vi faccio i miei migliori auguri e spero che passerete questo Natale con le persone che amate, io lo farò. E se ci vedremo sarò ancora più felice. E basta, tutto qui. 

Auguri. 


Il video è di http://awkwardfamilyphotos.com/

martedì 17 dicembre 2013

Erano i tempi dell'università

La cosa più giusta che ho fatto nella vita è il non aver fatto quel corso sulla memoria che un tipo incontrato per strada definiva come miracoloso.

Erano i tempi dell’università: io giravo disperata per via Zamboni e avevo in faccia quell’espressione da “ma cos’è che devo fare oggi?!” ed era proprio quello che pensavo.

La sera prima ero sempre molto pronta e sicura di me,
“allora Roberti’, domani ti svegli presto, vai a lezione in Auala A, poi al seminario di storia a San Giovanni in Monte, torni al 33 e vai a parlare con quello di semiotica e gli domandi, appunto, cos’è questa semiotica e infine niente, ti metti a studiare che il 2 c’hai un esame”.

Poi la mattina mi svegliavo e nulla, sparito tutto tranne un grosso, enorme, mastodontico,
ma cos’è che devo fare oggi?!” stampato in faccia. Vuoto totale.
E i giorni passavano così.

Poi d’improvviso una luce nel buio. Anzi no, una voce sotto i portici di via Indipendenza vicino ad Altero,
- Ciao, come ti chiami?
- Roberta.
- Ciao Roberta, hai mai pensato che i tuoi studi sarebbero molto più facili se la tua memoria fosse migliore?

Boom. Così, dal nulla.
Eh infatti sì, gli dico io, ecco cos’era. 

Viene fuori che si chiama Lucio e che lui tiene ‘sto corso per la memoria.
Roberta, un corso miracoloso. Roberta, ti ricorderai tutto con facilità, Roberta. Vedi che mi ricordo il tuo nome, secondo te come faccio? È stato il corso: chiaro, no. 

Certo.
- Dimmi 37 numeri che te li ripeto tutti.  
- Sì.

E niente me li ha ripetuti tutti e 37. Sì insomma ne ha detti 37, non so se erano quelli che ho detto io per prima perché ovviamente io non mi ricordavo nemmeno il perché stessi dicendo tutti quei numeri. Però che mi chiamassi Roberta, Lucio, se lo ricordava, quindi mi sono fidata: mia mamma mi chiama Giovanna, fate un po’ voi. 

Poi lo guardo fisso negli occhi e in un attimo mi passa davanti tutta la vita che non mi ricordavo di aver vissuto: l’infanzia nella stanza più piccola della casa, quella destinata alla secondogenita. Le elementari e le medie e gli anni del bullismo che per fortuna sono finiti: adesso sono molto più indulgente con le persone e non picchio quasi più nessuno. Il liceo e credetemi quando vi dico che il liceo proprio no. E poi l’università, via Zamboni, i torni la prossima volta, hai pulito il bagno? Era il tuo turno. Hai fatto la spesa? È arrivata una bolletta, allora quando ti laurei? Hai dato l’esame? Era oggi l’esame? Quanto hai preso all’esame? Ma ancora devi dare questo esame? 18? Le tue amiche si sono laureate?

E poi il futuro,
allora come va il lavoro? E il fidanzato che dice? E i figli li fate? Ma quando vi sposate? E la casa la comprate? E il mutuo te lo danno anche se sei sola? E la pensione?

E sulla pensione ho avuto proprio paura ho guardato Lucio e poi, subito dopo, la mia mano sinistra con quella linea della vita, sottilissima e breve che è proprio la mia sicurezza e ho cominciato a ridere.

E rido ancora adesso perché ho fatto proprio la cosa giusta a non aver fatto quel corso sulla memoria miracoloso di Lucio e sono fiera di me (quando me lo ricordo) perché è sempre meglio preferire l’oblio.

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