martedì 26 marzo 2013

Tutto qui

Oggi volevo spiegare una cosa davvero molto semplice secondo me ma, a quanto pare, difficile da comprendere.
Che poi le cose semplici sono sempre le più difficili da capire ce ne accorgiamo ogni volta che su un portone c'è scritto "tirare" e noi invece spingiamo.
- Eh ma non si apre.
- Tiri signora.
- No. Proprio non va.
- C'è scritto tirare, tiri.
- No. Ma non funziona.
- Tiri signora, così sta spingendo, tiri.
- Mmm, non capisco proprio.
- TIRI SIGNORA. TIRI. QUELLA. DANNATA. PORTA.
- Ah che stupida, spingevo.
- Eh già.

Oh comunque questa della porta ci cascano tutti:
- Dottor Einstein come ha scoperto di avere questa intelligenza superiore alla media?
- Mah, guardi, io non direi superiore alla media, siamo tutti dei geni ma se un pesce viene giudicato in base alla sua capacità di arrampicarsi su un albero si sentirà uno stupido per tutta la vita.
Ah e un'altra cosa importantissima: RIMANETE LONTANI DALLE PORTE, mi raccomando, ché altrimenti vi deprimete.

Eh sì, lo so Albert, le più difficili. 

Ma porte a parte la cosa semplice che non capisce mai nessuno è questa che adesso vado a spiegare.
Metti che incontri una che non vedi da molto tempo.
Metti che la saluti e metti che sei pure contento e per l'euforia inizi a parlare e la prima cosa che dici per rompere il ghiaccio è
"oh sei bellissima, proprio non ti riconoscevo".
Ecco, quello che hai appena detto non è un complimento. Mai.
Da qualsiasi parte lo giri. In qualunque parte del mondo ti trovi.
Fermati al sei bellissima, non strafare, è meglio.
Tutto qui. Semplicissimo, lo so. Talmente semplice che uno dice: 
"tutto qui? Davvero?"
E io ve lo confermo, sì, è tutto qui.  

"Oh sei bellissima, proprio non ti riconoscevo" non è un complimento, se lo dite fate una figuraccia. 

Che poi adesso questa cosa vi torna davvero utile perché tra poco è Pasqua e a Pasqua, si sa, si incontrano tutti parenti, anche quelli che non vedete mai e tra i tanti c'è pure quella strana. 
(Quella strana c'è in tutte le famiglie).
- Ma viene anche la Robi a pranzo?
- Eh sì, la madre mi ha detto che c'è anche lei.
- Ah.
- Già.

E lo so che con la parente strana non si sa mai cosa dire: "e del lavoro non si può parlare, fidanzati meglio di no, l'Università è sempre stata un tabù, attività fisica evitiamola che è pure ingrassata qualche chilo e dimmi tu cos'altro c'è che si può tirare fuori ad un pranzo di sei ore?!".

Ecco però il "sei bellissima, proprio non ti riconoscevo", no, meglio evitare, fidatevi. No anche perché  si va a creare quella sensazione di disagio durante il pasto che dopo può essere solo 
"nonna aggiungi un posto a tavola, il signor imbarazzo si ferma a pranzo con noi". 

Ah, e no. Non l'hanno detto a me. 
No che non sono io la Robi strana, ma cosa vi viene in mente? 
Anche perché altrimenti questa "cosa semplicissima che non capisce mai nessuno" ve l'avrebbero spiegata al TG delle venti nella cronaca nera: io sono la Robi pericolosa.

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martedì 19 marzo 2013

Oggi vi voglio dare un consiglio, così è più semplice


Oggi vi voglio dare  un consiglio: se avete bisogno di un consiglio non venite a cercarmi. 
No. Davvero. Non sono in grado.

In verità non è che non so dare consigli. Di sicuro non mi troverò mai nella situazione di,
- Secondo te è freddo? Che faccio Robi, la prendo la maglia?
- Be', considerando che sono le due del pomeriggio e che rientreremo fra poco. Senza dimenticare poi che siamo in Agosto e che fuori saranno quaranta gradi. Vediamo un po'. Ehm. Be' sì, prendila la maglia.

Se fosse così sarebbe tutto più semplice: potreste solamente fare il contrario di quello che dico.
Potrei essere di aiuto alla società, già mi vedo, io, guru di questo nuovo millennio
- Robi, le nostre azioni stanno subendo un ribasso importante. Che facciamo, vendiamo?
- No. Per l'amor di dio, no. Non vendete.
- Okkey, vendi tutto.
Elementare. 

No, la verità è che io non ho consigli da dare.
Il più delle volte non so proprio cosa penso. 

Una volta un professore mi ha messo davvero in difficoltà, scoprendo questo mio punto debole. Ancora lo ricordo come se fosse ieri.

Primo Liceo Scientifico, ora di religione.
- Adesso ragazzi cominciamo a conoscerci un po'. Roberta, iniziamo da te, perché non ti descrivi un po', chi sei, cosa fai?
- Be' io. Io non so. Io non so proprio cosa dire.
- Mah, perché non ci racconti un po' del tuo carattere?
- Del mio carattere? Be' io. Io non so. Io non so proprio cosa dire.
- Eh, che ne so. Per esempio, ti voglio aiutare, sei una persona decisa o indecisa?
Credo di essere stata in silenzio per due ore. Senza esagerare. Poi ho iniziato
- Decisa. Sì, insomma, abbastanza. Abbastanza decisa, sì. Un po' indecisa e un po' no. Forse sarebbe meglio che dicessi indecisa. Sarebbe più giusto. Sì forse indecisa sarebbe meglio. Penso mi descriva meglio. Indecisa. Assolutamente indecisa. Be' magari indecisa e basta, toglierei assolutamente. Ecco indecisa e basta. Cioè che poi...

E sarei andata avanti ancora per molto se il professore non mi avesse spedito dal Preside: era sicuro lo stessi prendendo in giro. Che poi io dico, non le fare le domande se non vuoi che ti si risponda. E non vi racconto come è andata dal Preside che è meglio: sono stati anni duri per me, dopo la Montessori questi educatori son sempre lì a chiederti "cosa ne pensi di". 
Per me è stato davvero un sollievo in età adulta capire che nel mondo reale a nessuno interessa la tua opinione.

Comunque credo che questo mio stato sia una cosa legata alla capacità di prendere decisioni: è che non è così semplice per me, siamo in parecchi qui dentro.
Sì, insomma, io nella mia testa ho contato almeno 27 diverse personalità e tutte si ripetono: "no, ti prego, decidi tu".

Io non so davvero come fate voi ad essere così sicuri di quello che pensate e poi di agire di conseguenza: io, se posso essere sincera, ogni volta che devo prendere una decisione spero sempre che parta la colonna sonora, sarebbe tutto più semplice.

dare consigli, decidere, Montessori, ora di religione, prendere una decisione

martedì 12 marzo 2013

Fate il tifo per me

Devo assolutamente trovare qualcosa che mi tenga impegnata almeno otto ore al giorno.
Qualcosa di cui potermi lamentare perché lo sento che mi consuma a poco a poco. 
Che mi faccia odiare il lunedì.
Che mi costringa ad alzarmi presto la mattina e a farmi dire 
"eh no, stasera non posso".
Che mi faccia stare chiusa in una stanza con altre persone che non conosco anche se fuori c'è il sole, anche se ho voglia di andare al mare "ché oggi è davvero troppo caldo".
Aspetta, com'è che lo chiamate voi? 
Lavoro. 
Ecco sì, devo trovarmi un lavoro.
Non l'avrei mai pensato, lo devo ammettere, ma ne sento veramente il bisogno.
Lo so che sembra impossibile da credere, per me è proprio difficile da comprendere: "ho bisogno di lavorare".
Okkey, adesso rileggetelo con una marcata cadenza milanese,
"ho bisogno di lavorare".
Nemmeno io avrei mai pensato di diventare una persona così ma da quando ho finito l'università è il primo periodo che non ho sotto mano stage, né lavori, né collaborazioni, né qualsiasi altra cosa assomigli ad un impiego e ho capito che così non ci so stare.
E quindi ho iniziato a rispondere alle inserzioni che trovavo sull'internet. Un inferno. Anzi la prossima volta che mi lamento del lavoro che faccio, che voglio cambiare anche se non so bene perché "che sì, tutto bello, il lavoro mi piace, i colleghi sono simpatici, in ufficio mi trovo bene ma non so, voglio di più", ricordatemi questo piccolo particolare: io odio cercare lavoro.
E non uso mai la parola odio a caso.

Va bene comunque ormai è tardi e bisogna iniziare lo stesso.

Mi sono ritrovata a mandare il mio primo curriculum ad una agenzia che ha suddiviso il processo di selezione dei candidati in otto step. Otto step. Infinito. Tra l'altro questi otto step includono un test psicologico. 
Questa cosa del test pscicologico la fanno per verificare il grado di attaccamento alla realtà di ogni singolo candidato: avevo più possibilità di farcela quella volta che ho partecipato come volontaria agli Hunger Games.

E poi, 
"Cercasi Community Manager per sostituzione malattia".
Mandato subito anche qui ma poi ho saputo che avevano già trovato il sostituto, un certo certo Alfieri, un ragazzo sveglio davvero. 

- Alfieri, il suo profilo è proprio quello che cercava la nostra azienda, ma lei sa che si tratta solo di una sostituzione, vero? Il povero Community Manager che c'era prima è stato massacrato di botte, ridotto quasi in fin di vita ma comunque tornerà.
- Certo dottore, ne sono a conoscenza, sono stato io.
- No, Alfieri, non mi dica così.
- Sì, sì, volevo questo lavoro più di ogni altra cosa e so che la sua agenzia vuole persone intraprendenti, così non ho perso tempo.
- Ah ma è fantastico. Lei sì che è la persona adatta. 
- Lo so. Ora col suo permesso vado in ospedale a finire quello che ho iniziato.
- La prego, faccia pure. Che ragazzo, che tempra.

Eh è proprio vero che quando c'è la determinazione c'è tutto.
Determinazione e autostima questo è il segreto.
Perché magari uno si lascia scoraggiare dall'annuncio stesso:

"cercasi professionista della comunicazione".

Professionista della comunicazione, eccomi. 
Che tanto si sa che si parte sempre alto ma poi ci si accontenta. 
Tutti richiedono professionisti, esperti, specialisti, poi se vai lì e sai accendere il computer ci sono molte probabilità di essere il più qualificato di tutti quelli che si son presentati.

Ma quello che mi ha colpito di più e spero mi chiamino per un colloquio è sicuramente,

"cercasi laureato in scienze della comunicazione".
Perché io sono proprio questo. 
Proprio così, sono una scienziata della comunicazione ed è la prima volta che vedo un annuncio del genere: "cercasi laureato in scienze della comunicazione". 
Ancora non ci credo, sono troppo curiosa, anche se mi fermo a pensare non mi vengono proprio in mente quale mansioni possano avere in serbo per noi scienziati della comunicazione: magari capisco qual è il mio posto nel mondo.
Fate il tifo per me.

colloquio, curriculum, cercasi lavoro



martedì 5 marzo 2013

Questa società mi rende nervosa


Se per caso sentite uno stronza, non ci fate caso, è per me.
Perché poi gli insulti te li prendi tutti e ci passi anche da insensibile, 
io, che ho pianto con "Marcellino pane e vino".

Ma poi insensibile a chi?
Una insensibile dopo che le hai detto di averti rovinato la vita e che sarebbe stato meglio non averla incontrata affatto ti risponderebbe per le rime,
"e quando, di grazia, ti ho fatto credere mi interessasse il tuo parere?"
E invece io no, sono stata zitta, io l'ho solo pensato.

Però va bene lo stesso,
sei un'insensibile ai suoi occhi, ci devi stare, anche se sai che non è vero: la colpa è di questa nostra società che mi rende nervosa.

Il 3 Marzo in Bulgaria si festeggia l'anniversario della Liberazione dall'Impero Ottomano. 
E allora niente. Niente anche questa volta.
Sì, perché quando vuoi lasciare qualcuno cominci a renderti conto che il nostro universo è pieno zeppo di ricorrenze.
E quindi non puoi. Non puoi proprio. 
Che tu magari ce la metti tutta, prendi tutto il coraggio che hai, e inizi
"guarda, ti devo parlare"
ed è sempre difficile lasciare un'altra persona 
anche perché tutti ti trattano come se stessi per uccidere qualcuno.
Qualcuno girato di spalle.
Che è pure distratto.
Sta ascoltando una canzone.
La sua canzone preferita.
E ti fa "senti amore bella questa, penso sempre a te quando l'ascolto".
Che ora, mentre sei lì che lo stai per lasciare, se per caso te lo stai chiedendo, ti rispondo io:
"sì, sei una merda".
Va bene, voi adesso direte "okkey, devi lasciare qualcuno e non hai il coraggio, ma che c'entra la Bulgaria?"
E no, perché in questa nostra società c'entra tutto e nello specifico mi riferisco al 23 Aprile scorso quando siete andati da Peppino l'infame, nota trattoria romana sorta nelle pianure imolese da proprietari pakistani e tu per fare quella che "mi piace sperimentare sempre cose nuove" hai ordinato una Moussaka (che poi per intenderci è una parmigiana) e allora lui da quel momento in poi, visto che è una persona sensibile, ha cominciato a farci degli studi e ha scoperto che queste melanzane poco cotte insieme a questa carne tritata è in realtà un tipico piatto della cucina bulgara e, da allora, sa tutto della Bulgaria. Tutto.  
Ed ecco spiegato come Bulgaria, 3 Marzo, Liberazione Impero Ottomano. 

E allora se lo lasci adesso sei proprio senza cuore.
E quindi vai avanti con,
"dai, adesso non posso, fra una settimana è il suo compleanno"
Poi passi a,
"va be', non fa, tra un mese è Pasqua".
E poi,
"okkey, adesso proprio no, fra poco è il mio compleanno, io il regalo gliel'ho fatto per il suo"
Dopo, è solo questione di tempo, e si finirà con,
"vabbè, tra due mesi nasce il nostro terzo figlio, aspetto ancora un po'"

E così rimandi e rimandi che alla fini ci arrivi talmente innervosita che non ti importa più se è Natale, nonché il suo onomastico, quasi capodanno, ha la madre in ospedale, non ha consegnato un foglio per la tesi, ha appena fatto un incidente con la macchina, ha Saturno in allineamento con la costellazione di "MiDispiaceAmoreMioMaStoPeriodoT'haDettoProprioMerda", lo lasci.

Ecco perché se sentite uno stronza che gira nell'aria, è il mio.
Però volevo specificare, 
stronza sì, 
ma insensibile, no, 
ho pianto con "Marcellino pane e vino", io.

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martedì 26 febbraio 2013

Niente succede mai per caso


Squilla il telefono.
È mia madre.
Rispondo o non rispondo?
Sono proprio a due passi da casa.
Rispondo o non rispondo?
Sto rientrando.
Rispondo o non rispondo?
Una scelta difficile.
Lei d'altronde la sua l'ha già fatta, continua a squillare.
Non molla. Sarà una cosa importante.
Rispondo.
Sì, sì, rispondo, ché altrimenti si preoccupa e poi chi la sente, continuerà a lamentarsi per giorni.

- Pronto, mamma?
- Robi, dove sei?
- Sono quasi arrivata, perché?
- Dai, fa' presto.
- Perché, è successo qualcosa?
- No, no, è che tra poco c'è la ghigliottina.
- C'è la ghigliottina?!
- Sì, dai. Sbrigati, ché inizia.
- Oh mamma. Ma la ghigliottina... ma dove?
- Eh, qui, in tv.
- La fanno vedere in tv?
- Eh sì, dai fai presto. Cioè vai piano, ma dai che inizia.
- Sì, sì. Ma chi c'è?
- Eh non lo so, ho acceso adesso e ho solo sentito che dicevano di 'sta ghigliottina.
- Okkey, okkey, sto arrivando.
- Robi, vai piano.
- Sì, sì, non ti preoccupare. Tu registrala magari ché la voglio vedere.
- Sì, vai piano. ciao.
- Sì, arrivo, ciao.

Click.

Oh mio dio, c'è la ghigliottina. Non vedo l'ora. Cioè, dai, è una cosa che ti prende, che ti appassiona. Poi dopo le elezioni ci voleva proprio: all'ora di cena sempre a vedere le solite facce di questi nostri politici che ti promettono e continuano a promettere e adesso, invece, la ghigliottina. 
Anzi potrebbe essere proprio questo il motivo; 
sì, voglio dire, niente succede mai per caso, le due cose potrebbero essere collegate: una sovraesposizione mediatica dei nostri rappresentanti politici che promettono di impegnarsi per il bene del Paese ma che in realtà perseguono solo il loro tornaconto personale e, subito dopo, finito il periodo elettorale, ghigliottina. 
D'altronde la gente è stufa. 
Era ora, insomma. No, dico, finalmente, la ghigliottina. 

Oh ma sto perdendo tempo. Devo sbrigarmi se la voglio vedere tutta. Che poi se non vedi l'inizio non te la godi più. Dai almeno ci fosse il parcheggio libero sotto casa. C'è. È proprio la mia giornata: ghigliottina in tv e parcheggio libero sotto casa, niente succede mai per caso.

- Eccomi. Eccomi, sono arrivata. È già iniziata?
- Proprio adesso. Vieni, vieni, siamo in cucina.
- Eccomi, ci sono. Fatemi vedere 'sta ghigliottina va'. Ah ma. Ma. Ma tu intendevi Carlo Conti? 
- Eh certo.
- Ah ma io credevo...
- Cosa avevi capito, scusa?
- Eh no. Io credevo che fosse. E invece no, è Carlo Conti. Eppure eravamo proprio vicino alle elezioni. Niente, mi son sbagliata, ho fatto male ad associare le due cose, ghigliottina ed elezioni. Credevo ci fossimo svegliati, insomma.
- Non ti seguo Robi...
- No, no, niente. Non fa niente. Che bello Carlo Conti. La parola di oggi è "non è cambiato niente".

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martedì 19 febbraio 2013

Davvero tutta vita, Robi


Allora ragazzi, sabato sera ci vediamo tutti al parcheggio del cimitero e poi decidiamo cosa fare. 
Visto che è ancora abbastanza freddo e in più sabato ha messo pioggia, potremmo fare il giro di tutti i locali della zona. Un classico. Che poi, sicuro, incontreremo Franco così ci possiamo fermare a parlare con lui. 
Mi ricordo ancora l'ultima volta che l'ho beccato in centro, ha passato tutta la sera a raccontarmi una storia incredibile,

"oh Robi, non sai cosa mi è successo. 
Allora, ero in macchina e stavo cercando parcheggio, come al solito tutti occupati e poi quelli che pensi siano liberi, arrivi lì e c'è una Smart. 
Ma porca miseria, oh. 
Eh niente, stavo per tornare a casa, ché proprio non c'avevo voglia di perdere tempo quando vedo, con la coda dell'occhio, una tipa che va via con una Mercedes e allora mi ci fiondo subito. 
Oh, non faccio in tempo a mettere la freccia che ZACK, arriva uno che la vuol mettere al posto mio. 
Così, dal nulla. 
Allora questo qui mi dice <<ehi, ce stavo prima io>>
Oh, non sai che nervoso mi ha preso.
E allora io gli faccio <<no, no, l'ho visto prima io>>.
Allora lui mi risponde <<ah okkey, allora ne cerco un altro>>.
E io ribatto <<no, dai, va be', se lo vuoi te lo lascio>>.
E lui mi risponde <<no, no, figurati. Se l'hai visto prima tu è giusto che ce la metti tu>>.
E io alla fine gli ho detto <<be' grazie mille allora. E buona serata>>.
E lui <<buona serata anche a te>>.
Cioè, hai capito che storia?" 

Eh già, ad aneddoti quel Franco non lo batte nessuno.

Oh certo, se proprio non abbiam voglia di andare per locali potremmo andare a casa di Paolo che è appena tornato da quel suo viaggio in Africa. 
Sì, sì, vi ricordate bene, era partito come volontario.
Eh già, chissà quante cose c'avrà da raccontare. Che poi se lo conosco bene avrà fatto un casino di foto,
"allora questa è la mia colazione del sabato mattina. No, no, non è uguale alle altre sei che vi ho fatto vedere prima, il sabato avevo trovato un cucchiaino per girare il caffè. Ecco in quest'altra si vede bene il cucchiaino. Poi qui abbiamo un altro tramonto. Pensate che ho deciso di fare una cartella tramonti da quante foto ho fatto sui tramonti. Per ognuna ho anche la versione in bianco e nero. Tramonti, solo tramonti. Poi ve le faccio vedere tutte eh". 

Oppure potremmo fare un salto in quel locale gay che vi dicevo l'altra volta, quello di quella mega festa in maschera. Che poi si sa che le feste in maschera nei locali gay sono uniche. Se c'è una cosa che sanno fare sono le feste in maschera. No, ma noi no, noi ci andiamo per il dibattito. Avete presente il "a seguire dibattito"?!
Ecco, noi siamo quelli del dibattito.

Certo, dobbiamo tenere presente che anche all'Auditorium c'è sempre qualcosa di interessante. Il mese scorso c'era quello spettacolo comico molto divertente. Per fortuna questa settimana c'è la danza contemporanea: cinque ore, senza intervallo. 
È uno spettacolo concettuale: il ballerino, estetizzando l'atto artistico tra Movimento e Nichilismo, resta completamente immobile per tutte e cinque le ore. Sì, sì, esatto, è più Nichilismo che Movimento. Fantastico.

Oppure andiamo all' ExFabrica per la personale di Liu Bolin. 
Lorenzo ha detto che si è divertito molto passando tutta la serata a cercarlo, Bolin. 
Però non vi preoccupate: chiamo anche la Carla che lei c'è già stata e in ogni opera ci dice dove si nasconde. 
Che poi secondo me è diventato talmente mainstream che tra un po' lui non ci si metterà più e tutti continueremo a vederlo ugualmente,
"ah guarda, c'è Liu, è qui" e invece no. Non c'è. Ma questa è una considerazione personale.

Poi c'è sempre la carta cinema, al Prometeo ci sono un sacco di commedie. Noi potremmo guardare "Il treno", film ucraino dove il protagonista è alla guida di un treno, appunto. 
E niente, lo guida. Sulle rotaie. Tre ore. Guida il treno. 

Oh, al massimo si va al circolo, dei letterati che c'è la serata Ska.
Noi potremmo andare nella saletta accanto che c'è un'analisi fatta da un'artista contemporaneo tutta incentrata su Proust e la Malattia.
Ché a me in certi ambienti dove non posso fare altrimenti mi capita di dire
"però, che palle questo Proust" 
ma in realtà penso 
"però, che GRAN palle questo Proust".

E niente, ragazzi, allora ci vediamo al parcheggio del cimitero e poi decidiamo, si possono fare tante cose il sabato sera, l'importante è che non ci divertiamo.
Ché alla fine siamo tutti d'accordo che divertirsi il sabato sera fa tanto terza media, vero?

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martedì 12 febbraio 2013

Ah, l'amore


Ah, l'amore.

"Ah" è da leggere quanto un sospiro, come qualcosa che non capiremo mai fino infondo e lo sappiamo benissimo tutti eppure ci proviamo lo stesso, da sempre.

All'asilo Filippo mi tirava le trecce. E io piangevo. 
Ogni volta la stessa storia, poi un giorno mi hanno detto 
"guarda che Filippo ti tira le trecce perché gli piaci". 
Aspettate un attimo: 
volete dirmi che quello che io credo un comportamento fortemente inadatto alle regole della società civile voi lo chiamate "amore"? 
Esatto. 
A dir la verità questa cosa non mi ha mai convinto fino infondo, tanto più che oggi Filippo fa il parrucchiere quindi magari gli piacevano solo le trecce.

Alle elementari il mio compagno di banco Alberto non mi parlava mai, mi rideva sempre e mi portava ogni giorno una pizzetta bianca a ricreazione e io pensavo 
"oh finalmente un bambino come si deve, non come quel manesco di Filippo". 
E mentre stavo già decidendo il nome da dare ai nostri figli ho incominciato ad ingrassare e quindi ad odiare Alberto e quella sua dannata pizzetta tanto buona capendo che l'amore è pieno di ostacoli. 

Alle medie c'era Mario.
Mario sapeva sempre tutto e infatti proprio lui mi ha voluto spiegare cose fosse l'amore: 
"Robi,  sta' bene a sentire, è molto semplice, 
"l'amore è un apostrofo rosa tra le parole ti amo". 
Così, senza apostrofo. 
Cioè lui diceva, "tra le parole ti amo" non "t'amo"
confermandomi così che di quella frase non ci aveva capito proprio nulla. 
Che poi il non capire niente è un po' una costante di chi crede di sapere sempre tutto. 
Tra l'altro Mario ad apostrofi stava messo bene, li metteva dovunque: 
un'amore, il nostro
un'inferno, per me far finta di niente su 'sta storia degli apostrofi
un'abbandono, il mio nei suoi confronti perché "Mario mio, ti voglio bene, ma così proprio non può andare".

Al liceo c'era Daniele. 
Un vero genio Daniele uno di quelli che ride alle battute sui logaritmi e su quelle cose lì, uno che fa le olimpiadi della matematica per intenderci. 
Che poi non so se sapete che in quei posti lì, visto che ci sono tanti geni provenienti da tutte le parti del mondo, si parla latino. 
Ripeto, perché forse non mi sono spiegata, 
questi s'incontrano in una scuola per fare le olimpiadi della matematica e, per capirsi, parlano in latino. Non in inglese, in latino.
Ed è stata proprio questa la fine tra me e Daniele, già che non capisco l'amore in più se mi parla anche in latino, ciao proprio. 

All'università è stata la volta di Carlo. 
Carlo si svegliava sempre presto la mattina per portarmi il caffè, se non è amore questo. Anche io comunque a quei tempi non scherzavo mica: ogni volta mi alzavo tardi così lui mi poteva portare il caffè. Questa particolarità è importante per definire l'amore:
è amore se lui si alza presto e io tardi, mi raccomando che non succeda mai il contrario.

Ma questo era prima, ora che ho finito la scuola mi è tutto un po' più chiaro: l'amore sta nelle cose semplici.
Come quando andavo al ristorante con Michele e il cameriere diceva "ah e c'è anche la carbonara" e allora io guardavo Michele con un'aria strana e lui mi diceva "quella con l'uovo" senza che io gli chiedessi niente perché lo sapeva che mi confondo sempre fra carbonara e matriciana e allora senza tante storie me lo diceva "quella con l'uovo" e io non mi sforzavo nemmeno di ricordare quale fosse l'una e quale l'altra perché tanto ci pensava lui. 
Ecco per me è questo l'amore: io che non mi ricordo cos'è la carbonara e lui che risponde  "quella con l'uovo". E non si stanca mai di farlo. 
Certo o è l'amore o un grave ritardo mentale ma ehi, molto spesso le cose si confondono così tanto che non si riconoscono più.

Amore, San Valentino, Olimpiadi della Matematica