Io me lo immagino così,
inizia tutto con un no.
NO.
Un piccolo paesino, una grande città, non ha importanza dove.
Solo un urlo, chiaro e distinto.
NO.
Un urlo che diventa parola.
NO.
Ci sei solo tu e quelle due lettere piccoline, uno dopo l’altra, che hanno la forma di una sequenza codificata.
NO.
Non vi è lamento successivo, né grida di disperazione come ad accettare l’inesorabile. La sciagura.
NO.
Da adesso sai che nulla sarà come prima.
Non potrai più far finta di niente.
E come del resto? Negare l’evidenza stavolta non funzionerà.
È anche questione d’imbarazzo, non lo potresti sopportare.
E poi il senso di colpa. No. Non puoi far finta di nulla.
No.
NO.
È l’unica esclamazione che ti è concessa, di quelle talmente brevi che non sai se le hai fatte davvero, a voce alta, oppure è solo nella tua testa.
Starai lì, pensando di sognare. Sognando di sognare.
NO.
Ti chiederai dove hai sbagliato, è chiaro.
E cercherai le tue colpe, perché sai di averne, troppo permissivo o al contrario, troppo esigente?
Sarà stata quella volta che hai detto che si doveva adeguare. Che hai riso perché siamo nel 2014 e ancora no.
E sai che anche gli amici ti gireranno le spalle e tutto ciò che ti ha sempre circondato ti sembrerà ostile.
E sai che soffrirai, e molto. E sai che dovrai delle spiegazioni. Sempre.
E sai che sarà per sempre.
E allora maledirai il giorno che sei nato. E chiuderai gli occhi forte e ti rivolgerai a dio anche se non credi e penserai,
“portami indietro, portami indietro, portami indietro”.
Ma non funzionerà.
Sei andato. È finita. Addio.
Sì, deve essere così, quando tua madre ti chiede l’amicizia su Facebook.
immagine "pirates and raiders: the computer abuser sub-culture"
Se questo Post ti è piaciuto puoi condividerlo con i tuoi amici e mettere mi piace alla mia pagina Facebook. Se invece vuoi parlare delle tue sedute dalla psicologo da quando tua madre ti ha chiesto l'amicizia su Facebook commenta pure qui sotto.







