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martedì 17 giugno 2014

Io me lo immagino così

Io me lo immagino così,
inizia tutto con un no.

NO.

Un piccolo paesino, una grande città, non ha importanza dove.

Solo un urlo, chiaro e distinto.
NO.

Un urlo che diventa parola.
NO.

Ci sei solo tu e quelle due lettere piccoline, uno dopo l’altra, che hanno la forma di una sequenza codificata.
NO.

Non vi è lamento successivo, né grida di disperazione come ad accettare l’inesorabile. La sciagura. 
NO.

Da adesso sai che nulla sarà come prima.
Non potrai più far finta di niente.
E come del resto? Negare l’evidenza stavolta non funzionerà.
È anche questione d’imbarazzo, non lo potresti sopportare.
E poi il senso di colpa. No. Non puoi far finta di nulla.
No.

NO. 
È l’unica esclamazione che ti è concessa, di quelle talmente brevi che non sai se le hai fatte davvero, a voce alta, oppure è solo nella tua testa.
Starai lì, pensando di sognare. Sognando di sognare. 

NO.

Ti chiederai dove hai sbagliato, è chiaro.
E cercherai le tue colpe, perché sai di averne, troppo permissivo o al contrario, troppo esigente?
Sarà stata quella volta che hai detto che si doveva adeguare. Che hai riso perché siamo nel 2014 e ancora no. 

E sai che anche gli amici ti gireranno le spalle e tutto ciò che ti ha sempre circondato ti sembrerà ostile.
E sai che soffrirai, e molto. E sai che dovrai delle spiegazioni. Sempre.
E sai che sarà per sempre.

E allora maledirai il giorno che sei nato. E chiuderai gli occhi forte e ti rivolgerai a dio anche se non credi e penserai,
“portami indietro, portami indietro, portami indietro”.

Ma non funzionerà.
Sei andato. È finita. Addio.


Sì, deve essere così, quando tua madre ti chiede l’amicizia su Facebook.

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immagine "pirates and raiders: the computer abuser sub-culture" 
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martedì 1 aprile 2014

Per fortuna che i miei genitori non hanno avuto figli

Federico togli i piedi dal tavolo.
Federico non rispondere male alla maestra.
Federico fa' i compiti.
Federico mangia le tue verdure.
Federico allacciati le scarpe da solo.
Federico non ti posso più imboccare.

Sapete chi non ha mai detto tutte queste cose? I Miei genitori.
No, davvero, hanno un nipote solo e lo stanno rovinando.

Tutto quello che vuole fa, ha, può.

Federico può,
svegliarsi alla mattina quando vuole, non andare a scuola, telefonare alla sua maestra e dirle che sta bene anche se non è andato a scuola, mangiare gelato a colazione, saltare il pranzo, piangere a merenda perché ha fame che non ha pranzato, non rispondere a Giovanni che al telefono vuole dettargli i compiti, giocare tutto il pomeriggio, cenare bevendo coca cola e andare a letto tardissimo dopo aver guardato Colpo Grosso. (Sì, lo ha trovato su internet. No, non lo so dove. Chiedetelo a lui: lo potete trovare su Chatroulette).

Federico ha,
la completa padronanza della mia casa, lui decide che programmi vedere, di solito son tutti quelli che a me non piacciono. Lui decide quando mangiare, cosa mangiare e su quali stoviglie, di solito son sempre la mia tazza preferita, il mio piatto preferito e il mio bicchiere preferito. Lui decide anche quando dormire e dove, di solito è sempre il mio letto

I miei genitori glielo permettono e se provo a ribellarmi e a chiedere spiegazioni, loro, i miei genitori, mi rispondono con quella che secondo me è la risposta più difficile da controbattere, impossibile oserei, “perché sì”.

Io ormai mi sono rassegnata: l’unica cosa positiva di tutta questa situazione è che per fortuna i miei genitori non hanno avuto figli altrimenti avrebbero cresciuto un essere viziato, completamente incapace di vivere nella realtà e inadatto all'esistenza. 


Ohhhhhhhhhh. aspettate. un. attimo.


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martedì 3 settembre 2013

Genitori


Se ci sono due persone al mondo davvero straordinarie quelle, scansatevi tutti, sono la Rita e Toti, che un giorno si son conosciuti e dopo un po' di tempo che non vi sto a raccontare perché tanto non ci interessa, hanno dato alla luce me. 
Esatto: se ci sono due persone straordinarie al mondo quelle, mi dispiace tanto per voi, sono i miei genitori.

Che bravi. Bravi e belli.
Due genitori fantastici. 
I genitori che tutti i figli del mondo vorrebbero.

Per prima cosa posso dire mi hanno sempre incoraggiata.
Fin da piccola, non avevo compiuto tre anni e già mi spingevano a seguire i miei sogni, anche quelli impossibili. 
E se non ne avevo, perché infondo son sempre stata una persona coi piedi per terra, mi portavano degli esempi per spronarmi.

+ Robi, amore grande nostro, ricordati sempre che puoi diventare ciò che vuoi. Guarda Claudio: vuol fare il portiere e si sta impegnando al massimo anche se tutti dicono che non ce la farà mai.
- Be' sì, bravo Claudio. Vuole fare il portiere mi sembra un'ottima cosa, un buon lavoro. Una posizione tranquilla, tempo indeterminato, sono cose importanti queste. Un lavoro stabile, bravo Claudio. 
+ Ma non il portiere di un palazzo, Robi. Il portiere di una squadra di calcio.
- Claudio? Portiere di una squadra di Calcio? Ma a Claudio manca un braccio.
+ Be' se si impegna vedrai che riuscirà lo stesso, Robi. Niente è impossibile, ricordatelo: puoi fare quello che vuoi.

Poi, col tempo, hanno sempre esaltato le mie capacità con tutti:

+ Ah, nostra figlia Roberta quanto è brava: ha imparato a dire tutti i giorni della settimana senza saltarne nessuno. 

Anche se ad alcuni potevano anche non sembrare così eccezionali.

- Bene, che brava. Va per i trenta vostra figlia,vero?!
+ Sì, sì, esatto, ha trent'anni. Poi adesso sa anche allacciarsi le scarpe da sola, quante soddisfazioni che ci dà.

Ma non è solo questo: più o meno ogni genitore pensa che suo figlio sia un genio.

Loro mi rispettano. Ecco cos'è. Loro rispettano le mie decisioni.
E sono sempre pronti a sorreggermi quando sbaglio.
Ci sono sempre quando ho bisogno di aiuto. 

E mi proteggono.
Mi ricordo che una volta mi hanno difeso a spada tratta, si sono praticamente immolati per me, ed io avevo talmente torto che anche la mia versione dei fatti mi era avversa.
Ma loro no.

Loro hanno sempre avuto fiducia in me, 

hanno iniziato con un
"che brava la nostra Roberta che studia e va bene a scuola"
passando per un,
"che brava la nostra Roberta che non si droga"
costretti ad un,
"che brava la  nostra Roberta che non ha mai ucciso nessuno"
per finire con un, 
"che brava la nostra Roberta che ancora non ci ha fatto fuori, sì, dai, infondo ci vuole bene".

Mi hanno insegnato che cos'è il sacrifico, la costanza, l'impegno, la dedizione.
Mi hanno educato al rispetto degli altri e all'importanza del lavoro e dell'onestà.
Mi hanno fatto ridere. Mi hanno consolato. Mi hanno amato.


Perché poi potrei continuare all'infinito ma l'unica cosa davvero importante che li rende i genitori che tutti i figli del mondo vorrebbero è proprio questa: i miei genitori mi amano. 
Mi hanno sempre amata. E sempre lo faranno. 
Qualsiasi cosa faccia, qualsiasi cosa accada, loro mi ameranno.

E pensare che a me basterebbe quel tipo di genitore che ha la piscina in giardino.

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