martedì 3 marzo 2015

Sempre no.
Da piccola dicevo sempre no.
Roberta, metti in ordine la stanza.
Roberta, fa’ i compiti.
Roberta, vai a scuola.
La risposta era solo una, no.

Sì, una ribelle.
Credevo che col tempo sarei cresciuta così.

Anche perché poi c’è stata la fase alternativa.
Avete presente no, gli alternativi, tutti piercing e tatuaggi?!
Ecco, così.

Però senza quella cosa dei piercieng e dei tatuaggi che mi fanno un po’ impressione alla fine.
Oh ma non su gli altri, su di me. Questa è la frase che si deve sempre dire quando qualcuno ammette di non amare i tatuaggi.
No, no, ma su gli altri mi piacciono molto, è su di me che, boh, non so.

E già da questa cosa dovevo capire le prime avvisaglie.
Sì, che non ero poi così tanto contro il sistema.
Sarò un genio ribelle, mi dicevo, poi col tempo ho capito che di genio avevo ben poco.
Ma credevo mi rimanesse il ribelle.
E invece,

un bel giorno mi sveglio, un giorno che sembrava davvero come tutti gli altri, faccio colazione, mi preparo, normale, tranquilla, poi dopo un po’ sento mia madre dire ad un mio amico,

“portati un golfino ché la sera fa freddo”.

E non era la voce di mia madre, era la mia.

Quindi niente ragazzi, la trasformazione è ormai completa.

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martedì 24 febbraio 2015

Ho sempre fame

Ho sempre fame.
E lo sapete perché ho sempre fame? Perché voi state sempre a cucinare. 
Siete diventati tutti cuochi.
Tutti esperti.
Tutti cinque stelle Michelin.
Tutti, lo sto per dire, chef.

Accendi la televisioni ed eccoti un programma di cucina nuovo.
Sempre. A qualsiasi ora. 
Mattina, pomeriggio e sera.
Per tutti i gusti.
Sei vegetariano? Eccoti ventimila programmi sulla cucina vegetariana.
Sei normale? Eccoti ventimila programmi sulla cucina normale.
Sei masochista e vuoi che tre persone ti umilino come nemmeno tua madre è capace di fare? Eccoti Masterchef.

Va be’ che sui programmi di cucina devo stare zitta visto che proprio grazie a loro ho conosciuto il mio futuro marito.
Cracco? No, no, macché Cracco.

Giorgione. Giorgione orto e cucina.

Anzi voglio fare un appello personale
“Giorgione sposami e poi cucinami sempre quello che vuoi tu”.

Va be’, direte voi, non guardare la tv e bona lì.
E invece no, perché questa cucina è dappertutto. Anche sull’internet. 
Sull’internet tutti hanno un blog di cucina. O un canale di cucina. O delle fotografie di cucina. O mangiano qualcosa in cucina. Sempre. E io con l’internet ci lavoro e non posso mica spegnerlo ché altrimenti non mangio e io ho sempre fame. 
Ecco, ci risiamo, vedete che è proprio un circolo vizioso? 
Mi sembro bipolare. Più del solito, intendo.

Fatto sta che son sempre a dieta.
Adesso che vivo da sola sto seguendo quella dei piatti sporchi e devo dire che funziona, ma non la puoi far per sempre altrimenti muori.

Si fa così,
primo giorno cucini, colazione, pranzo, cena.
Secondo giorno cucini, qui varia un po’ da persona a persona e dai rifornimenti che avete in casa, colazione, pranzo e cena.
Terzo giorno guarda se riesci a cucinare, colazione, pranzo ed io di solito mi fermo qui perché ho finito i piatti puliti.
E niente, basta, non mangi più nulla finché non rilavi i piatti.

Come dicevo però è un po’ pericolosa: se sei una persona pigra o se non hai la lavastoviglie devi stare attento a non digiunare per sempre.

E quindi son passata a quest’altra dieta più intelligente, di mia invenzione.
Parte proprio dalla spesa, così, solo per farvi capire quanto è ragionata.


Tutto molto semplice quindi, andate a fare la spesa, seguite quelli magri e guardate cosa hanno nel carrello. Poi mangiateli. 

Sì, i magri.


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martedì 17 febbraio 2015

Ho finito i finestrini in cui fare finta di guardare fuori


Un consiglio, non guardate “The Wolf of Wall Street” con vostra madre.
Avete presente, no, il film con Di Caprio squalo della finanza?! 

Sì, dai, quello in cui Di Caprio fa sesso. E poi fa sesso. E poi fa ancora sesso. E poi la scena, quella famosa, in cui fa sesso. E poi finalmente, alla fine, in cui fa sesso. Capito no?!

Ecco, non lo guardate con vostra madre altrimenti sarete lì a dire, "Ahhh finalmente un film con Di Caprio" e i ti fidi di me? Certo che mi fido di te e tutte quelle cose che avete in mente quando c’è un film con Di Caprio, ma lui inizia col fare sesso e tu pensi “ehi Jack, salto io, salti tu, ma qui c’è mia madre, stai un po' più tranquillo”.

Ok, forse io ho un po’ di problemi quando si tratta di parlare di sesso con i propri genitori. Come i… sì, dai, come si chiamano quelli che hanno problemi a parlare di sesso con i genitori? Ah sì, italiani. Io ho un po’ di problemi in questa cosa perché sono italiana ma anche tu Jack, datti un contegno, ti prego.

Ma non è solo una questione di cinema, no, ormai il sesso è davvero dappertutto che è proprio impossibile frequentare i propri genitori, a meno che non si viva in un eremo sperduto, nelle montagne sperdute, di un posto sperduto. E anche lì, spera solo che non prenda il segnale radio.

Nelle canzoni infatti è pieno.

Proprio pochi giorni fa ho dovuto fare un viaggio in macchina coi miei genitori. Due ore almeno, in un locale stretto con chi mi ha generata. Capite che già di per sé non è il massimo della vita ma tant’è.
Accendiamo un po’ la radio almeno passa prima.
Inizia Baglioni. Oh bello Baglioni. Bello. Non proprio il mio cantante preferito ma bello,
"Quella sua maglietta finaaaa tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto…"

Cazzo no! Claudio, dai.

Concato. Ah Concato, finalmente, uno puro con quella sua voce. Dai Concato, ti prego, aiutami tu.

Poi inizia quella canzone stupenda sulla spiaggia, e maggio e la nascita di una nuova vita, "a Maggio nasce un fioreeee" bella tra l’altro perché io son nata proprio a Maggio e allora me la sento mia, poi la ascolto bene: ma voi avete capito che ha fatto quel Concato su quello scoglio?!

Dai, no. Basta: anche “fin che la barca va’” ad ascoltarla bene ha dei significati lubrichi.

Ecchecos'è?! Dai ragazzi, ma che avete? Easy. 

Son con i miei genitori. In macchina. Dai. Ho finito i finestrini in cui fare finta di guardare fuori. Vi prego, basta.


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martedì 10 febbraio 2015

I giorni della merla

Ehi ragazzi son tornata.

Vi voglio dire la verità, non volevo ricominciare, ma poi vista la grande insistenza di tutti voi, eccomi qui.

La grande insistenza di tutti voi che siete dentro la mia testa, voi voci felici, sia chiaro, perché se devo aspettare voi in carne ed ossa invece.

Oh niente eh.
Nada de nada.

Vi dirò quello che mi dice sempre mia madre,
“utilità zero”. 
Ma certo dico io, con tutta questa tecnologia sempre attiva non servite più a nulla.

Non come Alfio, il signore d'altri tempi che vive qui vicino, in campagna, esperto del tempo.

Perché che freddo è? 
No, ragazzi veramente, fa freddo.
Va bene i giorni della merla ma tra la pioggia, il vento e la neve, fuori è magnifico ma anche no, dico io.

Ed è proprio per la neve che ho interpellato l’utilissimo Alfio.

Lui è un uomo della natura, sa interpretare i cambiamenti del cielo. Le nuvole. I colori.
Poi viene proprio dalla Terra quindi che so, le cipolle, per esempio, che voi utilizzerete solo per fare il sugo se va bene, per lui rivelano le condizioni meteorologiche da qui ad Agosto, quindi chi più di Alfio mi sa dire con certezza l’incertezza del tempo?!

“Alfio, secondo te nevicherà?” gli ho chiesto proprio pochi giorni fa.

Lui ha guardato il cielo, poi l’orizzonte, poi ha sputato per terra e ha guardato l’ombra dei cipressi farsi lunga. Poi, con calma, ha tirato fuori lo smartphone ed è andato su IlMeteo punto it e sì, ha detto che avrebbe nevicato.

Ed infatti ha nevicato.

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martedì 16 dicembre 2014

Per le vacanze di Natale

Ai miei amici ho detto che lavoro. Lavoro sempre. Senza sosta. Mi spiace.
Ai colleghi del lavoro ho detto che uscirò a divertirmi coi miei amici.
Ai condomini che sono in vacanza, quindi niente riunione per me, non so quando tornerò.

All’associazione “atei convinti” che mi sto riavvicinando alla fede.
A quelli della parrocchia che ho in programma una setta satanica.

A quelli della piscina che vado al MacDonald.
Al mio rosticciere di fiducia che sto provando a diventare vegana.
E ai vegani ho detto che non stanno salvando il pianeta: creano solo problemi quando andiamo al ristorante in gruppo. Ma questa è un'altra storia.

Ad uno sull’internet ho detto che andrò a casa dei miei genitori e starò in famiglia.
Ai miei genitori che starò da uno che ho conosciuto sull’internet.

In realtà io sono sul divano. E ci starò tutte le vacanze.

Ed è lì che mi ritroverete fino al 6 gennaio. Quindi vi faccio gli auguri già da adesso: ci rivediamo ad anno nuovo. Forse. Ci devo pensare. Ciao a tutti. 


martedì 9 dicembre 2014

Cosa bolle in pentola

Ve l’ho detto no, che ho cambiato casa e non vivo più coi miei?!
Bene, quello che non sapete è che adesso mia madre ha cominciato a minacciarmi e lo fa sempre nella stessa maniera: “Robi, ti mando su l’insalata di riso”.

Già, se l’aveste mai assaggiata sapreste di cosa parlo: l’insalata di riso di mia madre è una cosa che boh, non si riesce nemmeno a spiegare. Potrei dire cattiva ma la sminuirei. Davvero.
L’insalata di riso di mia madre non è solo cattiva.

Poi riesce a farla sempre più cattiva.

Io ogni volta penso “okkey, peggio di così non la può fare” e invece mi sorprende sempre che in un certo senso è pure una cosa positiva: posso dire che mia madre in cucina mi sorprende sempre.

Dovete capire che ogni volta che entro e faccio,
“mmm, cosa bolle in pentola?!”, so già che visto che la pentola è quella di mia madre ci sarà qualcosa di grosso. E che ha sofferto molto. E forse non è nemmeno tanto morto. 

Non fraintendetemi: lei si impegna davvero un sacco ma niente, è un amore a senso unico. Però non demorde: per lei la cucina è come una missione impartitale dall’alto,

“uomo, tu lavorerai con fatica. Donna, tu partorirai con dolore. E tu invece Rita, cucinerai”.

E poi è sempre lì che sperimenta, e fa, e si impegna, e mi cucina di tutto davvero,

“Robi, prendi quel piatto cupo che mamma ti versa il minestrone".

E con cupo con lei si intende triste. 

Però quando fa le minestre sono quasi felice, ché io ho paura di poche cose nelle vita e quelle poche sono le polpette di mia madre. E quando mi chiamava e mi diceva “guarda che stasera ho fatto la minestra” io ero contenta e ringraziavo che non avesse fatto le polpette.

E allora voi a questo punto direte, 
“ma cucinati da sola” e io vi rispondo “calmi tutti” perché c’è solo una persona che cucina peggio di mia madre e quella persona sono io quindi, 
“grande mamma, sei la migliore mandami su l’insalata di riso ché già so che per oggi non mi sono preparata nulla”. <3

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martedì 2 dicembre 2014

Per fare un tavolo

I miei genitori sono tornati da un corso di messaggi subliminali e mi hanno detto che c’è un appartamento in affitto qui a due passi.

E quindi li ho fatti contenti. Tra l’altro me ne sono proprio andata in un’altra città: lo dico anche per rispondere a tutti quelli che mi fanno, preoccupati,
“Roberti’, che fai? Non ti si vede più!”,
è che me ne sono andata a Bologna,

che poi dopo anche a Bologna mi dicano 
“mo, Roberta, mo cosa fai? Mo non ti vede mica più”, da leggere con tipico accento bolognese, è un altro discorso.

Comunque niente, sono andata all’Ikea perché in ogni nuova cosa, io parto col fare shopping. E poi sì, dovevo comprare dei mobili nuovi. 

Per il letto ho fatto coi bancali che mi ha regalato Silvia che io lo voglio ripetere anche qui, è la numero uno :)
I bancali tra l'altro sposano bene il mio essere radical chic con il mio non avere veramente una lira. È venuto benissimo, che nemmeno io credevo potesse venire così bene, in più è pure comodo, che per un letto è una cosa molto positiva, no?!

Ma per il tavolo non ho potuto. In realtà sono stata tanto senza tavolo. Almeno un mese. Che non è un tempo molto lungo ma solo se hai un tavolo. 
Solo quando non hai un tavolo capisci quanto è importante un tavolo. 
Che senza letto non ci puoi stare lo sai anche senza provarci ma senza tavolo ti rendi conto solo quando non ce l’hai il tavolo.
E quindi son andata all’Ikea. Di sabato pomeriggio. Una cosa ammissibile solo se hai un fidanzato. E lo odi. 

Quando vai all’Ikea capisci due cose,
c’è gente più brutta di te che si fidanza e c’è sempre qualcuno coi capelli più sporchi dei tuoi. Sempre.

E l’ho comprato il tavolo. Semplicissimo e lineare perché poi quando vai all’Ikea c’è quella cosa che i mobili te li devi montare e quindi meglio andare sul facile.
Così l’ho preso, son andata a casa e ho iniziato a montarlo.
Un disastro, con tutte quei disegnini, stavo per mandare tutto all’aria quando poi ho iniziato a seguire le istruzioni della canzone “per fare un tavolo”.

E niente, ha funzionato.

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