martedì 30 luglio 2013

Compra il caffè

Io non so se ve l'ho già detto, forse sì, non mi ricordo, ma il mio problema è la memoria.
Mi ritengo una persona abbastanza intelligente.
Sì, insomma, più della media.
No, davvero, non è che mi sto montando la testa. O che non sono obiettiva.
Per esempio riconosco che la mia intelligenza sia scemata col tempo.

Da piccola ero un vero e proprio genio. Posso dire di aver iniziato molto presto a parlare, per esempio. Molto più in fretta rispetto a tutti i miei coetanei. 
La prima cosa che ho detto è stata: "scusa, puoi ripetere? Non capisco ancora bene la vostra lingua, sto imparando". 
Poi dopo no. Più crescevo e più questa intelligenza rallentava. Adesso il più delle volte quando voglio qualcosa, la indico. 
Ma rimango comunque di intelligenza superiore alla media, tanto che in questo periodo di intercettazioni e privacy negate ho sviluppato un sistema per comunicare senza che nessuno possa capire cosa voglio dire. Messaggi in codice.

Ed è per questo, stavo dicendo, che il mio problema è la memoria perché la sera, prima di andare a dormire, mi lascio questi messaggi criptati seguendo una logica precisa che la mattina dopo però, non ricordo che significano. 

Una settimana fa mi sono scritta "vai a prendere nonno alla stazione".
Chissà cosa volevo dire?!
Due giorni fa, "pulisci il bagno". Lo ignoro completamente.
Poi, quello più recente, ieri sera, "compra il caffè".

"Compra il caffè", chissà a cosa mi riferivo? 
"Compra il caffè". Do un'occhiata alla situazione in Colombia ma niente, non mi sembra che ci sia niente che possa ricondurre a me.
"Compra il caffè", forse intendevo, "datti una svegliata, Roberta. Siamo ad Agosto, del 2013, dai".

Compra il caffè.
Compra il caffè.
Proprio non ci riesco a ricordarmi che intendevo.

Che poi è anche difficile concentrarmi perché ho finito il caffè e proprio non ce la faccio.
Compra il caffè...

blog umoristico, umorismo, caffè, privacy, messaggi in codice, intercettazioni

martedì 23 luglio 2013

Francesco Barzetti


Se c'è una cosa che proprio non mi piace fare è scrivere ma questa volta non ne posso fare a meno. No, davvero, a me non piace scrivere ma è ora di finirla con tutto questo meglio non dire, meglio non fare, lascia perdere e tutte quelle cose lì che conosciamo bene tutti.

Poi ci lamentiamo che l'Italia stia male.
Che l'Europa stia male.
Il mondo stia male.
Che l'intero universo stia male.
Certo, dico io, se in giro ci sono ancora persone come lui, Francesco Barzetti.

Perché sono sicura che voi tutti abbiate un vostro Francesco Barzetti personale ed è ora che veniamo allo scoperto.

Francesco Barzetti, la persona più egoistica ed egocentrica sulla faccia della Terra.
Francesco Barzetti, la persona più sopravvalutata del creato.
Francesco Barzetti la risposta a tutti i mali dell'umanità.
Francesco Barzetti.

Okkey, non lo conosco da molto, ci siamo incontrati la prima volta in ospedale non più di due anni fa, io ero andata a trovare una mia amica, Rossella Pienadimonte che era ricoverata lì per un intervento, poca cosa, due giorni al massimo e sarebbe tornata a casa. Ed è proprio in quella occasione, stavo dicendo, che me l'ha presentato.

Da quel momento è stato un continuo Francesco di qua, Francesco di làA Francesco non piace. Francesco non vuole. Quanto è bello, Francesco. Quanto è caro, Francesco. Oggi mi ha sorriso, Francesco.
Tutto gira intorno a Francesco.

Ma a me è bastato veramente poco tempo per capire chi si nascondeva realmente dietro quella faccia d'angelo di Francesco Barzetti: un prepotente.

Quando Francesco ha fame si ritorna a casa perché deve mangiare, quando ha sonno si deve far silenzio perché deve dormire. Non importa se hai invitato gente o vuoi ascoltare della musica per rilassarti, no, quando ha sonno Francesco deve dormire.

Devo ammettere comunque che ha un discreto fascino perché tutti parlano di lui:

"Roberta, non sai chi ho visto al mercato? Esatto Francesco, andava dal dottore"
"Roberta, hai saputo poi come sta Francesco?"
"Roberta, sei andata a trovare Francesco?"

Anche se non me lo spiego proprio perché tutti siano così tanto attratti da questo Francesco: io, per esempio, non capisco nemmeno cosa dice. Cioè secondo me non si esprime molto bene, ha delle difficoltà nella comunicazione.
E non è un problema solo mio, ho visto che in parecchi non riescono a comprenderlo appieno. 
Anche Rossella che lo conosce meglio di me gli domanda le cose due o tre volte come minimo e molto lentamente perché non risponde mai in modo chiaro.

All'ora di pranzo per esempio lei gli chiede sempre, 
Francesco, vuoi le penne o gli spaghetti?
e lui bofonchia qualcosa che è molto diverso sia da "voglio le penne" che da "massì, oggi vada per gli spaghetti che le penne le ho mangiate ieri".
E allora lei lo ripete, piano, 
le penne o gli spaghetti? 
Le penne o gli spaghetti? 

Lui si spazientisce e finisce sempre che gli indica gli spaghetti, così, con sufficienza, senza degnarsi di rispondere per bene.

Ed è anche per questo che secondo me non è quel genio che tutti credono che sia.

Si distrae facilmente: un giorno al lavoro stavamo facendo una cosa importante e lui perdeva sempre la concentrazione. Con tutto, una gomma per cancellare, una penna, le forbici. Ecco, mi ricordo che proprio le forbici gliele abbiamo dovute nascondere.

Ma certo, direte voi, è una mente creativa: sarà uno spasso solo averlo vicino. 

Sì, un gran divertimento, se ti incontra per strada non ti saluta nemmeno, fa finta di niente: sono sempre io che mi devo fermare,
"ciao Francesco, come stai?" 
e lui a volte risponde a volte proprio niente, dipende se è in vena oppure no. 
E tutti che lo giustificano, Francesco Barzetti.
Poverino, Francesco Barzetti.
È così dolce, Francesco Barzetti.
È così tenero, Francesco Barzetti.
Ha solo due anni, Francesco Barzetti.

Dicevo comunque che a me non piace per niente scrivere, piuttosto mi piace raccontare una storia facendo credere di stare dicendo una cosa e poi no, non è quella.

scrittura, egoismo, giocare


martedì 16 luglio 2013

Tutti al mare (breve guida per la sopravvivenza in spiaggia)

Ho trovato un posticino al mare dove si sta da dio.
Non c'è nessuno, anche adesso che siamo praticamente ad Agosto è quasi deserto: nessun bambino che strilla, nessun adulto che lo rincorre. Relax più totale, insomma: si chiama montagna.

No, scherzo, d'estate si va al mare.
Insieme ad altri milioni di persone, ma si va al mare.
Ed è proprio per questo motivo che ho deciso di scrivere questa guida per la sopravvivenza in spiaggia e aiutarvi a riconoscere i vostri vicini di ombrellone e il loro grado di pericolosità all'insegna del “conosci il tuo nemico e impara a difenderti”.
Iniziamo.

Al primo posto della classifica ci sono di sicuro i blogger. Ci tengo a specificare che con blogger qui intendo l'animale 2.0, il selvaggio del social network, la belva che ha almeno una fotografia, in cui si fa una fotografia, tenendo in mano una reflex. Li chiamo blogger così, per comodità.

I blogger al mare sono pericolosissimi per la rapidità con la quale si muovono in spiaggia: giusto il tempo di stendere l'asciugamano, scattare qualche foto in giro e se ne vanno. Rapidissimi. In pochissimo tempo la tua "due giorni di completo relax lontano dagli impegni e dalla famiglia" sarà sulla bocca di tutti.
Tempo 2 ore e riceverete la telefonata di,
vostra nonna "avevi detto che non venivi a mangiare da me perché dovevi lavorare ed invece sei al mare, ho visto la foto dei tuoi piedi su Facebook".
Il vostro capo "avevi detto che non venivi a lavorare perché dovevi andare a mangiare dai tuoi nonni e invece sei in spiaggia, ho visto la foto dei tuoi piedi su Facebook".
Vostra madre: “ma sei in spiaggia? Ho visto la foto dei tuoi piedi su Facebook. Ma hai mangiato?”
Quindi attenzione ai blogger, ripeto, attenzione ai blogger.
Per fortuna riconoscerli è molto semplice: sono bianchicci, curvi nella classica posizione di chi ha sempre in mano un telefonino e guardano sempre il telefonino che hanno in mano.
L'unica cosa da fare per sconfiggerli è scrivere nel vostro stato quel messaggio che conoscete bene tutti, 
qualsiasi persona o ente o agente o agenzia di qualsiasi governo, struttura governativa o privata, utilizzando o il monitoraggio di questo sito o qualsiasi dei suoi siti associati, non ha il mio permesso di utilizzare informazioni sul mio profilo” e così via.
No, fatelo. Davvero. Funziona.

Al secondo posto troviamo le famiglie numerose. Riconoscerle è facile perché, appunto, sono numerose. E in più hanno di tutto, creme, cremine, sdraio, spiaggine, ombrelloni, divani, poltrone, letti a castello.
In questo caso l'unica cosa da fare è portare sempre con voi uno spray al pepe e appena si avvicina un qualsiasi componente della famiglia tirarlo subito fuori che se vi gira bene vi invitano a pranzo e voi lo offrite per condire la pasta.

Al terzo posto entrano di diritto quelli che assomigliano al tuo primo grande amore. Quelli che "ma guarda quello se non sembra, aspetta com'è che si chiamava?! Guido, mi sembra. Guido, sì". 
Che fai pure finta di non ricordarti il nome di Guido, altrimenti detto "mia imperitura ossessione da quando ho dodici anni, certo che ti presto l'unico foglio protocollo che ho nel giorno dell'esame, macché scherzi?!”
Guido, no? E giù, depressione a non finire, che in questi casi ti chiedi se non sia un segno tutta quell'acqua che hai davanti a te. È il mare. Ah già.
Quindi tenetevi lontani da quelli che assomigliano al vostro primo grande amore, di solito riconoscerli è facile: sono quelli che proprio non vi calcolano.

Poi c'è il fisico che, ahimè, non è chiamato così per la prestanza, ma per la laurea in Fisica, appunto.
Attenzione ragazzi perché il fisico al mare vuole spiegare tutti i fenomeni presenti in questo suo nuovo habitat per cui è davvero pericolosissimo, da quando lancia le meduse per vedere se le loro proprietà urticanti si inibiscono in aria a quando attacca chiavi arrugginite agli aquiloni facendo la danza della pioggia. 
Va comunque detto che la dannosità del fisico decade all'ora del bagno quando vorrà dimostrare il principio di Archimede 
un corpo immerso in un liquido riceve una spinta verso l'alto pari al peso del volume del liquido spostato", insomma, in poche parole, galleggia. Ma non lui: il fisico, al mare, affonda.

Infine, all'ultimo posto delle nostra classifica de "le persone che non vorresti mai incontrare in spiaggia", entrano a pieno titolo le professoresse in pensione.
Dai, siamo seri, chi ha mai pronunciato la frase 
“oh, lo sai chi ho incontrato al mare? Quella di Latino, la Buzzanca. Eh, dopo tutto questo tempo, quanto son stata contenta”?! 
Nessuno. Perché nessuno è contento di rivedere la Buzzanca, sul bagnasciuga, a Luglio. Nessuno.
Ma anche in questo caso non potete sbagliare, le professoresse in pensione al mare le riconoscete subito: sono quelle che io, in macchina, cerco di investire.

blog umoristico, umorismo, estate, spiaggia, guida di sopravvivenza, mare
Immagine di Jonas Bendiksen 

martedì 9 luglio 2013

Samantah


Allora oggi mi chiama la Samantah e mi fa,

- ehi Robi ti va di venire in Sardegna con me ad Agosto? Ti ricordi no, che ho la casa? Che poi ci devi essere stata l'anno scorso se non mi sbaglio. A Settembre ma io non c'ero. Dai, quest'anno non mi puoi dire di no, ho solo Agosto libero, poi dopo inizio a lavorare e non ci si vede più. Dai, ti passo a prendere io, non devi fare nessuno sforzo: offro io.

Come mi conosce bene la Samantah: siamo amiche dalle scuole Medie. 
Io mi ero trasferita da poco, ero nuova in quella scuola e sapete no, come vanno queste cose: adolescenza, rifiuto dell'autorità, bullismo, poi lei mi ha cambiata, proprio mentre la stavo per picchiare. Avevo chiesto un temperino e nessuno si era offerto di prestarmelo quindi come avrebbe fatto chiunque ho iniziato ad alzare la voce e stavo proprio per passare alle mani quando finalmente una vocina:
- te lo presto io, tanto poi sono sicura che me lo ridarai. 
Era lei, Samantah, ed è lì che abbiamo fatto amicizia me lo ricordo proprio come se fosse oggi anche perché qui vicino a me ho ancora il suo temperino, quello che mi ha prestato allora.

Quanto è generosa la Samantah, non potete capire.
È sempre la prima a chiederti se hai bisogno di qualcosa, come quel giorno che siamo andate a tuffarci dalla scogliera e lei ha iniziato a fare avanti ed indietro dalla spiaggia per portarmi, in ordine, acqua, crema solare, telo mare, telo mare per lei ché a me mi piace stare comoda, ciabattine anti graffio e cellulare.  Avanti e indietro senza sosta su quella che poi abbiamo scoperto essere una gamba rotta.
E pensare che non ci voleva nemmeno venire!

Poi non si lamenta mai.
Mai e poi mai ho sentito dalla sua bocca
"non ce la farò mai" oppure "è troppo dura"
o anche, come faccio sempre io un,
"dio, se hai deciso che il martedì devo svegliarmi alle sette, ti prego, prendimi adesso". 
Mai. Non la Samantah. La Giovanna sì, magari, ma lei no. Non la Samantah.

Anzi, è sempre lì che sprona, che incita, che inventa frasi positive che ti mettono una gran carica addosso, che se mai un giorno guardando quelle cose tipo,
bicchiere tecnicamente sempre pieno e rendi la tua vita il sogno che vuoi vivere,  vi chiederete, 
ma chissà chi le inventa queste frasi qui?
La Samantah le inventa, ecco chi.

Poi è divertente, non ti annoi mai con lei, ha sempre qualcosa di originale e di diverso da proporre. È autoironica, quindi le puoi fare anche perecchie battute che lei non se la prende. E ha il senso della misura. Cioè, sa quando smettere e quando può continuare, ma non si arrabbia se tu non ce l'hai, come quella volta che le ho incendiato la macchina ma questa è davvero un'altra storia.

Samantah è così:
è la prova vivente che si può essere bionde e non stupide.
Bellissime e anche intelligenti.
Alte e magre.

Sì, sì, esatto, è una stronza, non la sopporto.

+ Emm no, Samantah, mi dispiace tanto, ma ad Agosto non riesco proprio a venire ospite da te in Sardegna: devo andare a fare il bagno all'idroscalo. Visto che però ci tieni tanto vado a Settembre, grazie. 


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martedì 2 luglio 2013

OroScoop

Ho letto molto in questo fine settimana e quando leggi va sempre a finire che pensi. 
Ho pensato molto in questo fine settimana.

Ragionamenti semplici che portano a conclusioni certe: quelli nati sotto il segno del Toro sono più intelligenti degli altri. Chiaro, no?

Sì, lo so, ora avrete sicuramente da obiettare ma la verità fa sempre male, non è vero cancerini? Non è vero, amici della Bilancia. Sbaglio, miei cari Scorpioncini? E potrei continuare con tutti gli altri segni, perché mi dispiace ma non c'è niente da fare, quelli nati sotto il segno del Toro sono, torno a ripetermi, più intelligenti degli altri.

Di tutti gli altri.

Toro > tutti gli altri segni zodiacali.
Capite cosa intendo?
Toro batte tutti in intelligenza.
DO YOU UNDERSTAND ME?
Se hai un problema e lo vuoi risolvere cerca qualcuno del Toro.
Ma sto parlando di un problema vero, qualcosa che inizi con "logaritmo di" e non "oddio, io e Marika abbiamo messo lo stesso vestito e adesso come facciamo?!". 
No, amico mio, per le cose serie procurati un Toro e vai sul sicuro.

Sì, lo sto ripetendo così tante volte per voi che magari siete di un altro segno e non capite.

Io sono del Toro.

Okkey, potreste dirmi che son di parte, invece la mia deduzione si basa su fondamenti scientifici: ogni volta che ho pensato "ma guarda questo qui quanto è intelligente" veniva fuori che era del Toro. 
Ogni volta. 

Tra l'altro mi sto riferendo a qualsiasi tipo di intelligenza.
Sì, lo so, ora potreste dirmi, 
"anche Einstein diceva che siamo tutti geni in maniera diversa",
ma andiamo ragazzi, è evidente che vi stia prendendo in giro, cioè, è Einstein.

E se non è scienza questa. 

Non c'è niente da fare, bisogna solo rassegnarsi all'evidenza: quelli nati sotto il segno del Toro sono più intelligenti degli altri.

Quindi, 
e qui seguitemi bene perché siamo alla fine del mio ragionamento ed è difficile, mi rendo conto, 
io sono più intelligente di voi se non siete nati sotto il segno del Toro. 

Certo, sto palando di un tipo di intelligenza che crede nell'influenza dei segni zodiacali sulle funzioni psichiche e mentali di una persona ma ehi, se non siete del Toro non mi aspetto di certo che capiate questo mio ragionamento.

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martedì 25 giugno 2013

Presente semplice


Chissà che sta facendo adesso Janet.
Se si è laureata.
Chissa se poi con quel, oddio com'è che si chiamava? 
Tim, sì, credo si chiamasse Tim.
Chissà se con quel Tim ha funzionato. Se stanno ancora insieme. 

Janet, quella tipetta spigliata, con i capelli rossi, più alta di Carol ma meno di Laura.
Janet, la ragazzina che sta nella casa dalle finestre marroni ed il tetto verde, sullo stesso lato del fiume, proprio vicino alla farmacia di Ed.
Janet, la protagonista delle Unit di inglese. 

Chissà che fa adesso.

Lei e Tim si sono conosciuti nella prima: erano entrambi amici di un certo John, un bravo ragazzo davvero, tutto preso per la sua chitarra e che sapeva a memoria i nomi di tutti gli strumenti musicali, il piano, l'arpa, il clarinetto, il sassofono, un mito insomma, l'amico che vorresti avere vicino ad ogni festa perché è proprio durante le feste che John ti ricordava i nomi di tutti gli strumenti musicali: una forza! 
Ed è stato John che li ha presentati:
- Janet tu conosci Tim, non è vero? 
- No, non mi sembra.
- Dai, te ne ho parlato: è lui il ragazzo che ha quel bassotuba che ti dicevo al party di Mary.
- Ah, ora ho capito.
- Comunque, Tim lei è Janet. E Janet, lui è Tim.

E da lì han cominciato: prima Tim le ha chiesto il numero di telefono, poi Janet l'ha invitato alla sua festa di compleanno e lui ha passato ben due unità a cercarle il regalo perfetto, un libro.
Janet non ci poteva credere, quel libro era proprio quello che voleva, non come i pattini che le aveva regalato Jenny o la sciarpa di Dustin: era come se Tim la conoscesse da sempre.

E ancora parlavano solo al Presente, il loro cielo era azzurro, il loro prato sempre verde. 
Nessuna preoccupazione per il domani, c'era solo un qui ed un'ora.

"Andiamo al cinema, mangiamo i pop corn, lasciamo la macchina in terza fila, spaventiamo le vecchiette davanti alla statua di Peter Pan ai giardini di Kensington"
tanto non ci sarà nessun domani per aspettare che arrivi una multa o una convocazione in questura, c'è solo un oggi.

Proprio un bel tempo, il Presente. Semplice.

Poi dopo hanno cominciato coi potremmo, dovremmo, sarebbe bello se:

"mi sono divertita ieri sera, dovremmo rifarlo ancora qualche volta, 
potresti chiamarmi uno di questi giorni tanto il mio numero lo dovresti avere"

Un giorno si sono raccontati tutto il loro passato:
l'erasmus per lei, ma quel pezzo lì te lo fanno sempre saltare,
ti dicono solo: Janet era partita per l'erasmus e poi è tornata. Stop. Il resto non si deve conoscere, che tu ci resti  anche un po' male, cioè, ti preoccupi pure e allora domandi:

- Prof, ma Jenet ce l'ha sempre avuto quel tatuaggio a forma di dea Kalì sulla chiappa destra oppure no?
- L'ha sempre avuto, è nata così, ora vediamo che fa Tim.

Eccolo, appunto, Tim, un'avventura per lui con un'amica comune,
anche qui non entrano molto nei particolari comunque da quello che si capisce è stata una cosa davvero di poco conto, però in quel periodo lui e Janet sono usciti solo due volte: lei aveva sempre qualcosa da fare, lezione di equitazione, un brunch con le amiche, festeggiare San Patrizio, interpretare la regina Gertrude nella rappresentazione scolastica dell'Amleto di Shakespeare, ma sotto sotto sembrava esser gelosa.

Certo la vera crisi l'han toccata con l'Imperativo,

"lava i piatti!"
"Pulisci la camera!" 
"Sparecchia!"

Quante se ne dicevano durante l'Imperativo e quanti punti esclamativi usavano.

Son arrivati al Futuro per poco, guardavano le case in affitto, ne cercavano una con tre camere da letto e due bagni ma si sa, i prezzi, la crisi,
Tim non guadagnerà mai abbastanza e Janet non è mai in casa 
e tutte quelle cose lì che conosciamo tutti.

Chissà che fanno adesso.
Se lei è andata a trovare sua cugina in America e se lui ha comprato la sua prima macchina usata da Mario l'italiano, che dalla descrizione non doveva essere un tipo molto raccomandabile. 
Chissà se sono invecchiati insieme come si erano promessi quella sera sulla spiaggia.
Se hanno dei figli. 
Chissà chi deve pagare gli alimenti a chi. 

È che col tempo si complica sempre tutto: dovremmo imparare a parlare solo al presente.

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martedì 18 giugno 2013

Senza perdere tempo


Tutto è iniziato con questa idea di aspettare l'alba.
Avete presente, no, quando è già tardi, sono le quattro, quattro e mezza e c'è quello che dice:

"oh, raga, andiamo in spiaggia a vedere l'alba? Vi va? Dai, è da un po' che non lo facciamo. Dai, solo noi, in riva al mare, pensate che bello: è un giorno tutto nuovo e noi lo vediamo dall'inizio".

Dai, magari è proprio quello che mi ci vuole per darmi una smossa, prendere le giornate dall'inizio, senza perdere tempo.
E così è stato.

Sì, lo so, è pericolosissimo. 
L'ho detto anche io: chissà chi c'è in giro a quell'ora, solo gli sbandati e le canaglie. La gente per bene, dorme.
Ma loro no. Non hanno voluto sentire ragioni.
Poi, all'improvviso,

- Non ci posso credere, guarda chi c'è, Roberta, sei tu?!
Ecco, penso io, la sbandata mi conosce. Mi giro e la vedo, non è una sbandata, è Lucrezia, una mia ex compagna di università. 

Ma sì, dai, la Lucrezia, la ragazza talmente intelligente, talmente sveglia, talmente in gamba che ti chiedi come mai steste frequentando lo stesso corso.

- Ehi, ma guarda un po' chi si vede, Lucrezia, come stai? 
- Bene, grazie. Tutto credevo questa mattina tranne di incontrare te. Ma che ci fai qui a quest'ora?
- Eh volevo vedere l'alba. Tu, invece, porti fuori il cane?
- Eh sì, io l'alba la vedo tutte le mattine, è una delle tante cose che faccio. Ormai ho preso questo impegno.
- Ah sì?
- Eh sì.

E da questo momento me li inizia a raccontare proprio tutti i suoi impegni, da dopo la tesi ad ora. E anche quelli futuri. Lei sì che non ha perso tempo, una vera e propria forza della natura: master in marketing a Londra e un ristorante fusion, in centro, a Milano. Pilates il martedì ed insegna yoga il lunedì e il venerdì. E il volontariato: c'è tanta gente che ha bisogno. Be', poi certo, non ha nemmeno lasciato gli scout. 

- Ti ricordi, li facevo anche all'università.
- Sì, sì, mi ricordo.

Poi equitazione. Perché non sai quanto sono sensibili i cavalli, Robi, e quanto hanno da trasmettere se solo noi riuscissimo ad ascoltare. Recepire. E il cane, ovviamente. Anche lui ha molto da offrirle. Il lavoro tutto bene, solo che nove ore al giorno sono davvero tante. 
Per fortuna il sabato è tutto relax, accompagna i bimbi in piscina: si è sposata e adesso, lei e il marito,  stanno aspettando il loro terzo figlio.

Vedete poi cosa vi succede se non andate nemmeno un anno fuori corso all'università?!

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