martedì 25 febbraio 2014

Se non mi sbaglio

Allora, se non mi sbaglio, ci dovrebbe essere un cavatappi. 
Un cavatappi? Un cavatappi, sì. Avete mai visto un cavatappi? Un cavatappi.
Poi l’agenda, il tappino di una penna, la matita, il portamina, un fazzoletto usato, una cartolina di Marotta. 

Una fototessera. Non mia. Una Polaroid sbiadita. Il biglietto del cinema di quando sono andata a vedere Cloud Atlas. Quanto mi è piaciuto quel Cloud Atlas. Quello è uno degli ultimi film veri che ho visto, oramai vado al cinema solo per vedere quei cartoni animati come se avessi dei bambini senza quella cosa spiacevole dell’avere dei bambini.

Poi una caramella sciolta e un pacchetto di gomme da masticare dell’ultimo che mi ha chiesto “vuoi una gomma?” ed io ho risposto “sì” ché tanto lo sanno tutti che se non si fa quella cosa del “si chiama Pietro” nessuno ve le ridà. 

Poi un blocco vuoto per prendere appunti. Una Moleskine ancora nuova per prendere appunti. Post-it se per caso dovessi prendere appunti. Tovagliolino di carta con scritti gli appunti. 

Ago e filo. Un gomitolo di lana rosso. Un uncinetto. Un maglioncino con un piccolo buchino sul collo ma tanto non si vede.
  
Un po’ di sabbia di quando sono andata al mare a correre. Una pagina del libro che ho letto quando sono andata al mare a correre.  

Sciarpa. Cappello. Un guanto. L’altro guanto. Ah no, è sempre quello. Un guanto e basta.

Caricabatterie del cellulare vecchio. 
Cover del cellulare vecchio.
Cuffiette del cellulare vecchio.
Cellulare nuovo.

Termometro, aspirina, tachipirina, stetoscopio, test di Rorschach e un piccolo librino sull’ipocondria.

Biglietto di auguri del 2013 con su scritto “Andrà sempre meglio”. Il calco in gesso di un “NO” in Comic Sans comprato nel 2014.

Lucida labbra, cipria, mascara, rossetto, fondotinta, glitter e un trattato sulla bellezza autentica.

Chiavi. Occhiali da sole.  

E niente, spero di aver perso il portafoglio per strada perché se è nella mia borsa, non lo troverò mai.

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martedì 18 febbraio 2014

Io non ho paura di volare. Non più

Volevo dirvi che io non ho paura dell’aereo. 
Non più, almeno. 
Una cosa passata, davvero superata.
Quello era prima. Quella era la vecchia Roberta. 
Quella che quando il saggio cantava “la vfertigine non è pfaura di cfadere ma vfoglia di vfolare” diceva ma anche no, è proprio paura di cadere, Lorenzo.

Basta, io non ho più paura dell’aereo: adesso ho paura di tutto. 
Proprio così, ho paura di tutto.

Ed è tutto merito dei miei amici, sono stati loro: con le loro cure, con le loro attenzioni, mi hanno aiutato a superare questa cosa. 
Sì perché erano davvero preoccupati avessi ancora queste paure così stupide,

“ma come fai ad aver paura di volare? Ma siamo nel 2014, la tecnologia, il progresso, l’evoluzione, la scienza” e proprio seguendo la scienza mi hanno consigliato di andare da un indovino.

- Un indovino?
- Massì Roberta, un indovino. Non c’è davvero alcuna ragione per la tua paura di volare: vai da questo, ti fai dire quando morirai e da lì capisci subito se il giorno in cui devi prendere l’aereo e al limite non lo prendi. 

Be’ in effetti, mi dico io.

- Massì Roberta, ragiona: perché devi stare in ansia adesso se poi viene fuori che camperai fino a quarant’anni.
- Va be’ quarant’anni mi sembra comunque presto.
- Massì Roberta, era per dire, quaranta, quarantacinque che differenza fa? Vai e ti metti il cuore in pace.

Be’ in effetti.

- Massì Roberta, e poi ci prende sempre: guarda a me ha detto che morirò a novantasette anni e sono ancora qui.

Be’ in effetti più dimostrazione scientifica di questa. 
Niente, a me la scienza mi frega sempre: mi ha proprio convinto. Vado.

Immaginatevi la scena: entro in questa stanza buia, mi avvicino all’indovino che era tutto concentrato su date, giorni, mesi e anni, alza lo sguardo mi vede e fa,
“e tu che ci fai qui?”

Dai, capite anche voi che non è un buon segno: vado da un indovino
per sapere quando sarei morta e anche lui è apparso molto sorpreso di vedermi.
Ed è proprio per questo, dicevo, non ho più paura dell’aereo: ora ho paura di tutto.

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martedì 11 febbraio 2014

Genio!


Se c'è una cosa che va tanto di moda qui sull'internet è dare del genio a qualcuno.

Genio!

A chiunque,

genio!

Per qualsiasi cosa,

genio!

Che anche quello a cui questo "genio" è rivolto, sulla prima pensa,
"chi, io?"

E poi se ci riflette bene, dopo la classica fase iniziale di compiacimento comincia a non capire se è vero o meno e passa subito alla fase meglio nota con il nome di, 
"ma che, me stai a pia' pe' culo?!"

E da questa fase, amici miei, non se ne esce: e continua non capirlo, il genio, e non lo capirà mai. E già questo la dice lunga sul suo esserlo davvero, genio!

Perfino a me, mi ricordo, un giorno lontano, qualcuno, l'ha detto.

Genio, mi han detto.

A me.

Roberta, sei un genio.

Genio!

Ora, io son quella che quando è sul treno non capisce se mi sto muovendo io, il treno, la stazione, oppure quella famosa mosca che sale su tutti i treni dei libri di fisica, che vola a velocità cosante e in direzione opposta all'andatura del mezzo. E se il treno frena, la mosca cosa fa? E se poi c'è un tipo che ha caldo e apre il finestrino, entra l'aria ed esce l'aria. E quanta aria c'è sul treno? E la mosca dov'è? E tu comunque finisci sempre vicino alla signora che mette la valigia su un sedile e non nell'apposito spazio sovrastante e ti dice

"signorina, ma io non riesco a salirla, la valigia",

e tu sei lì che pensi ammazza è affollato 'sto treno delle tre e dieci, 

"signora non fa niente mi faccia posto che è appena salita la mosca e se si accorge quello di mate mi interroga e io proprio no. Mi creda signora proprio no".

Genio io, che un giorno ho ripulito tutta casa livello "attenzione stanno arrivando i RIS di Parma" solo perché ho accettatto che un venditore di aspirapolveri venisse a casa a farmi una dimostrazione pulendomi appunto casa e non potevo fargli trovare sporco.

Genio io, che al "Robi, che fai, dormi?" rispondo sempre sì.

Genio io, che quando c'è scritto "tirare" spingo. E viceversa. Sempre. Ogni volta.

Genio io che, e va be' direte voi, Roberta sarà un problema tuo. Sarai stupida tu e noi siamo tutti geni.

Okkey ragazzi, tanto geni e ancora non riuscite ad inventare una cosa che funzioni bene, tanto geni e ancora c'è in giro tutta questa tecnologia elementare: prendete la sveglia, per esempio, ogni mattina si mette a trillare alla stessa ora quando invece dovrebbe essere di là, in cucina, a prepararci il caffè!

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martedì 4 febbraio 2014

I’ve got a power

Mi chiama mia madre e mi chiede se posso prestarle la mia macchina,

"Robi, non è che mi presteresti la tua macchina, per favore? Ti dispiace?" 

Mi dice “la tua macchina” ma in realtà è la sua. La sua di mia madre.

Mi dice che le serve la mia macchina perché purtroppo ha finito le uova e non può farmi la torta che le ho chiesto. Perché per me si dovrebbe passare l'inverno a guardare serie tv e mangiare torta. Senza ingrassare. 

Mi dice che la macchina le servirebbe a questo, a farmi la torta che le ho chiesto.  

Mi dice che se non posso prestarle la mia macchina però non fa niente.

Mi dice che aspetterà che ritorni mio padre e prenderà la sua. Lui è andato a pagarmi le tasse e di sicuro tra un po’ torna a casa. 

Mi dice che sì, che farà così, che aspetterà mio padre che è andato a pagarmi le tasse e poi andrà a prendermi le uova per farmi la torta.

Mi dice che non importa per la mia macchina. 

Mi chiede scusa per la chiamata. Se mi ha disturbato senza motivo.

Mi dice che appena la torta sarà pronta me la porta a casa.



Poi un giorno ripasso di qui e vi spiego come addestrarli.


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martedì 28 gennaio 2014

Preferivo i quadratini

Dobbiamo avere una bella macchina. Abiti firmati. Vivere in un bel quartiere e andare in vacanza nei posti giusti.

Per esempio, mi ci vedo proprio in un grosso SUV che io e il mio amico Ego, qui, abbiam bisogno di spazio e invece ho una Panda.

Se abbiamo belle cose acquistiamo valore anche noi.
Per non parlare della tecnologia.
Dobbiamo avere sempre l'ultimo modello di telefonino.

Telefonino, come sono fine anni '90 inizio 2000.

Smartphone. Dobbiamo avere sempre l'ultimo modello di smartphone.

Vi faccio solo questo esempio, 
pensate che una volta mi vedevo con uno, un certo Tommaso, e mi vergognavo di dire che avevo un cellulare vecchio modello. Aveva i tasti per farvi capire la gravità della situazione. 
Cosa avrebbe pensato Tommaso di me? O, peggio ancora, cosa avrebbe detto di me ai suoi amici?
"Sì mi piace, ci sto bene, ma devi vedere che telefonino ha. Io non credevo esistessero ancora. Guarda, sono sconvolto: barista un altro per favore. Doppio e senza ghiaccio".

No, non potevo rischiare, così non gli ho detto nulla e facevo di tutto per non tirare fuori la questione telefonino. Facevo finta di dimenticarlo a casa, a volte prendevo il suo e dicevo che era il mio,
"guarda amore abbiamo i cellulari uguali", non era di certo un tipo sveglio Tommaso, ma sapevo che non poteva durare per sempre, presto si sarebbe accorto delle mie bugie o al massimo avrebbe scaricato una app che lo avrebbe avvisato,
"Tommaso il cellulare che ti fa vedere è sempre il tuo!".
Ma a questo punto non ci siamo nemmeno arrivati perché c'è stata la questione emoticon.
Mi scriveva sempre e solo in emoticon. 
Non faceva mai un discorso semplice. Lineare. Preciso. 
No, ci doveva mettere l'emoticon. E io vedevo solo quadratini.

Ciao Robi, quadratino quadratino.
Ti va se ci vediamo stasera per una quadratino?
Sei mia ospite. Quadratino quadratino quadratino.

Oppure,

Sto davvero quadratino con te.
Quadratino quadratino quadratino.

E poi sempre più difficile,

Quadratino? Quadratino quadratino. DoppioQuadratinoTuttoAttaccato.
Puntini puntini puntini, quadratino punto esclamativo.

Alla fine ho comprato uno smartphone per decifrarlo.
Be' preferivo i quadratini.

Ma non divaghiamo e torniamo al punto, 
noi siamo ciò che abbiamo.

Verremo sempre accettati o meno per tutto quello che è apparenza: veniamo giudicati per le cose che abbiamo e non per quello che siamo. Non per il nostro carattere o per le nostre inclinazioni. Non verremo mai considerati per come siamo davvero. 
E nel mio caso è molto meglio così. E nel vostro? :)

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martedì 21 gennaio 2014

Farcela nella vita

Per farcela nella vita ci sono pochissime regole da rispettare, date retta a me ché io di queste cose me ne intendo.

La prima, quella più importante, non importa chi sei, da dove vieni e dove vuoi arrivare: non prendere mai, e dico mai, per nessuna ragione al mondo, i carrarmatini verdi. Cosa sei un frikkettone? Sei in guerra, amico mio, e tu ci vai con i carrarmatini verdi?! Quelli rossi troppo amore, quelli blu sono comunque pacifisti, i viola te li posso anche passare ma se vuoi andare sul sicuro prendi i neri e se c’è qualcun altro che disgraziatamente li ha presi prima di te, fa niente prendi quelli che rimangono. Ma vuoi scherzare? Annientalo. I neri sono i tuoi. 

Benissimo, ora con i carrarmatini neri conquista l’Oceania. Subito. Immediatamente. Fregatene dei tuoi obiettivi: volevi diventare medico prima dei trent’anni, avere dei figli o trasferirti a Kathmandu? Te lo puoi anche scodare, è quello il tuo obiettivo, l’Oceania.

In questo momento sei il più forte: ehi amico, tu hai l’Oceania. Adesso devi distruggere il tuo avversario più debole. Lo so che non è un tuo obiettivo. Lo so che potrebbe anche essere la tua fidanzata, tua moglie, tua figlia o peggio, il tuo commercialista, non importa: ti devono temere tutti. Devono capire che, se ti gira, loro sono spacciati, perché tu non segui regole, perché a te non ti possono prevedere. Quindi vai e attacca il più debole: lo riconosci subito perché è quello che ha i carrarmatini verdi.

Non bere vino, niente alcolici, sei in guerra, devo ripetertelo un'altra volta? Non è un gioco, o tu o loro. Non fare prigionieri, non devi avere pietà. Cos'è quell'ombra che vedo nei tuoi occhi, misericordia? Tu non sai cos'è la misericordia. La misericordia non esiste. Non la sai nemmeno pronunciare. Ecco deve essere una di quelle parole che ti fa dire,
"pensa che io dico sempre miserfcvoid al posto di misericsdcfgj. Ahhh. Oh non ci riesco proprio a dirlo, misericodhfieujrpe. Niente. Non riesco. M I S E R I G FRghik", 
come quando i nostri nonni non riuscivano a dire alcune parole tipo,
"ho fatto la spesa al Conrad". (Conad)
"Ho preso il busta". (Il bus)
"Non mi funziona il cracker". (Decoder)  

Comincia a parlare in terza persona: disorienta l’avversario e allo stesso tempo ti dà un’aria di superiorità,

- Roberta attacca con quattro carrarmatini l’Europa. Tutta.
- Roberta chi?
- Roberta io. Sbrigati: Roberta non vuole perdere tempo.

Purtroppo però non si può vincere da soli.
Stringi alleanze coi più forti, 
- A Roberta piace come stai giocando, Massimo. Non ti preoccupare, non te la prende la Kamchatka. Stai tranquillo sulla Kamchatka. La Kamchatka è tua.

Fagli credere che siete tu e lui contro gli altri,

- Ah, certo che Filippo ce l’ha con te, Massimo!
- Filippo chi, scusa?
Te lo sei inventato, non esiste nessun Filippo, fagli credere che parlate in codice
- Filippo, hai capito chi intendo.


Aiutalo nelle sue cose, 
- Ti servono i carrarmatini gialli? Eccoli. Vuoi qualche bandierina? Certo, te la passo. Devo scendere in Madagascar? Nessun problema, Massimo.
Ecco ora siete in due al comando: tutti gli altri sono stati eliminati.

E come ultima cosa: conquista la Kamchatka.

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Se anche i tuoi nonni storpiano le parole, scrivi nei commenti qui sotto quelle più divertenti e che ti hanno impressionato di più :)

martedì 14 gennaio 2014

Così, normale

Proprio ieri entro in questo Caffè, Splash si chiama, all’angolo fra Corso della Libertà e la Piazza principale del paese perché, non vi sto a spiegare come mai, penso di poter comprare il sale. 
Arriva questo signore e dal nulla mi racconta tutta la sua vita, io rispondo poco alle sue domande e lo faccio parlare senza dire del sale, così, normale, e alla fine questo mi fa,
“ma lo sai che sei strana?!”. 
A me. Strana a me. 
Io allora lo ringrazio ed esco dal Caffè Splash, senza chiedere nemmeno del sale perché mi rendo conto che allora sì, potrei sembrare strana.

È ormai buio e mi incammino verso casa, mi dimentico del sale nel Caffé ed inizio a pensare a questa cosa dello strana.

Quindi sono strana? 
In effetti da che mi ricordo ero sempre un po’ diversa dagli altri,

- Allora bambini qual è il vostro animale preferito?
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 
- Dinosauro.
- Gatto. 
- Gatto. 
- Gatto. 

E anche dopo, a pensarci bene, c’era quel mio compagno di banco che criticava sempre i miei disegni e mi diceva che non ero normale, ma io non gli davo peso, era che lui veniva dalla Spagna e pensavo che lì, magari, avevano gusti diversi e poi era davvero molto bravo in Arte quindi mi decidevo potesse essere uno preciso, che ne so,

- Pablo, Pablo, ti piace il mio ritratto?
- Perché hai messo l’occhio al posto del braccio, Roberta?
- Eh volevo un po’ cambiare.
- Ma non è una cosa da persone normali.

Oppure sul lavoro,

- Blogger, vi va di scriverlo gratis?
- Certo.
- Certo.
- Certo.
- Certo.
- Certo.
- Certo.
- No, preferirei essere pagata.
- Certo.
- Certo.
- Certo.

E anche in cucina, che non è proprio il mio ambiente, veniva fuori questa mia diversità,

"ma come: ti piace il formaggio ma non ti piace il gorgonzola?! Certo che sei strana eh".
E io mi ripetevo, ma no che non sono strana, forse è solo perché mi piace il formaggio E NON LA MUFFA!

Magari aveva ragione Pablo e con lui tutti gli altri: è che io non volevo capire e mi dicevo che strana in sé non vuol dire niente. Infondo ci sono diversi modi di essere strana, c’è quello carino, per esempio, che ti fa dire,
“ah strana però la tua amica, che dici, me la presenti?” 
e c’è anche quello strano inquietante, quello che ti mette a disagio: a proposito se nelle sale d’aspetto degli aeroporti vedete una tipa che va avanti ed indietro nervosamente parlando da sola, salutatemi che a me fa piacere :)

Va bene comunque, ci siamo: il signore sconosciuto del Caffè Splash mi ha aperto gli occhi definitivamente su questa cosa, che poi io infondo l’ho sempre pensato di essere strana ma non volevo montarmi la testa.

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