martedì 26 febbraio 2013

Niente succede mai per caso


Squilla il telefono.
È mia madre.
Rispondo o non rispondo?
Sono proprio a due passi da casa.
Rispondo o non rispondo?
Sto rientrando.
Rispondo o non rispondo?
Una scelta difficile.
Lei d'altronde la sua l'ha già fatta, continua a squillare.
Non molla. Sarà una cosa importante.
Rispondo.
Sì, sì, rispondo, ché altrimenti si preoccupa e poi chi la sente, continuerà a lamentarsi per giorni.

- Pronto, mamma?
- Robi, dove sei?
- Sono quasi arrivata, perché?
- Dai, fa' presto.
- Perché, è successo qualcosa?
- No, no, è che tra poco c'è la ghigliottina.
- C'è la ghigliottina?!
- Sì, dai. Sbrigati, ché inizia.
- Oh mamma. Ma la ghigliottina... ma dove?
- Eh, qui, in tv.
- La fanno vedere in tv?
- Eh sì, dai fai presto. Cioè vai piano, ma dai che inizia.
- Sì, sì. Ma chi c'è?
- Eh non lo so, ho acceso adesso e ho solo sentito che dicevano di 'sta ghigliottina.
- Okkey, okkey, sto arrivando.
- Robi, vai piano.
- Sì, sì, non ti preoccupare. Tu registrala magari ché la voglio vedere.
- Sì, vai piano. ciao.
- Sì, arrivo, ciao.

Click.

Oh mio dio, c'è la ghigliottina. Non vedo l'ora. Cioè, dai, è una cosa che ti prende, che ti appassiona. Poi dopo le elezioni ci voleva proprio: all'ora di cena sempre a vedere le solite facce di questi nostri politici che ti promettono e continuano a promettere e adesso, invece, la ghigliottina. 
Anzi potrebbe essere proprio questo il motivo; 
sì, voglio dire, niente succede mai per caso, le due cose potrebbero essere collegate: una sovraesposizione mediatica dei nostri rappresentanti politici che promettono di impegnarsi per il bene del Paese ma che in realtà perseguono solo il loro tornaconto personale e, subito dopo, finito il periodo elettorale, ghigliottina. 
D'altronde la gente è stufa. 
Era ora, insomma. No, dico, finalmente, la ghigliottina. 

Oh ma sto perdendo tempo. Devo sbrigarmi se la voglio vedere tutta. Che poi se non vedi l'inizio non te la godi più. Dai almeno ci fosse il parcheggio libero sotto casa. C'è. È proprio la mia giornata: ghigliottina in tv e parcheggio libero sotto casa, niente succede mai per caso.

- Eccomi. Eccomi, sono arrivata. È già iniziata?
- Proprio adesso. Vieni, vieni, siamo in cucina.
- Eccomi, ci sono. Fatemi vedere 'sta ghigliottina va'. Ah ma. Ma. Ma tu intendevi Carlo Conti? 
- Eh certo.
- Ah ma io credevo...
- Cosa avevi capito, scusa?
- Eh no. Io credevo che fosse. E invece no, è Carlo Conti. Eppure eravamo proprio vicino alle elezioni. Niente, mi son sbagliata, ho fatto male ad associare le due cose, ghigliottina ed elezioni. Credevo ci fossimo svegliati, insomma.
- Non ti seguo Robi...
- No, no, niente. Non fa niente. Che bello Carlo Conti. La parola di oggi è "non è cambiato niente".

ghigliottina, elezioni, carlo conti

martedì 19 febbraio 2013

Davvero tutta vita, Robi


Allora ragazzi, sabato sera ci vediamo tutti al parcheggio del cimitero e poi decidiamo cosa fare. 
Visto che è ancora abbastanza freddo e in più sabato ha messo pioggia, potremmo fare il giro di tutti i locali della zona. Un classico. Che poi, sicuro, incontreremo Franco così ci possiamo fermare a parlare con lui. 
Mi ricordo ancora l'ultima volta che l'ho beccato in centro, ha passato tutta la sera a raccontarmi una storia incredibile,

"oh Robi, non sai cosa mi è successo. 
Allora, ero in macchina e stavo cercando parcheggio, come al solito tutti occupati e poi quelli che pensi siano liberi, arrivi lì e c'è una Smart. 
Ma porca miseria, oh. 
Eh niente, stavo per tornare a casa, ché proprio non c'avevo voglia di perdere tempo quando vedo, con la coda dell'occhio, una tipa che va via con una Mercedes e allora mi ci fiondo subito. 
Oh, non faccio in tempo a mettere la freccia che ZACK, arriva uno che la vuol mettere al posto mio. 
Così, dal nulla. 
Allora questo qui mi dice <<ehi, ce stavo prima io>>
Oh, non sai che nervoso mi ha preso.
E allora io gli faccio <<no, no, l'ho visto prima io>>.
Allora lui mi risponde <<ah okkey, allora ne cerco un altro>>.
E io ribatto <<no, dai, va be', se lo vuoi te lo lascio>>.
E lui mi risponde <<no, no, figurati. Se l'hai visto prima tu è giusto che ce la metti tu>>.
E io alla fine gli ho detto <<be' grazie mille allora. E buona serata>>.
E lui <<buona serata anche a te>>.
Cioè, hai capito che storia?" 

Eh già, ad aneddoti quel Franco non lo batte nessuno.

Oh certo, se proprio non abbiam voglia di andare per locali potremmo andare a casa di Paolo che è appena tornato da quel suo viaggio in Africa. 
Sì, sì, vi ricordate bene, era partito come volontario.
Eh già, chissà quante cose c'avrà da raccontare. Che poi se lo conosco bene avrà fatto un casino di foto,
"allora questa è la mia colazione del sabato mattina. No, no, non è uguale alle altre sei che vi ho fatto vedere prima, il sabato avevo trovato un cucchiaino per girare il caffè. Ecco in quest'altra si vede bene il cucchiaino. Poi qui abbiamo un altro tramonto. Pensate che ho deciso di fare una cartella tramonti da quante foto ho fatto sui tramonti. Per ognuna ho anche la versione in bianco e nero. Tramonti, solo tramonti. Poi ve le faccio vedere tutte eh". 

Oppure potremmo fare un salto in quel locale gay che vi dicevo l'altra volta, quello di quella mega festa in maschera. Che poi si sa che le feste in maschera nei locali gay sono uniche. Se c'è una cosa che sanno fare sono le feste in maschera. No, ma noi no, noi ci andiamo per il dibattito. Avete presente il "a seguire dibattito"?!
Ecco, noi siamo quelli del dibattito.

Certo, dobbiamo tenere presente che anche all'Auditorium c'è sempre qualcosa di interessante. Il mese scorso c'era quello spettacolo comico molto divertente. Per fortuna questa settimana c'è la danza contemporanea: cinque ore, senza intervallo. 
È uno spettacolo concettuale: il ballerino, estetizzando l'atto artistico tra Movimento e Nichilismo, resta completamente immobile per tutte e cinque le ore. Sì, sì, esatto, è più Nichilismo che Movimento. Fantastico.

Oppure andiamo all' ExFabrica per la personale di Liu Bolin. 
Lorenzo ha detto che si è divertito molto passando tutta la serata a cercarlo, Bolin. 
Però non vi preoccupate: chiamo anche la Carla che lei c'è già stata e in ogni opera ci dice dove si nasconde. 
Che poi secondo me è diventato talmente mainstream che tra un po' lui non ci si metterà più e tutti continueremo a vederlo ugualmente,
"ah guarda, c'è Liu, è qui" e invece no. Non c'è. Ma questa è una considerazione personale.

Poi c'è sempre la carta cinema, al Prometeo ci sono un sacco di commedie. Noi potremmo guardare "Il treno", film ucraino dove il protagonista è alla guida di un treno, appunto. 
E niente, lo guida. Sulle rotaie. Tre ore. Guida il treno. 

Oh, al massimo si va al circolo, dei letterati che c'è la serata Ska.
Noi potremmo andare nella saletta accanto che c'è un'analisi fatta da un'artista contemporaneo tutta incentrata su Proust e la Malattia.
Ché a me in certi ambienti dove non posso fare altrimenti mi capita di dire
"però, che palle questo Proust" 
ma in realtà penso 
"però, che GRAN palle questo Proust".

E niente, ragazzi, allora ci vediamo al parcheggio del cimitero e poi decidiamo, si possono fare tante cose il sabato sera, l'importante è che non ci divertiamo.
Ché alla fine siamo tutti d'accordo che divertirsi il sabato sera fa tanto terza media, vero?

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martedì 12 febbraio 2013

Ah, l'amore


Ah, l'amore.

"Ah" è da leggere quanto un sospiro, come qualcosa che non capiremo mai fino infondo e lo sappiamo benissimo tutti eppure ci proviamo lo stesso, da sempre.

All'asilo Filippo mi tirava le trecce. E io piangevo. 
Ogni volta la stessa storia, poi un giorno mi hanno detto 
"guarda che Filippo ti tira le trecce perché gli piaci". 
Aspettate un attimo: 
volete dirmi che quello che io credo un comportamento fortemente inadatto alle regole della società civile voi lo chiamate "amore"? 
Esatto. 
A dir la verità questa cosa non mi ha mai convinto fino infondo, tanto più che oggi Filippo fa il parrucchiere quindi magari gli piacevano solo le trecce.

Alle elementari il mio compagno di banco Alberto non mi parlava mai, mi rideva sempre e mi portava ogni giorno una pizzetta bianca a ricreazione e io pensavo 
"oh finalmente un bambino come si deve, non come quel manesco di Filippo". 
E mentre stavo già decidendo il nome da dare ai nostri figli ho incominciato ad ingrassare e quindi ad odiare Alberto e quella sua dannata pizzetta tanto buona capendo che l'amore è pieno di ostacoli. 

Alle medie c'era Mario.
Mario sapeva sempre tutto e infatti proprio lui mi ha voluto spiegare cose fosse l'amore: 
"Robi,  sta' bene a sentire, è molto semplice, 
"l'amore è un apostrofo rosa tra le parole ti amo". 
Così, senza apostrofo. 
Cioè lui diceva, "tra le parole ti amo" non "t'amo"
confermandomi così che di quella frase non ci aveva capito proprio nulla. 
Che poi il non capire niente è un po' una costante di chi crede di sapere sempre tutto. 
Tra l'altro Mario ad apostrofi stava messo bene, li metteva dovunque: 
un'amore, il nostro
un'inferno, per me far finta di niente su 'sta storia degli apostrofi
un'abbandono, il mio nei suoi confronti perché "Mario mio, ti voglio bene, ma così proprio non può andare".

Al liceo c'era Daniele. 
Un vero genio Daniele uno di quelli che ride alle battute sui logaritmi e su quelle cose lì, uno che fa le olimpiadi della matematica per intenderci. 
Che poi non so se sapete che in quei posti lì, visto che ci sono tanti geni provenienti da tutte le parti del mondo, si parla latino. 
Ripeto, perché forse non mi sono spiegata, 
questi s'incontrano in una scuola per fare le olimpiadi della matematica e, per capirsi, parlano in latino. Non in inglese, in latino.
Ed è stata proprio questa la fine tra me e Daniele, già che non capisco l'amore in più se mi parla anche in latino, ciao proprio. 

All'università è stata la volta di Carlo. 
Carlo si svegliava sempre presto la mattina per portarmi il caffè, se non è amore questo. Anche io comunque a quei tempi non scherzavo mica: ogni volta mi alzavo tardi così lui mi poteva portare il caffè. Questa particolarità è importante per definire l'amore:
è amore se lui si alza presto e io tardi, mi raccomando che non succeda mai il contrario.

Ma questo era prima, ora che ho finito la scuola mi è tutto un po' più chiaro: l'amore sta nelle cose semplici.
Come quando andavo al ristorante con Michele e il cameriere diceva "ah e c'è anche la carbonara" e allora io guardavo Michele con un'aria strana e lui mi diceva "quella con l'uovo" senza che io gli chiedessi niente perché lo sapeva che mi confondo sempre fra carbonara e matriciana e allora senza tante storie me lo diceva "quella con l'uovo" e io non mi sforzavo nemmeno di ricordare quale fosse l'una e quale l'altra perché tanto ci pensava lui. 
Ecco per me è questo l'amore: io che non mi ricordo cos'è la carbonara e lui che risponde  "quella con l'uovo". E non si stanca mai di farlo. 
Certo o è l'amore o un grave ritardo mentale ma ehi, molto spesso le cose si confondono così tanto che non si riconoscono più.

Amore, San Valentino, Olimpiadi della Matematica


martedì 5 febbraio 2013

Benvenuto Pietro


Ah non so se sapete che la scorsa settimana ho fatto i biscotti. 
Bene, sì, sono venuti bene, pensavo peggio in realtà. 
Mi mancavano tre ingredienti su cinque ma son venuti bene se ti piace la matriciana. 

Ecco, lo stesso giorno in cui io faccio i biscotti succede che la mia migliore amica fa il bambino. Suo figlio. Sangue del suo sangue. Legame indissolubile che la consacra alla società con il ruolo di madre. Per sempre. 

State pensando quello che penso io, vero?
Cioè, dai, manie di protagonismo allo stato puro. 
Sì, certo che stiamo parlando delle sue: dai, ha avuto nove mesi di tempo e partorisce proprio il giorno in cui io faccio i biscotti. Dai.
Per una volta che faccio qualcosa in cucina pretendo devozione e che si parli solo di questo,
"oh lo sai che la Robi ha fatto i biscotti? Eh già, che brava che è stata, per fortuna che c'è lei" 
e che ci si soffermi su tutti quegli aneddoti spassosi che capitano in cucina che fanno tanto ridere a chi è del settore e che io, per esempio, non ho mai capito,
"eh e poi lo sai che ha avuto problemi con l'impasto?! Pensa, ha messo due dosi di lievito quando in realtà ce ne andava una sola. Ahahahaha" 
e robe così e invece capite bene che contro un bambino non c'è competizione, vince lui su tutta la linea.
- Oh Robi allora come va? Cosa è successo oggi?
- Eh oggi ho fatto i biscotti, ah sì e poi è nato anche Pietro.
- È nato Pietro?
- Eh sì. Comunque ho avuto qualche difficoltà con l'impasto, pensa che ho messo due dosi di lievito quando in realtà...
- Sì, sì, okkey. Ma è andato tutto bene?
- Sì, un minimo di problema con l'impasto come ti dicevo ma per il resto...
- No, no, i biscotti, Pietro. È tutto a posto? Lui e la mamma stanno bene? 
- Sì, sì, stanno bene.

Cosa vi avevo detto? 
Non c'è partita e non capisco proprio perché.
Dai, pensateci bene,
immaginate la scena: febbraio, tardo pomeriggio, una tazza di tè fumante sulla scrivania. 
A questo punto cosa vorreste avere a due centimetri da voi,
un bambino o dei biscotti? 
Ah i biscotti sono al cioccolato.

Va bene, sto scherzando,
infondo sotto questo primo strato di cinismo devo ammettere che la capisco questa passione che avete per i bambini.

Mi piace passare il mio tempo libero con il figlio di mia sorella, per esempio.
Ci divertiamo un sacco io e Giulio.

Giochiamo con le macchinine, coi dinosauri, 
a pallone, a palla, a pallina,
con le costruzioni, a distruggere cose e ad inventarne altre.
Mi piace quando disegniamo dentro i contorni.
E quando poi andiamo fuori.
Mi piace quando mi fa vedere cose che io non riesco a vedere.
Mi piace quando gli dico cose che non sa.
Mi piace quando sorride.
Mi piace quando mi stringe la mano. 

Ma soprattutto mi piace quando torna a casa sua, da mia sorella.


Nascita, biscotti, mamma, benvenuto Pietro

Ah, comunque, tutto questo era per dire, benvenuto Pietro :)


martedì 29 gennaio 2013

Proviamo


La Russa, gay, adozioni omogenitoriali

La Russa l'ha detto chiaro e tondo: "genitori omosessuali inducono i figli a crescere gay".
Magari ha ragione lui. Non lo so. 
Che poi in verità non è il solo ad averlo detto, in tanti lo dicono.
Iniziano sempre che vogliono fare quelli moderni 
"ah io ai matrimoni gay sono favorevole"
ché è giusto soffrire tutti, aggiungo io, 
"ma alle adozioni no, per carità, le adozioni no, dopo diventiamo tutti gay e ci estinguiamo. Per sempre". Che bello, aggiungo io.
Avranno ragione loro? Non lo so. Proviamo. 
Una cosa semplice, due personaggi, tanto ci bastano
Enrico, il padre
Gabriele, il figlio 
ché se un ragionamento fila si vede subito.


Enrico, il padre: <<Con chi esci tu stasera, Gabriele?>>

Gabriele, il figlio: <<Eh papà, con Michela.>>

Enrico: <<Con Michela? E perché?>>

Gabriele: <<Mah così, mi va.>>

Enrico: <<Ah credevo ti andasse con Lorenzo.>>

Gabriele: <<Io e Lorenzo siamo solo amici, lo sai. Ne abbiamo già parlato, non ricominciamo per favore.>>

Enrico: <<Perché cos'ha che non va Lorenzo, scusa? È un ragazzo simpatico.>>

Gabriele: <<Sì, sì, è simpatico ma finisce lì.>>

Enrico: <<Io proprio non ti capisco Gabriele, ma che problema 
hai?>>

Gabriele: <<Io nessuno.>>

Enrico: <<Nessuno? Un ragazzo fantastico ti chiede di uscire, per la cronaca, ha chiamato anche oggi, e tu che fai? Esci con Michela, mi sembra chiaro.>>

Gabriele: <<Okkey, ho capito, vuoi litigare.>>

Enrico: <<No, no, non voglio litigare, ci mancherebbe. Voglio che mi spieghi, cos'hai, cos'è che non va in te?>>

Gabriele: <<Oh dai lo sai, te l'ho già detto, mi piacciono le ragazze. Fattene una ragione, sono eterosessuale.>>

Enrico: <<È proprio vero che io e tuo padre te le abbiamo date tutte di vinta. Ti abbiamo dato troppo, questa è la verità. Dovevamo imporci prima: il calcetto, i film d'azione, perfino judo ti abbiamo fatto fare. Abbiamo sopportato, ci dicevamo, gli passerà, sarà un momento, ci ripetevamo: "son quegli amici che frequenta che lo spingono". Dovevamo essere più autoritari prima, farci rispettare quando ancora eravamo in tempo, ormai c'è poco da fare.>>

Gabriele: <<Va beh, dai, non è una tragedia. Anche la figlia di Sara e Martina è eterosessuale e loro non ne fanno tutto 'sto dramma. Succede. Poi la vita è una sola, no? Lo dici sempre anche tu che la devo vivere come piace a me.>>

Enrico<<Non è una tragedia? NON È UNA TRAGEDIA? Ma lo sai cosa vuol dire per me? Lo sai quante ne ho passate io, per te? 
Per farti essere omosessuale? Eh no, certo. Tu hai la pappa pronta. 
Bella così la vita eh, vero? Lo sai quante volte ho dovuto ballare Maracaibo? Lo sai che ho dovuto passare interi sabato sera a guardare "Carramba che sorpresa"? Che a me poi la Carrà manco mi piace, oh, l'ho detto finalmente. Lo sai in quanti Gay Pride ho dovuto mostrare le chiappe al vento, io, che sono l'avvocato numero uno nello studio dove lavoro? Lo sai che in pubblico devo dire che ascolto le canzoni di Tiziano Ferro? Tiziano Ferro.  No che non lo sai. Non ne hai proprio la minima idea. E tutto questo per chi? Per te.>>

Gabriele: <<Dai, papà, mi dispiace.>>

Enrico: <<Per te e solo per te. E tu cosa fai per ringraziarmi? Esci con la prima Michela che incontri. Ce l'ho messa tutta, ti ho iscritto a danza, ti ho sempre portato agli incontri, alle associazioni, ai circoli, ho messo bandiere arcobaleno dappertutto. Ti facevo vedere i Teletubbies, ti ricordi i Teletubbies? E poi i libri, le riviste, niente. È bastata 'sta Michela e niente, tutto finito.>>

Gabriele: <<Dai papà mi...>>

Enrico: <<No. Gabriele. No. Mi hai deluso. Profondamente. Ora per piacere lasciami solo.>>

Gabriele<<Dai papà io...>>

Enrico<<No. Gabriele. No. Ho detto lasciami solo.>>

Allora, com'è andata secondo voi? Funziona o no?
Fila 'sto ragionamento?

Tinky Winky, Teletubbies, La Russa, Adozioni Omogenitoriali, gay

martedì 22 gennaio 2013

Chi è felice fa ragionamenti semplici


Oh che bello tutto questo sole a Gennaio.
Proprio bello.
Proprio bello ma anche basta: c'è gente qui che vuole deprimersi e ha bisogno di oscurità.
Nessuno si deprime in spiaggia ad Agosto. No.
Sai cosa ci vorrebbe ora? Ci vorrebbe un bel temporale. 
Come nei film. Te lo dico io: a 'sto punto della pellicola metterebbero un gran temporale e si sentirebbe solo il rumore della pioggia. 
Ah che belli i film, loro sì che la sanno lunga.
Se c'è una cosa che ti insegnano è che ci innamoriamo sempre delle persone sbagliate.

La mia persona sbagliata è stata sicuramente Ernesto.
"No, no, Romina. Roberta. Mi chiamo Roberta. Sì, sì, lo so che sembra che dicano Romi ma in realtà è Robi, diminutivo di Roberta, appunto".

Non mi è mai stato a sentire, qualsiasi cosa gli dicessi.

"No, no. Non è oggi, è domani. Sono nata il 5 Maggio non il 4. Ricordati Manzoni: ehi fu. Sì vabbé. Comunque il 5. Pensa alle dita di una mano, cinque. Sono nata il 5".

Poi un giorno gli faccio: 
"Ernesto senti, non mi chiamare più"
e niente, presa in parola, non l'ho più visto né sentito.

Ci innamoriamo delle persone sbagliate e fatichiamo a capirlo, nei film lo vediamo bene.

"Dai Eliza, lascia perdere quel vecchio professore, lascialo giocare col suo Pickering, c'è sotto casa tua un bel giovanotto adorante che ti canta frasi d'amore. Dai retta a me, mettiti con 'sto Fredi che è meglio".
Sì perché un'altra cosa che ti insegnano i film è che se tu muori dietro a quello sbagliato, che ti fa soffrire, che "scusa come hai detto che ti chiami?" ce n'è sempre un altro perfetto per te che ti aspetta. Il tuo Fredi, appunto.
E di certo con Fredi non staresti qui a deprimerti con tutto questo bel sole.

No. Non avresti bisogno di pioggia e di una musica triste e di guardare fuori dalla finestra e di fumare, per giunta, come nei film.

E io ho anche smesso di fumare. Da quattro anni ormai. Ho smesso per Ernesto.
Eravamo felici e facevamo ragionamenti semplici:

"- Alla mattina il cielo è azzurro poi, verso sera, scurisce.
- Già".

"- La mozzarella è davvero buona.
- Già".

"- Ma lo sai che fumare fa male?
- Davvero?
- Sì.
- Allora smetto.
- Faresti bene.
- Già".

E così ho smesso.
Siamo stati anche felici. Poi no.
Se ci penso adesso invece.
Non ritornerei con Ernesto nemmeno se mi preparasse ogni giorno, colazione, pranzo e cena per tutto il resto della vita.
E lo sapete quanto vorrei una cosa del genere ché io in cucina sono proprio negata. 
No, a ripensarci bene, credo che in questo caso ci ritornerei. 
Riformulo.
Non ritornerei con Ernesto nemmeno se mi preparasse ogni giorno, pranzo e cena, per il resto della vita.
Okkey no. Non è vero. In questo caso ci ritornerei.
Riformulo.
Non ritornerei con Ernesto nemmeno se mi preparasse ogni giorno la cena per il resto della vita.
No. Non è vero. In questo caso ci ritornerei: non posso sottovalutare quanto sia attraente per me l'idea di un pasto che non devo cucinare io, ogni giorno.
E a forza di parlarne mi è venuta anche fame.

Quindi dico a te Fredi, mio Fredi personale, che sei innamorato di me per come sono e sei perfetto come sei e tutte quelle cose lì, 
vai, fa' un corso di cucina e poi torna da me.
Tanto io me ne frego di quello che non mi vuole e tutte quelle cose lì, davvero, mi piacciono i ragionamenti semplici.

Ti aspetto qui affacciata alla finestra a guardare la pioggia, 
mi riconoscerai perché non piove neanche.


Film, Pioggia, Fumare, Ernesto, Innamorarsi, Persone Sbagliate

martedì 15 gennaio 2013

La verità è sopravvalutata


Mi leggete.
A me sembra impossibile, una cosa straordinaria, ma qui i numeri non mentono.
Mi leggete.
Visitate, tornate, chiamate amici, condividete.
Straordinario. Davvero. Straordinario.

All'inizio pensavo "eh sì, apro un blog e verrà solo mia madre"
e invece no, ci siete voi.
Che poi è un bene visto che mia madre ha un pessimo rapporto con l'internet. E con me.
Comunque dicevamo, mi leggete e poi, non paghi, domandate. 
E ad un certo punto arrivate tutti lì, tipo che ci si aspetta al varco, 
"Oh Robi, ma è tutto vero quello che che scrivi nel blog? Cioè, dai, ma ti succedono per davvero tutte quelle cose?"
Allora io glisso, faccio finta di niente, perdo tempo, poi però alla fine cedo,
"no. Non è tutto vero. Diamine, presupporrebbe avere una vita. Certo che no".

Ma io lo faccio per voi, anni fa mi sono fatta una promessa:
"Roberta, se mai scriverai qualcosa, qualsiasi cosa, anche la lista della spesa, fa' che sia avvincente"
capite tutti che questo si traduce in,

Uno) drama al supermercato "c'è una strana nebbia lì fuori, devo fare delle provviste, c'è una strana nebbia lì fuori".
Due) escludere in toto il racconto autobiografico.

Dai, alla fine, il valore che si dà alla verità è sopravvalutato, nella realtà dei fatti viene fuori che è noiosa ed inutile tanto che la bugia è diventata una convenzione sociale.

Ora, pensate a quel paio di stivali bianchi, quelli che avete comprato a Londra quando qualcuno v'ha detto 
"ehi il bianco è il colore dell'estate". 

Ora, pensate  a quando la vostra migliore amica vedendovi a Stansted ad Agosto vi ha accolto con un
"mmm, nuovi? Ma sono BELLISSIMI. Li hai comprati a Londra? Si vede". 


Oppure,
"questa è l'ultima sigaretta".
"Bello il tuo Blog, lo leggo sempre".
"Oh questo perizoma ti sta da dio. No, non ti si vede per niente la pancia".
"Sì, sì lo so che è sposato, ma siamo solo amici".

E potrei andare avanti per ore: convenzione sociale, né più né meno.
Per molti aspetti è meglio così.
Io sinceramente preferisco l'ipocrisia.
Comunque, visto che mi leggete e già vi voglio bene, se proprio insistete eccovi un racconto autobiografico. 
Tutto vero. Nero su bianco. Successo davvero che proprio dici:
"ehi ma guarda tu cosa mi doveva capitare per davvero."

Domenica sera mentre facevo il bucato separando i bianchi dai colorati ho considerato: che strano per una come me, ipocondriaca livello "non toccherò mai il telecomando dell'albergo senza un paio di guanti monouso che chissà gli altri che hanno dormito in questa stanza cosa ci hanno fatto con quell'oggetto lì. Non mi importa nemmeno che chi sta in camera con me mi guarda come se fossi Dexter, non li tocco. A torto, tra l'altro, visto che Dexter uccide solo chi merita di morire e io non utilizzerei mai la stessa gentilezza".
Strano per una come me, dicevo, non utilizzare un disinfettante battericida in aggiunta al più comune detersivo. 
Lo direste mai voi? Nemmeno io. 
Niente pre lavaggio per me, signore e signori. 
E allora ho cominciato a riflettere davvero su questa cosa, ad arrovellarmici proprio, anzi spero che qualcuno di voi abbia pensato intensamente alla pace nel mondo e cose così perché io per un giorno intero ho pensato solo a questo.
Poi sono arrivata alla conclusione: se un organismo non visibile ad occhio nudo riesce a passare indenne i 90 gradi della lavatrice, il detersivo, i tremila gradi dell'asciugatrice, i duecento del ferro da stiro, le mie ditate, l'ipotesi che possa cadere per terra per una mia distrazione o dal terrazzo perché si sa che queste asciugatrici non funzionano poi tanto bene, ecco, se riesce a tener botta a tutto questo, quel micro organismo merita di vivere. 
Merita di vivere anche al posto mio visto che la scorsa settimana ho rischiato di morire per un raffreddore. Un raffreddore.

Già, l'ho detto io che era noiosa: la verità è sopravvalutata. Francamente.

verità, bugia, blog, the myst, Londra