martedì 27 agosto 2013

Sondaggio (rispondete numerosi)


Allora, apriamo un sondaggio.
Ed è la prima volta che lo faccio qui sul blog perché sapete quanto poco mi interessano le vostre opinioni. 
Ma va bene, questa volta è diverso perché la questione è davvero delicata.
Una cosa seria insomma.
E quindi questa volta vediamo cosa ne pensate tutti.

Allora, popolo dell'internet stai pronto a darmi la tua risposta.
Bene, cominciamo.

Immaginatevi la scena, è venerdì. 
Sì, lo so che oggi è martedì però facciamo che è venerdì.

Allora, è venerdì, è sera, diciamo che sono le sei, le sette della sera.
Facciamo le sette va', che è meglio.

Bene, sono le sette di sera, quindi non so, immaginate cosa fate di solito alle sette della sera: siete a casa a guardare la tv o, non so, in palestra a scaricare la tensione accumulata durante la giornata o, non so, fate voi insomma, non mi interessa cosa fate alle sette della sera era più per voi, per mettervi a vostro agio nel dare questa risposta al sondaggio.

Insomma, dai, concentrati.
Popolo dell'internet ti voglio concentrato.

Comunque, benissimo.
È venerdì sera. 
Sono le sette di un venerdì sera e dovete scegliere: apriamo sto sondaggio, dai.

State attenti adesso.
Via. 

Se il venerdì sera doveste decidere se andare a mangiare una pizza con gli amici o, sempre con gli amici, al ristorante di sushi, poi, che pizza ordinate?

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martedì 20 agosto 2013

Da innamorati si fanno cose stupide


Non so se vi ho detto della mia vicina di casa.
Una ragazzina esile e biondina, che in verità non so bene quanti anni abbia ma non mi importa perché io mi oriento grazie alle fasi: come ogni adolescente che si rispetti le ha passate tutte.

All'inizio è stata rapper. 
Che io non l'avevo nemmeno capito, credevo solamente che si vestisse con gli abiti di suo fratello maggiore e dicevo,
"ah però l'Isabella che ragazza matura non le importa della moda e di tutte quelle cose lì".
E invece no, era proprio una moda, aveva tutto in taglia extralarge, t-shirt, felpe, scarpe, calzoni e sono stati proprio i calzoni che l'han fatta passare alla fase successiva, un giorno infatti è inciampata sul risvolto del pantalone e ha chiuso col rap.

Ed è passata al neo-melodico. Per me, in quanto vicina di casa è stato il periodo più duro: dalla mattina presto fino alla sera tardi dalla casa a fianco si sentiva Gigi D'Alessio, che secondo me anche Gigi D'Alessio avrebbe detto, "eh basta co' 'sto Gigi D'Alessio". 
Così un giorno mi son svegliata prima di lei ed ho iniziato il mio contro attacco; e indovinate cosa ho messo a tutto volume? 
Esatto, Gigi D'Alessio. 
Perché c'è solo un modo per non avere 
"il vicino di casa che ascolta Gigi D'Alessio a tutto volume" 
ed è essere 
"il vicino di casa che ascolta Gigi D'Alessio a tutto volume".
Così ha smesso. Si è resa conto cosa significasse ed ha smesso.

Subito dopo è arrivato il periodo biker.
Una fase difficile per lei questa per una serie di motivi, innanzi tutto ha cominciato in estate e in estate non è bello indossare giacche e pantaloni di pelle. Inoltre, da non sottovalutare, c'era il piccolo particolare che non aveva una moto. Ed è dura fare la biker se non hai una moto.

Comunque ora è dark/emo.
Ha riciclato un po' di cose in pelle ed è diventata dark/emo.
Ecco, bene, non so se ve l'ho detto, ma si è fidanzata. 

Sono troppo contenta per lei perché sta sempre da sola, non parla con nessuno e non esce mai (no, non stiamo parlando di me) e finalmente proprio nel dark ha trovato l'amore.
Un suo simile, poi. 

E ridono. E si tengono per mano. E si vestono di scuro. E passeggiano e lui la protegge dai raggi solari con un enorme ombrello nero da pioggia. E mangiano la testa alle lucertole, credo. Non so bene cosa facciano. 
Comunque, non vi sembra una cosa romantica? 
Sì, insomma, se non facessero paura, intendo.

Che poi il romanticismo fa sempre paura.
Perché si è innamorati e quando si è innamorati si fanno cose stupide e le cose stupide fanno paura, tipo dare la cuffietta all'altro e perdere così la stereofonia.

Oppure basta pensare ad un mio amico che si chiamava Ludovico (e dico chiamava non a caso) che per festeggiare il suo primo anno di fidanzamento con Marta ha voluto riproporre tutto quello che avevano fatto al loro primo appuntamento perché, 
"sai, è così romantico e noi siamo così innamorati".
Allora si sono vestiti come si erano vestiti un anno prima, han detto le stesse cose che avevano detto un anno prima, han guardato lo stesso film e poi sono andati in metropolitana a prendere il te sui binari come avevano fatto un anno prima. 
Non importa che un anno prima ci fosse lo sciopero dei mezzi e un anno dopo no. Han voluto prendere quel te sui binari. L'ultimo te.

Oppure, peggio ancora, io stessa, che stupida.
Pensate che diversi anni fa ero molto innamorata di uno che non voleva più stare con me e che qui, per motivi di privacy, indicherò come Matteo Lorenzini residente in via Dante 22 interno 5c, Bologna, e quando lui mi ha detto che si era innamorato a sua volta di un'altra, ho risposto: 
"dai, non importa, sono felice per te".

Sono felice per te.

Pensate che cosa stupida.

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martedì 13 agosto 2013

La cena di classe

È Agosto.
E cosa succede in Agosto a parte il caldo, le zanzare, l'eritema, l'afa, la sabbia negli occhi e la fine delle ferie? 
La rimpatriata con i tuoi amici del liceo. Esatto.

Che poi a me va pure bene perché mi piacciono i miei amici del liceo.
Questo lo dico nel caso in cui dovessero leggere questo post anche se non vengono mai sul blog. Stronzi. Come al liceo proprio.

Che poi quando ci sono queste riunioni sento una vocina dentro la mia testa che casualmente ha lo stesso timbro di mia madre che mi dice,
"Vedi, la Lorenzetti ha avuto un bambino".
"Ah la Scrofani si è sposata".
"Rosso è abbronzato, sarà stato anche quest'anno alle Mauritius".
"Certo che la Marani è proprio dimagrita".

E cose così. 

Mi rassegno alla vocina e vado con Torti che incomincia a parlarmi del suo lavoro.

- Oh è andata bene poi quella cosa che ti dicevo l'altra volta, Robi: abbiamo venduto ai giapponesi. 
- Ah bene, son davvero contenta.
- Eh sì. Meglio di come ci aspettavamo. Tieni, fumiamoci 'sta sigaretta che ti racconto.
- No, grazie. Ho smesso.

HAI SMESSO??? 
Si è alzato un coro.
HAI SMESSO?

Fermi tutti. Alla rimpatriata del liceo io ero l'unica ad aver smesso di fumare.
L'unica.
L'unica di quelli che avevano iniziato, si intende.

Perché è strana questa cosa dello smettere di fumare, per esempio io ero diventata di colpo "però Robi, quanto sei stata brava a smettere di fumare, che forza di volontà. Che tenacia. Che tempra." e Rampulli che non ha mai iniziato non se l'è calcolato nessuno.

Ma va be'.

In verità non è che sia stato così difficile smettere. Sostanzialmente non le ho più comprate. Ho smesso così: un giorno ho deciso di non comprarle più ed è andata. Poi dopo penso che la pigrizia abbia fatto il resto. Dimmi di non fare qualcosa e io non la farò.  

"Non fumare più, Roberta". 
"Okkey", rispondo io. 
Stesa sul divano. 
A guardare la televisione.

Ma non importa, ripeto: ero l'unica ad aver smesso di fumare.

Così la vocina nella mia testa ha cambiato timbro. 
Non più quello di mia madre, ma quello di Piero Angela in Quark. 
E ha iniziato,

- Va be' comunque è l'unica cosa che hai fatto in questi 10 anni da quando non vi vedete, Roberta, non la puoi sminuire così. Esaltala. Pensa a qualcosa che comprenda fatica. E impegno. E proiettili stretti nei denti per non provare dolore. 
Fai finta che sia qualcosa di straordinario che hai fatto solo tu. Pensa a qualcosa. Inventa.

+ Va bene, Piero. Potrei dire che ho smesso con la sigaretta elettronica.
- Ma no, dai, qualcosa di più impressionante. Pensa.

Ed erano tutti lì che strabuzzano gli occhi, increduli, a chiederti come avevi fatto. 
E subito la mente va ad una bambina coi capelli rossi e le lentiggini e l'apparecchio ai denti che alla lavagna durate l'interrogazione cercava un suggerimento:

- Allora, Roberta, è un gerundio o un gerundio? Gerundio o gerundivo? Guarda la lavagna, è facile. Gerundio o gerundivo? Non guardare i tuoi compagni. Hai tutto quello che ti serve scritto alla lavagna. Gerundio o gerundivo?

- Gerundivo.

- Tre.

+ Hai ragione tu, Piero. Non la posso svilire così. Farò quella che non vuole svelare i suoi segreti: li confonderò con quella cosa della macchina.

"Poi i miei genitori mi hanno pure regalato la macchina, perché ho smesso".

Vuoi la macchina? Se smetti di fumare ti compriamo la macchina. Quella che vuoi tu. Purché "quella che vuoi tu" sia una Panda di seconda mano a metano. Visto che è tua la puoi prendere quando vuoi a meno che non serva a me. O a tua madre. O a tuo fratello. O al figlio dei vicini. 


+ Va be' mica la devo per forza raccontare così come è andata, vero Piero?

- Esatto Roberta, e poi di' quella cosa che adesso stai meglio, che è una liberazione, che "non avete idea di quanto si sta bene, senza". Tu ci sei riuscita, ricordatelo.


E mentre mi raccontavo tutto questo mi sono sentita per la prima volta come quella intelligente fra i geni della mia classe. Quella che muore prima di tutti gli altri sotto un tram.


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martedì 6 agosto 2013

Come nascono i bambini


Sì perché è estate ed in estate ci vogliono argomenti leggeri e divertenti.
E cosa c'è di più leggero e divertente del sesso, direte voi. 
E no, dico io.

Il sesso è una tragedia.
Soprattutto quando ti trovi nel posto sbagliato al momento sbagliato. E il mio posto sbagliato e il mio momento sbagliato è qui, a casa di Jacopo, sette anni, che in questo momento mi sta chiedendo come nascono i bambini. 
A me. 
Io, la persona che sarà ricordata nei secoli dei secoli come la stronza che ha rovinato per sempre l'ingenuità di questo povero bambino che ha solo sette anni.

Oh, aspetta un momento: hai sette anni Jacopo e com'è che ancora non sai nulla?!
Ma che vi insegnano a scuola?! 
Ah, dannato sistema scolastico. Ah, dannata Montessori.

È che i bambini son curiosi. Poi la madre di Jacopo è incinta e lui la vede la sua pancia che diventa sempre più grande, sempre più grande e non sa come è successo, come è potuto capitare. 

"Eh Jacopo, vedi, quando due persone si piacc/"
No, no, ma stiamo scherzando?! Non sarò di certo io a rovinargli la vita. Che poi è un attimo che questi bambini capiscono che l'han fatto anche i loro genitori e niente sarà più come prima.

No.

Da me non saprai niente mio caro Jacopo. 
Le tue domande confuse potrai rivolgerle a "cioè" e a tutti quei giornalini lì. È giusto così.


Così, in barba a tutti quegli educatori che sostengono che è sempre meglio dire la verità, descriverò a questo bambino come nascono i bambini con l'unico metodo che uilizziamo tutti quanti quando non vogliamo, o non sappiamo, spiegare qualcosa.

- Perché così vuole dio, Jachi.
+ Robi, io sono agnostico.
- Andiamo Jacopo, hai sette anni, non sai nemmeno che vuol dire agnostico.
+ Certo che lo so, l'agnosticismo è un atteggiamento concettuale con cui si sospende il giudizio rispetto a un problema, poiché non se ne ha, o non se ne può avere, sufficiente conoscenza. Per un primo periodo sono stato ateo ma poi ho pensato che fosse lo stesso atteggiamento dei credenti e non mi è piaciuto.

Ah, dannato sistema scolastico. Ah, dannata Montessori. Ma che vi insegnano a scuola?!

Va benissimo, niente dio, non sarà la prima volta. E poi io sono una tipa che ha fantasia. E immaginazione. E sensibilità.
Ecco, sensibilità.
Devo trovare una versione al "come nascono i bambini?" che non lo sconvolga per sempe.

Così ho inventato questa storiella davvero carina che potete utilizzare anche voi se magari vi capita,

"ti ricordi quando tua madre aveva sempre fame, sempre fame e più mangiava e più aveva fame e non sapevamo cosa avesse e come facesse ad avere sempre fame?
Ecco, un giorno ha trovato un bambino tutto solo che si era allontanato dai genitori, così, senza essere vista da nessuno, l'ha mangiato in un sol boccone e ora non ha più fame. 
Però siccome l'ha mangiato che ancora era vivo, adesso è vivo anche dentro la pancia di tua madre e tra un po' sarà così grande che non ci starà più lì dentro e lo dovrà far venire fuori: ed è così che nascono i bambini, da sempre e per sempre, Jacopo".

E mi sembra davvero un racconto che può funzionare senza quella cosa traumatizzante del sesso, no?

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martedì 30 luglio 2013

Compra il caffè

Io non so se ve l'ho già detto, forse sì, non mi ricordo, ma il mio problema è la memoria.
Mi ritengo una persona abbastanza intelligente.
Sì, insomma, più della media.
No, davvero, non è che mi sto montando la testa. O che non sono obiettiva.
Per esempio riconosco che la mia intelligenza sia scemata col tempo.

Da piccola ero un vero e proprio genio. Posso dire di aver iniziato molto presto a parlare, per esempio. Molto più in fretta rispetto a tutti i miei coetanei. 
La prima cosa che ho detto è stata: "scusa, puoi ripetere? Non capisco ancora bene la vostra lingua, sto imparando". 
Poi dopo no. Più crescevo e più questa intelligenza rallentava. Adesso il più delle volte quando voglio qualcosa, la indico. 
Ma rimango comunque di intelligenza superiore alla media, tanto che in questo periodo di intercettazioni e privacy negate ho sviluppato un sistema per comunicare senza che nessuno possa capire cosa voglio dire. Messaggi in codice.

Ed è per questo, stavo dicendo, che il mio problema è la memoria perché la sera, prima di andare a dormire, mi lascio questi messaggi criptati seguendo una logica precisa che la mattina dopo però, non ricordo che significano. 

Una settimana fa mi sono scritta "vai a prendere nonno alla stazione".
Chissà cosa volevo dire?!
Due giorni fa, "pulisci il bagno". Lo ignoro completamente.
Poi, quello più recente, ieri sera, "compra il caffè".

"Compra il caffè", chissà a cosa mi riferivo? 
"Compra il caffè". Do un'occhiata alla situazione in Colombia ma niente, non mi sembra che ci sia niente che possa ricondurre a me.
"Compra il caffè", forse intendevo, "datti una svegliata, Roberta. Siamo ad Agosto, del 2013, dai".

Compra il caffè.
Compra il caffè.
Proprio non ci riesco a ricordarmi che intendevo.

Che poi è anche difficile concentrarmi perché ho finito il caffè e proprio non ce la faccio.
Compra il caffè...

blog umoristico, umorismo, caffè, privacy, messaggi in codice, intercettazioni

martedì 23 luglio 2013

Francesco Barzetti


Se c'è una cosa che proprio non mi piace fare è scrivere ma questa volta non ne posso fare a meno. No, davvero, a me non piace scrivere ma è ora di finirla con tutto questo meglio non dire, meglio non fare, lascia perdere e tutte quelle cose lì che conosciamo bene tutti.

Poi ci lamentiamo che l'Italia stia male.
Che l'Europa stia male.
Il mondo stia male.
Che l'intero universo stia male.
Certo, dico io, se in giro ci sono ancora persone come lui, Francesco Barzetti.

Perché sono sicura che voi tutti abbiate un vostro Francesco Barzetti personale ed è ora che veniamo allo scoperto.

Francesco Barzetti, la persona più egoistica ed egocentrica sulla faccia della Terra.
Francesco Barzetti, la persona più sopravvalutata del creato.
Francesco Barzetti la risposta a tutti i mali dell'umanità.
Francesco Barzetti.

Okkey, non lo conosco da molto, ci siamo incontrati la prima volta in ospedale non più di due anni fa, io ero andata a trovare una mia amica, Rossella Pienadimonte che era ricoverata lì per un intervento, poca cosa, due giorni al massimo e sarebbe tornata a casa. Ed è proprio in quella occasione, stavo dicendo, che me l'ha presentato.

Da quel momento è stato un continuo Francesco di qua, Francesco di làA Francesco non piace. Francesco non vuole. Quanto è bello, Francesco. Quanto è caro, Francesco. Oggi mi ha sorriso, Francesco.
Tutto gira intorno a Francesco.

Ma a me è bastato veramente poco tempo per capire chi si nascondeva realmente dietro quella faccia d'angelo di Francesco Barzetti: un prepotente.

Quando Francesco ha fame si ritorna a casa perché deve mangiare, quando ha sonno si deve far silenzio perché deve dormire. Non importa se hai invitato gente o vuoi ascoltare della musica per rilassarti, no, quando ha sonno Francesco deve dormire.

Devo ammettere comunque che ha un discreto fascino perché tutti parlano di lui:

"Roberta, non sai chi ho visto al mercato? Esatto Francesco, andava dal dottore"
"Roberta, hai saputo poi come sta Francesco?"
"Roberta, sei andata a trovare Francesco?"

Anche se non me lo spiego proprio perché tutti siano così tanto attratti da questo Francesco: io, per esempio, non capisco nemmeno cosa dice. Cioè secondo me non si esprime molto bene, ha delle difficoltà nella comunicazione.
E non è un problema solo mio, ho visto che in parecchi non riescono a comprenderlo appieno. 
Anche Rossella che lo conosce meglio di me gli domanda le cose due o tre volte come minimo e molto lentamente perché non risponde mai in modo chiaro.

All'ora di pranzo per esempio lei gli chiede sempre, 
Francesco, vuoi le penne o gli spaghetti?
e lui bofonchia qualcosa che è molto diverso sia da "voglio le penne" che da "massì, oggi vada per gli spaghetti che le penne le ho mangiate ieri".
E allora lei lo ripete, piano, 
le penne o gli spaghetti? 
Le penne o gli spaghetti? 

Lui si spazientisce e finisce sempre che gli indica gli spaghetti, così, con sufficienza, senza degnarsi di rispondere per bene.

Ed è anche per questo che secondo me non è quel genio che tutti credono che sia.

Si distrae facilmente: un giorno al lavoro stavamo facendo una cosa importante e lui perdeva sempre la concentrazione. Con tutto, una gomma per cancellare, una penna, le forbici. Ecco, mi ricordo che proprio le forbici gliele abbiamo dovute nascondere.

Ma certo, direte voi, è una mente creativa: sarà uno spasso solo averlo vicino. 

Sì, un gran divertimento, se ti incontra per strada non ti saluta nemmeno, fa finta di niente: sono sempre io che mi devo fermare,
"ciao Francesco, come stai?" 
e lui a volte risponde a volte proprio niente, dipende se è in vena oppure no. 
E tutti che lo giustificano, Francesco Barzetti.
Poverino, Francesco Barzetti.
È così dolce, Francesco Barzetti.
È così tenero, Francesco Barzetti.
Ha solo due anni, Francesco Barzetti.

Dicevo comunque che a me non piace per niente scrivere, piuttosto mi piace raccontare una storia facendo credere di stare dicendo una cosa e poi no, non è quella.

scrittura, egoismo, giocare


martedì 16 luglio 2013

Tutti al mare (breve guida per la sopravvivenza in spiaggia)

Ho trovato un posticino al mare dove si sta da dio.
Non c'è nessuno, anche adesso che siamo praticamente ad Agosto è quasi deserto: nessun bambino che strilla, nessun adulto che lo rincorre. Relax più totale, insomma: si chiama montagna.

No, scherzo, d'estate si va al mare.
Insieme ad altri milioni di persone, ma si va al mare.
Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di scrivere questa guida per la sopravvivenza in spiaggia e aiutarvi a riconoscere i vostri vicini di ombrellone e il loro grado di pericolosità all'insegna del “conosci il tuo nemico e impara a difenderti”.
Iniziamo.

Al primo posto della classifica ci sono di sicuro i blogger. Ci tengo a specificare che con blogger qui intendo l'animale 2.0, il selvaggio del social network, la belva che ha almeno una fotografia, in cui si fa una fotografia, tenendo in mano una reflex. Li chiamo blogger così, per comodità.

I blogger al mare sono pericolosissimi per la rapidità con la quale si muovono in spiaggia: giusto il tempo di stendere l'asciugamano, scattare qualche foto in giro e se ne vanno. Rapidissimi. In pochissimo tempo la tua "due giorni di completo relax lontano dagli impegni e dalla famiglia" sarà sulla bocca di tutti.
Tempo 2 ore e riceverete la telefonata di,
vostra nonna "avevi detto che non venivi a mangiare da me perché dovevi lavorare ed invece sei al mare, ho visto la foto dei tuoi piedi su Facebook".
Il vostro capo "avevi detto che non venivi a lavorare perché dovevi andare a mangiare dai tuoi nonni e invece sei in spiaggia, ho visto la foto dei tuoi piedi su Facebook".
Vostra madre: “ma sei in spiaggia? Ho visto la foto dei tuoi piedi su Facebook. Ma hai mangiato?”
Quindi attenzione ai blogger, ripeto, attenzione ai blogger.
Per fortuna riconoscerli è molto semplice: sono bianchicci, curvi nella classica posizione di chi ha sempre in mano un telefonino e guardano sempre il telefonino che hanno in mano.
L'unica cosa da fare per sconfiggerli è scrivere nel vostro stato quel messaggio che conoscete bene tutti, 
qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo” e così via.
No, fatelo. Davvero. Funziona.

Al secondo posto troviamo le famiglie numerose. Riconoscerle è facile perché, appunto, sono numerose. E in più hanno di tutto, creme, cremine, sdraio, spiaggine, ombrelloni, divani, poltrone, letti a castello.
In questo caso l'unica cosa da fare è portare sempre con voi uno spray al pepe e appena si avvicina un qualsiasi componente della famiglia tirarlo subito fuori che se vi gira bene vi invitano a pranzo e voi lo offrite per condire la pasta.

Al terzo posto entrano di diritto quelli che assomigliano al tuo primo grande amore. Quelli che "ma guarda quello se non sembra, aspetta com'è che si chiamava?! Guido, mi sembra. Guido, sì". 
Che fai pure finta di non ricordarti il nome di Guido, altrimenti detto "mia imperitura ossessione da quando ho dodici anni, certo che ti presto l'unico foglio protocollo che ho nel giorno dell'esame, macché scherzi?!”
Guido, no? E giù, depressione a non finire, che in questi casi ti chiedi se non sia un segno tutta quell'acqua che hai davanti a te. È il mare. Ah già.
Quindi tenetevi lontani da quelli che assomigliano al vostro primo grande amore, di solito riconoscerli è facile: sono quelli che proprio non vi calcolano.

Poi c'è il fisico che, ahimè, non è chiamato così per la prestanza, ma per la laurea in Fisica, appunto.
Attenzione ragazzi perché il fisico al mare vuole spiegare tutti i fenomeni presenti in questo suo nuovo habitat per cui è davvero pericolosissimo, da quando lancia le meduse per vedere se le loro proprietà urticanti si inibiscono in aria a quando attacca chiavi arrugginite agli aquiloni facendo la danza della pioggia. 
Va comunque detto che la dannosità del fisico decade all'ora del bagno quando vorrà dimostrare il principio di Archimede 
un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l'alto pari al peso del volume del liquido spostato", insomma, in poche parole, galleggia. Ma non lui: il fisico, al mare, affonda.

Infine, all'ultimo posto delle nostra classifica de "le persone che non vorresti mai incontrare in spiaggia", entrano a pieno titolo le professoresse in pensione.
Dai, siamo seri, chi ha mai pronunciato la frase 
“oh, lo sai chi ho incontrato al mare? Quella di Latino, la Buzzanca. Eh, dopo tutto questo tempo, quanto son stata contenta”?! 
Nessuno. Perché nessuno è contento di rivedere la Buzzanca, sul bagnasciuga, a Luglio. Nessuno.
Ma anche in questo caso non potete sbagliare, le professoresse in pensione al mare le riconoscete subito: sono quelle che io, in macchina, cerco di investire.

blog umoristico, umorismo, estate, spiaggia, guida di sopravvivenza, mare
Immagine di Jonas Bendiksen