martedì 1 luglio 2014

Vittoria

Arriverà il giorno in cui dovrete delle spiegazioni, ne sono sicura.

Sì, arriverà quel giorno.
I vostri figli vi chiameranno e vi chiederanno,
mamma, babbo, ma qui, in questa foto, perché...

Io me l’immagino così,
vi raccoglierete davanti al caminetto con tutta la vostra famiglia, e ci saranno i vostri figli, più giovani e voi, la vecchia generazione e allora comincerete a mostrare loro le vostre foto,

qui è quando il babbo e la mamma si sono incontrati.
Qui è il nostro primo appuntamento.
Qui eravamo al mare.
Ah la montagna, ti ricordi Carlo? È quando mi hai chiesto di sposarmi.

Ecco le foto del matrimonio, infatti.
Queste invece quando sei arrivato tu, Matteo.

E qui, invece, è quando è nata Matilde.

Questa è la nuova segretaria di babbo.
Queste le foto con il massaggiatore di mamma.

Queste le foto delle vacanza alla quale voi non siete venuti e siamo stati soli, io e la mamma.

Ah, qui invece…

E poi uno dei vostri figli ve lo chiederà. Arriverà quel momento.
Forse sarà Matteo, o magari Matilde, la più piccolina, prenderà coraggio e dopo aver visto tutte quelle fotografie dei propri genitori dirà,

“mamma, babbo, ma perché fate sempre quel due con le mani nelle foto?”

E voi glielo dovrete spiegare, il perché. 

Ecco, quando arriverà quel giorno, chiamatemi ché lo voglio sapere anch'io.

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martedì 24 giugno 2014

La storia dei miei jeans

Avevo un paio di pantaloni. 
Dei jeans. 
Non erano particolarmente belli. Normali, direi. 

Li avevo da sempre. Da quando mi ricordo, insomma. 
Non so se avete presente quel tipo di jeans che sai di avere da sempre.
Li mettevo ad ogni occasione perché era quel tipo di pantalone appropriato per ogni occasione: dalle serate in discoteca ad un pranzo coi parenti. 
Giusti con una magliettina nera o abbinati ai colori più vivaci.

Non mi piacevano del tutto, è chiaro. 
Ma a me cosa piace alla fine? 
Mai niente, avete ragione.

Così un bel giorno decido di tagliarli, avevo sentito un paio di pareri e in più quell’anno andavano gli short. 
Massì, mi dico, tagliamo. 
Rinnoviamo. 
Zac. 
Via.

Ho cercato una sarta che mi piacesse. 
Le mie amiche hanno cominciato a consigliarmi, 
"vai da quella che è più brava, vai da quell’altra che è meno cara, vai da quella che è più vicina".
Io comunque avevo fatto la mia scelta, Michela. Mi piacevano i suoi lavori e come aveva tagliato altri jeans che avevo visto in giro perciò l'avevo scelta fra tante. 

Ho portato quindi i jeans dalla Michela e le ho spiegato come li volevo. 
Lei mi ha detto come sarebbero venuti. 
Io le ho detto che potevano andare bene e ha cominciato.

Li ha tagliati.
All'inizio mi piacevano, sapete com'è, la novità. 
Poi però più li guardavo e più mi dicevo, 
"mmm forse eran meglio prima. Mmm, sì, eran meglio prima. Già".

Adesso ho dei jeans troppo corti dentro al mio armadio e non li metto più.

Cosa mi ha insegnato tutta questa storia? Che bisogna stare attenti quando si taglia qualcosa e, sicuramente, a non commettere un tipo di errore simile in futuro.

E questo, se mai ve lo foste chiesti, è tutto quello che penso sulla rinoplastica.

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martedì 17 giugno 2014

Io me lo immagino così

Io me lo immagino così,
inizia tutto con un no.

NO.

Un piccolo paesino, una grande città, non ha importanza dove.

Solo un urlo, chiaro e distinto.
NO.

Un urlo che diventa parola.
NO.

Ci sei solo tu e quelle due lettere piccoline, uno dopo l’altra, che hanno la forma di una sequenza codificata.
NO.

Non vi è lamento successivo, né grida di disperazione come ad accettare l’inesorabile. La sciagura. 
NO.

Da adesso sai che nulla sarà come prima.
Non potrai più far finta di niente.
E come del resto? Negare l’evidenza stavolta non funzionerà.
È anche questione d’imbarazzo, non lo potresti sopportare.
E poi il senso di colpa. No. Non puoi far finta di nulla.
No.

NO. 
È l’unica esclamazione che ti è concessa, di quelle talmente brevi che non sai se le hai fatte davvero, a voce alta, oppure è solo nella tua testa.
Starai lì, pensando di sognare. Sognando di sognare. 

NO.

Ti chiederai dove hai sbagliato, è chiaro.
E cercherai le tue colpe, perché sai di averne, troppo permissivo o al contrario, troppo esigente?
Sarà stata quella volta che hai detto che si doveva adeguare. Che hai riso perché siamo nel 2014 e ancora no. 

E sai che anche gli amici ti gireranno le spalle e tutto ciò che ti ha sempre circondato ti sembrerà ostile.
E sai che soffrirai, e molto. E sai che dovrai delle spiegazioni. Sempre.
E sai che sarà per sempre.

E allora maledirai il giorno che sei nato. E chiuderai gli occhi forte e ti rivolgerai a dio anche se non credi e penserai,
“portami indietro, portami indietro, portami indietro”.

Ma non funzionerà.
Sei andato. È finita. Addio.


Sì, deve essere così, quando tua madre ti chiede l’amicizia su Facebook.

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immagine "pirates and raiders: the computer abuser sub-culture" 
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martedì 10 giugno 2014

Keep Calm e stai felice

Mesi fa ero talmente nervosa.
Soprattutto la mattina, appena dopo il sesto caffè. 
E non capivo il perché. 

Mi arrabbiavo per qualsiasi cosa.
Al “come stai” potevo tirare su un polverone che, Arciduca Ferdinando, ti prego, muori un po’ più in là ché qui c’è una professionista. Io.

Sì, insomma, ero talmente nervosa che se avessi avuto un bazuka fra le mani non avrei saputo che farmene visto che sarei riuscita benissimo ad uccidere qualsiasi essere vivente nel raggio di chilometri a mani nude.

Non potevo proprio continuare così, ne andava della mia felicità perché quando si è nervosi non si è felici, si è nervosi.

E allora mi sono detta,
“Roberta, è ora che fai qualcosa.”
E mi sono anche risposta,
“No”.
“Dai”.
“No, non è vero che son nervosa”.
“Sì che lo sei”.
“IO. NON. SONO. NERVOSA.”
“Sì che lo sei”.
“NO”.
Eh va be’, ho continuato così per un po’, finché la parte nervosa di me ha cominciato a picchiare la parte arrabbiata di me e, pensate un po’, quella che le ha prese di più alla fine è stata la parte totale di me.

Finché non ho trovato una soluzione.
Il tè.

Il tè is the way.

Come ho fatto a non pensarci prima? Eppure è così chiaro: pensate agli inglesi con il loro aplomb, tanto che hanno pure una parola fatta apposta, aplomb, per l’appunto e adesso pensate ai napoletani, sempre fumantini, cos’è che li differenzia? Il tè e il caffè, mi sembra ovvio.

Così ho fatto: ho sostituito il tè al caffè la mattina e adesso sono rilassatissima.
Ragazzi, rilassata.
Mi dovete vedere, rilassata.
La mattina, appena mi sveglio, via con la mia tazza di tè e sono talmente rilassata che mi rigiro su un fianco e mi rimetto a dormire.
Ahhhh. 

Anzi vi do un consiglio, appena vi svegliate fate una bella colazione e bevete la vostra tazza di tè, poi con la pancia piena tornatevene a letto, sotto le lenzuola, e non farete altro che pensare,

è forse questa, la felicità?

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martedì 3 giugno 2014

Marnedì

Allora, come state passando questo Marnedì?

Dai, che se oggi è Marnedì, e cioè un Martedì che sa molto di Lunedì, è perché abbiamo fatto il Week End lungo.
E dove siete stati di bello?
Al mare o in montagna?
All’Ikea intendo, a quella al mare o a quella in montagna?
No, scherzo. 

Anzi visto che vi trovate qui, su questo blog, siete decisamente da partenza intelligente.
Come me, del resto.

No, veramente, parliamo.
Non parliamo mai. 
Dove siete stati? 
Chissà.

Magari siete più tipi da campeggio.
Il campeggio è bello, si spende poco e poi si è sempre a contatto con la natura: basta una tenda e uno zaino che puoi girare tutto il mondo. 
Il campeggio è bello finché non ti ricordi che prima o poi avrai bisogno di un bagno.
Bello eh, però.

Magari siete da lago. 
Magari sì, vi piace al lago e siete andati al lago. 
Niente mare, niente montagna. Siete andati al lago. Vi piace il lago.
Bene, se preferite il lago prendete il mouse e andate in alto a destra. 
Ora, con la freccettina del mouse, appunto, andate su quel quadratino rosso con una x nel mezzo. Perfetto, ora cliccateci sopra.

Benissimo.
Ora siamo sicuri che siamo rimasti solo noi delle partenze intelligenti.

Ah non che io sia più sveglia di quelli a cui piace il lago, sia chiaro.
A me infatti non importa dove vado il Week End lungo, mare o montagna fa lo stesso, anzi spesso sto a casa mia, tanto ho in testa un solo ed unico pensiero il Week End lungo e lo passo tutto chiedendomi,

ma oggi che razza di giorno è?

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immagine tratta dal film Moonrise Kingdom
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martedì 27 maggio 2014

Tempo d'Estate

Ah l’Estate.
Quanto è bella, l’Estate.
Non vedo l’ora che arrivi, l’Estate.
Lo sapete come sono ormai: in Estate mi prende una gran voglia di vivere.

In Estate ho voglia di fare cose che in Inverno non ho voglia di fare.
Andare al mare, per esempio.
Quanto ho voglia di andare al mare in Estate.

E prendere il sole.
E avere la pelle ancora calda la sera, che quando abbracci qualcuno e senti la sua pelle calda ti viene proprio voglia di andare al mare anche il giorno dopo e prendere il sole per avere la pelle calda alla sera e avere voglia di andare al mare il giorno dopo.

E quindi andrò al mare e giocherò a racchettoni e farò volare aquiloni.
E leggerò cinquanta libri. Almeno.
E correrò sulla sabbia che scotta e giocherò a beach volley e lo farò fino a sera. 

E berrò mojito in riva al mare al tramonto e parlerò di Berlusconi e mi piacerà un po’ di più perfino Berlusconi perché in Estate è tutto più bello.

E farò l’alba.
E i falò? Sì, certo, anche i falò.
E ballerò. A piedi nudi, anche. E sotto la pioggia.

E mi sveglierò tutte le mattina con la voglia dell’Estate.

E andrò in bicicletta prima piano piano, poi farò finta di stare facendo una gara. Che gara c’è con la bicicletta? Il giro d’Italia. Ecco sì, poi farò finta di essere al giro d’Italia, anzi no, al Tour de France, che al Giro d’Italia ho già fatto finta l’anno scorso, e andrò sempre più forte, sempre più forte: sono prima davanti all’Arco di Trionfo, sempre più forte, sempre più forte e via, ho vinto.

E quando non sarò in bicicletta avrò una decappottabile rossa e farò quella cosa con la mano tipo delfini fuori del finestrino con il vento.

E andrò alle feste di Paese. E ai cinema all’aperto a vedere le commedie con Lino Banfi e Edwige Fenech. E mangerò il cocomero. E l’insalata di riso. E metterò le ciliegie nelle orecchie dei bambini come orecchini.

E andrò ai concerti. E a far volare quelle lanterne. 
E uscirò tutte le sere.

E passerò tutta l’Estate a non fare. proprio. niente. perché. d’Estate. è. caldo.
Ma allora ancora non mi conoscete affatto?

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martedì 20 maggio 2014

Lo sentite questo silenzio?

Lo sentite anche voi tutto questo silenzio?
È perché vi sono stati ad ascoltare.

Sì, con quei vostri “non me ne parlare”, vi sono stati a sentire e adesso nessuno fiata più.

Ci vorrebbe qualcuno a parlar del tempo per sbloccare la situazione.
Avete presente, no? Di solito sono in fila alla Posta o in Banca, o alla cassa rapida del supermercato.
Di solito sono in fila, loro fanno quello nella vita: ti aspettano in fila e ti salutano con un “ehi” allungando molto l’ultima vocale. 
Più allungano l'ultima vocale e più non hanno nulla da dire.

- Ehiiii, ciao.
- Ohi, ciao.
- …
- …
- …
- …
- Certo che c’è un bel sole oggi eh, ma comunque ha messo pioggia. Arriva, arriva.

E poi forse non basterebbe: anche loro, son sicura, li fermereste con i vostri “non me ne parlare”.
Che poi con loro sareste proprio cattivi: come fate a dire “non me ne parlare” ad uno che vuole parlare del tempo, ad uno che per definizione non vuole parlare di niente?

"Han detto che domani nevicherà".
“Mmm, non me ne parlare”.
Ma come non me ne parlare? Ma chi sei? Come puoi essere tanto crudele?
Una vita finita, una persona distrutta.

Che poi dai, non si può continuare così.

"Il lavoro?"
“Mmm, non me ne parlare”.

"La salute?"
“Mmm, non me ne parlare”.

"La famiglia?"
“mmm, non me ne parlare”.

Io lo capisco che stiamo vivendo tempi bui ma ci vuole comunque un po' di positività. Ottimismo.

Fate come me, concentratevi solo sulle cose positive, a me, per esempio, va tutto male ma l’amore, almeno l'amore, va a gonfie vele: non ce l’ho.

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Nell'immagine gli eterni Romy Schneider e Alain Delon 

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