martedì 16 aprile 2013

Apocalisse 2.0


Avete proprio ragione, bisogna tenersi in forma: muoversi fa bene.
Ah ma io vado a correre quasi tutti i giorni eh.
Sì, sì, le metto quelle strisce catarifrangenti perché è un attimo che di sera non ti vedono e poi tanti saluti.
No, no, niente mp3 quando corro, ma che siete fuori? Si deve rimanere concentrati, con la testa presente e sempre attenti ai pericoli della strada.

Certo, certo, l'attività fisica non basta, bisogna anche farsi le analisi così tutto è sempre sotto controllo e se c'è qualcosa si prende in tempo. Il cuore, mi raccomando, il cuore, anche perché adesso sembra andare per la maggiore.

Poi non bisogna dimenticarsi le cose semplici, i consigli della nonna: io per esempio porto sempre un golfino quando esco di casa ché si sa che la sera è più freddo. E non mi dimentico mai l'ombrello. Piccole accortezze eh che però fanno la differenza.

Ma anche il cibo. Sì insomma, c'è da stare attenti, lo so che le cose che fanno male son anche le più buone, ma che ci volete fare? Io ormai compro solo prodotti naturali certificati dall'Accademia del Benessere. Niente grassi idrogenati e dolci con moderazione. Poi acqua naturale, senza aggiunta di anidride carbonica che non si sa mai. Assolutamente priva di sodio.

Poi l'aglio. Non potete capire quanti effetti benefici ha l'aglio. Uno spicchio al giorno anche se non ci piace, riduce il rischio cancro, artriti varie e colesterolo. In più, tiene lontano gli altri esseri umani che non mi sembra una cosa da sottovalutare.

Volontariato, ci credereste mai? Fare del bene agli altri allunga la vita. E per me questa è una cosa davvero difficile da accettare ma tant'è, se è così bisogna adeguarsi. 

Sul caffè ancora non so bene come comportarmi: tutti gli studi si contraddicono fra loro. Io comunque almeno uno al giorno lo prendo anche perché altrimenti non saprei come alzarmi dal letto e poi è inutile vivere a lungo se tutti gli altri, non vedendoti, ti pensano morto.

No. Il fumo proprio no. Ho smesso. E anche l'alcool, sempre meglio evitare perché quando quella storia del bicchiere al giorno che fa il sangue buono era in voga, l'aspettativa media di vita di un essere umano era quarant'anni. 

E poi le terme, lo yoga, lunghe passeggiate all'aria aperta e anche una nuova filosofia orientale che dicono sia un vero elisir di lunga vita: tutte cose un po' noiose però ehi, chi l'ha detto che sarebbe stato divertente? 

Ah e vado a letto presto, avete mai sentito il detto "la gente della notte campa cent'anni"? Ecco, nemmeno io. No, no, meglio andare a dormire presto, date retta a me.

Oh certo, che poi, alla fine, potremmo anche fare la vita che più ci piace senza tante rinunce se accettassimo quello che è ormai evidente: moriremo tutti per una malattia devastante portata dai germi che prolificano in questi nostri touchscreen.

Touchscreen, apocalisse, vita sana
*Scritto da iPad.

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martedì 9 aprile 2013

Io cammino da sola


"Oh secondo me non mi chiama. Oggi è martedì, ormai non mi chiama più. Aveva detto che mi avrebbe chiamata lunedì. 
Lunedì della settimana scorsa. Del 2001. 
Secondo me non mi chiama più".

O anche "che gran cazzata che ho fatto, mamma mia" riferito alla maggior parte delle cose della mia vita.

Oppure, e questo è davvero un classico, al discorso che farò quando vincerò il Nobel. Ma non crediate che con questo Blog mi sia montata la testa: il Nobel per la Fisica, non per la Letteratura, sono una persona con i piedi per terra, io.

E altre cose più o meno di questo genere se mai vi foste chiesti a cosa penso mentre cammino da sola.
E in questo periodo cammino spesso da sola: oramai sto diventando come la tipa strana che gira per le vie del mio paese e porta a spasso i suoi cani. Io però senza cani.

A dire il vero, in questo periodo, penso proprio di essere la tipa strana che porta a spasso i cani. 
Non che io sarò come lei un domani ma che io e lei siamo la stessa persona. E che lei viene dal futuro. 
Anche perché mi somiglia un po' e poi una volta, stavo camminando, e la sento che mi chiama: "scusa, hai perso questo" e mi dà il mio portafogli, proprio come se lei lo sapesse già che in quella strada e in quel momento io l'avrei perso. 

Poi porta sempre un cappello di lana e a me fa sempre male la testa e sto cercando una soluzione. 
È sempre sola e io litigo praticamente con tutti. 
Sembra una persona gentile e anche io sembro una persona gentile.
In più ogni volta che ci incontriamo per strada lei mi sorride e ha quello sguardo inequivocabile come a volermi dire: 
"eh, Robina, tu non lo sai ma io sono te". 
Sì, lo so che in realtà quel suo sorriso potrebbe nascondere un 
"ah arieccola questa, ma sta sempre qui? Ma mi segue?".
Perché in effetti potrebbe anche sembrare una cosa da malati. 
E lei potrebbe essere spaventata. 
E potrebbe voler chiamare la polizia. 
Be' in quel caso dirò questa cosa del futuro e che lei e io siamo la stessa persona, così capiranno che sono normale.
E infatti, fregandomene di eventuali denunce e cose di questo tipo, ieri sera l'ho seguita fino a casa. 
E devo dire che ha proprio una bella casa, avete presente quella che disegnano tutti i bambini, tetto rosso, camino, due finestre con la porta in mezzo? Ecco, è proprio così, casa sua. Poi ha il giardino e le deve piacere parecchio perché è molto curato e adesso che è primavera si vede proprio che ci passa parecchio tempo. 
Ho guardato dalla finestra e devo dire che mi piace tutto, ha buon gusto. Solo il divano non mi ha convinto molto per il colore e poi si vede ad occhio che non deve essere molto comodo. Sicuramente me lo deve aver consigliato qualcuno perché a me proprio non piace, chissà dove l'avrò comprato?  Cioè volevo dire "avrà comprato", -chissà dove l'avrà comprato?- lei, non io. 

Meglio che ritorni alla realtà e mi viene anche un po' da ridere, 
"ma vedi cosa vado a pensare?! Lei non posso essere io del futuro, è proprio una cosa assurda: io non me la potrò mai permettere, una casa".
camminare, venire dal futuro, casa, comprare casa

martedì 2 aprile 2013

Zero

Ho comprato delle tende nuove, ora le devo appendere.
E allora prendo la scala e un martello, poi mi occorre una pinza per togliere quelle vecchie. Ah e anche dei gancetti nuovi ché queste non hanno i passanti. E l'asta mi sa che è troppo grande, forse la dovrò sostituire, non so, adesso vedo. 
Meglio prevedere e prepararsi tutto l'occorrente senza lasciare nulla al caso, così si fa un bel lavoro. 

Uno magari non ci pensa ma è una di quelle cose che fa riflettere questa qui delle tende, sul tempo, sulle proprie aspettative, sull'immagine che abbiamo di noi o che avevamo e invece no, non è quella reale.
Un po' di anni fa non credevo che sarei mai diventata una così, una che cambia le tende, per intenderci. Credevo che sarei stata più Rock and Roll, una di quelle tipe che parla di piercing e di quelle cose che si mettono sotto pelle e fanno anche un po' senso e di tatuaggi. Mi ricordo che mi piacevano un sacco i tatuaggi e allora credo che sarebbe stato bello parlarne,
- eh devo chiamare Guido e prendere l'appuntamento per un altro tatuaggio ma ho paura che non troverò un buco libero, oramai.
- Ah non sapevo che Guido avesse così tanto da fare, comunque puoi sempre andare da Fede, mi hanno detto che è un bravo tatuatore anche lui.
- No, no, intendevo sul mio corpo. Un buco libero sul mio corpo dove disegnare, ormai non ho più un centimetro disponibile.
- Ah fico.
- Eh già.

Credevo che sarei diventata una di quelle che non vuoi che i tuoi figli frequentino, una di quelle che ha sempre qualcosa di veramente fico da raccontare agli amici:
- Ah e ieri sera non sai cosa è successo?
- Eh no, che hai fatto di veramente fico, Robi?
- Eh no, lo domandavo a te: non sai che è successo ieri sera?! No perché io non mi ricordo nulla.
- Ah fico.
- Già.

Oppure una di quelle persone che ha bisogno di sentire ogni volta il brivido della precarietà del tutto per sentirsi viva: 
"ah magari non so cosa ho fatto ieri sera ma di sicuro so cosa farò domani: scalata del K2. Poi, per il ritorno, ho pensato di fare una cosa ancora più assurda: mi butto direttamente dalla cima col paracadute e poi gli ultimi chilometri in parapendio". 

No invece, niente di tutto questo anzi, quando vedo tutte quelle persone che fanno sport estremi penso sempre
"certo che la gente non sa più cosa inventarsi per morire male".
Io, adesso, se sento un brivido credo subito di avere la febbre e mi dico da sola, 
"eh lo sapevo io, Robertina, tu vuoi fare gli stravizi. Eh certo, la sera esci senza maglia e poi che ti aspetti? Questa è un'influenza, son sicura, ora si va dritte a casa senza fare storie".

Ho sempre pensato che sarei diventata una di quelle tipe spericolate che hanno bisogno di avventura:
"eh allora ci siamo ritrovati in America, così dal nulla. Abbiamo preso una di ste tre barche e niente siam arrivati lì per caso. Ci avevano detto - si va nelle Indie - e invece. Che storia ragazzi, che storia". 
Nella realtà avviso anche quando voglio fare una sorpresa: "Vale, tra mezz'ora sono sotto casa tua, ti faccio un'improvvisata". 
Tutto calcolato, zero rischi, zero imprevisti. Zero.

È così, sono una persona prudente, ho comprato delle tende nuove e ho scoperto di essere una persona prudente, lo devo accettare anche perché è proprio evidente ne ho avuto la conferma assoluta quando mio padre entrando nella stanza mi ha detto: "ah ma hai ritirato fuori il casco, hai intenzione di riprendere il motorino?" e io guardando quel coso lì vicino alle pinze e al martello ho pensato "ma davvero credi che andrei mai su un trabiccolo a due ruote?! Ma per chi mi hai preso, frikkettone?! Il casco mi serve per appendere le tende nuove: devo salire su una scala, non ce lo dimentichiamo".
E insomma sì, mi è sembrata la cosa più ovvia di questo mondo da pensare.

prudenza, immagine di sé



martedì 26 marzo 2013

Tutto qui

Oggi volevo spiegare una cosa davvero molto semplice secondo me ma, a quanto pare, difficile da comprendere.
Che poi le cose semplici sono sempre le più difficili da capire ce ne accorgiamo ogni volta che su un portone c'è scritto "tirare" e noi invece spingiamo.
- Eh ma non si apre.
- Tiri signora.
- No. Proprio non va.
- C'è scritto tirare, tiri.
- No. Ma non funziona.
- Tiri signora, così sta spingendo, tiri.
- Mmm, non capisco proprio.
- TIRI SIGNORA. TIRI. QUELLA. DANNATA. PORTA.
- Ah che stupida, spingevo.
- Eh già.

Oh comunque questa della porta ci cascano tutti:
- Dottor Einstein come ha scoperto di avere questa intelligenza superiore alla media?
- Mah, guardi, io non direi superiore alla media, siamo tutti dei geni ma se un pesce viene giudicato in base alla sua capacità di arrampicarsi su un albero si sentirà uno stupido per tutta la vita.
Ah e un'altra cosa importantissima: RIMANETE LONTANI DALLE PORTE, mi raccomando, ché altrimenti vi deprimete.

Eh sì, lo so Albert, le più difficili. 

Ma porte a parte la cosa semplice che non capisce mai nessuno è questa che adesso vado a spiegare.
Metti che incontri una che non vedi da molto tempo.
Metti che la saluti e metti che sei pure contento e per l'euforia inizi a parlare e la prima cosa che dici per rompere il ghiaccio è
"oh sei bellissima, proprio non ti riconoscevo".
Ecco, quello che hai appena detto non è un complimento. Mai.
Da qualsiasi parte lo giri. In qualunque parte del mondo ti trovi.
Fermati al sei bellissima, non strafare, è meglio.
Tutto qui. Semplicissimo, lo so. Talmente semplice che uno dice: 
"tutto qui? Davvero?"
E io ve lo confermo, sì, è tutto qui.  

"Oh sei bellissima, proprio non ti riconoscevo" non è un complimento, se lo dite fate una figuraccia. 

Che poi adesso questa cosa vi torna davvero utile perché tra poco è Pasqua e a Pasqua, si sa, si incontrano tutti parenti, anche quelli che non vedete mai e tra i tanti c'è pure quella strana. 
(Quella strana c'è in tutte le famiglie).
- Ma viene anche la Robi a pranzo?
- Eh sì, la madre mi ha detto che c'è anche lei.
- Ah.
- Già.

E lo so che con la parente strana non si sa mai cosa dire: "e del lavoro non si può parlare, fidanzati meglio di no, l'Università è sempre stata un tabù, attività fisica evitiamola che è pure ingrassata qualche chilo e dimmi tu cos'altro c'è che si può tirare fuori ad un pranzo di sei ore?!".

Ecco però il "sei bellissima, proprio non ti riconoscevo", no, meglio evitare, fidatevi. No anche perché  si va a creare quella sensazione di disagio durante il pasto che dopo può essere solo 
"nonna aggiungi un posto a tavola, il signor imbarazzo si ferma a pranzo con noi". 

Ah, e no. Non l'hanno detto a me. 
No che non sono io la Robi strana, ma cosa vi viene in mente? 
Anche perché altrimenti questa "cosa semplicissima che non capisce mai nessuno" ve l'avrebbero spiegata al TG delle venti nella cronaca nera: io sono la Robi pericolosa.

tutto qui, semplicità, strana, einstein, porta, pasqua


martedì 19 marzo 2013

Oggi vi voglio dare un consiglio, così è più semplice


Oggi vi voglio dare  un consiglio: se avete bisogno di un consiglio non venite a cercarmi. 
No. Davvero. Non sono in grado.

In verità non è che non so dare consigli. Di sicuro non mi troverò mai nella situazione di,
- Secondo te è freddo? Che faccio Robi, la prendo la maglia?
- Be', considerando che sono le due del pomeriggio e che rientreremo fra poco. Senza dimenticare poi che siamo in Agosto e che fuori saranno quaranta gradi. Vediamo un po'. Ehm. Be' sì, prendila la maglia.

Se fosse così sarebbe tutto più semplice: potreste solamente fare il contrario di quello che dico.
Potrei essere di aiuto alla società, già mi vedo, io, guru di questo nuovo millennio
- Robi, le nostre azioni stanno subendo un ribasso importante. Che facciamo, vendiamo?
- No. Per l'amor di dio, no. Non vendete.
- Okkey, vendi tutto.
Elementare. 

No, la verità è che io non ho consigli da dare.
Il più delle volte non so proprio cosa penso. 

Una volta un professore mi ha messo davvero in difficoltà, scoprendo questo mio punto debole. Ancora lo ricordo come se fosse ieri.

Primo Liceo Scientifico, ora di religione.
- Adesso ragazzi cominciamo a conoscerci un po'. Roberta, iniziamo da te, perché non ti descrivi un po', chi sei, cosa fai?
- Be' io. Io non so. Io non so proprio cosa dire.
- Mah, perché non ci racconti un po' del tuo carattere?
- Del mio carattere? Be' io. Io non so. Io non so proprio cosa dire.
- Eh, che ne so. Per esempio, ti voglio aiutare, sei una persona decisa o indecisa?
Credo di essere stata in silenzio per due ore. Senza esagerare. Poi ho iniziato
- Decisa. Sì, insomma, abbastanza. Abbastanza decisa, sì. Un po' indecisa e un po' no. Forse sarebbe meglio che dicessi indecisa. Sarebbe più giusto. Sì forse indecisa sarebbe meglio. Penso mi descriva meglio. Indecisa. Assolutamente indecisa. Be' magari indecisa e basta, toglierei assolutamente. Ecco indecisa e basta. Cioè che poi...

E sarei andata avanti ancora per molto se il professore non mi avesse spedito dal Preside: era sicuro lo stessi prendendo in giro. Che poi io dico, non le fare le domande se non vuoi che ti si risponda. E non vi racconto come è andata dal Preside che è meglio: sono stati anni duri per me, dopo la Montessori questi educatori son sempre lì a chiederti "cosa ne pensi di". 
Per me è stato davvero un sollievo in età adulta capire che nel mondo reale a nessuno interessa la tua opinione.

Comunque credo che questo mio stato sia una cosa legata alla capacità di prendere decisioni: è che non è così semplice per me, siamo in parecchi qui dentro.
Sì, insomma, io nella mia testa ho contato almeno 27 diverse personalità e tutte si ripetono: "no, ti prego, decidi tu".

Io non so davvero come fate voi ad essere così sicuri di quello che pensate e poi di agire di conseguenza: io, se posso essere sincera, ogni volta che devo prendere una decisione spero sempre che parta la colonna sonora, sarebbe tutto più semplice.

dare consigli, decidere, Montessori, ora di religione, prendere una decisione

martedì 12 marzo 2013

Fate il tifo per me

Devo assolutamente trovare qualcosa che mi tenga impegnata almeno otto ore al giorno.
Qualcosa di cui potermi lamentare perché lo sento che mi consuma a poco a poco. 
Che mi faccia odiare il lunedì.
Che mi costringa ad alzarmi presto la mattina e a farmi dire 
"eh no, stasera non posso".
Che mi faccia stare chiusa in una stanza con altre persone che non conosco anche se fuori c'è il sole, anche se ho voglia di andare al mare "ché oggi è davvero troppo caldo".
Aspetta, com'è che lo chiamate voi? 
Lavoro. 
Ecco sì, devo trovarmi un lavoro.
Non l'avrei mai pensato, lo devo ammettere, ma ne sento veramente il bisogno.
Lo so che sembra impossibile da credere, per me è proprio difficile da comprendere: "ho bisogno di lavorare".
Okkey, adesso rileggetelo con una marcata cadenza milanese,
"ho bisogno di lavorare".
Nemmeno io avrei mai pensato di diventare una persona così ma da quando ho finito l'università è il primo periodo che non ho sotto mano stage, né lavori, né collaborazioni, né qualsiasi altra cosa assomigli ad un impiego e ho capito che così non ci so stare.
E quindi ho iniziato a rispondere alle inserzioni che trovavo sull'internet. Un inferno. Anzi la prossima volta che mi lamento del lavoro che faccio, che voglio cambiare anche se non so bene perché "che sì, tutto bello, il lavoro mi piace, i colleghi sono simpatici, in ufficio mi trovo bene ma non so, voglio di più", ricordatemi questo piccolo particolare: io odio cercare lavoro.
E non uso mai la parola odio a caso.

Va bene comunque ormai è tardi e bisogna iniziare lo stesso.

Mi sono ritrovata a mandare il mio primo curriculum ad una agenzia che ha suddiviso il processo di selezione dei candidati in otto step. Otto step. Infinito. Tra l'altro questi otto step includono un test psicologico. 
Questa cosa del test pscicologico la fanno per verificare il grado di attaccamento alla realtà di ogni singolo candidato: avevo più possibilità di farcela quella volta che ho partecipato come volontaria agli Hunger Games.

E poi, 
"Cercasi Community Manager per sostituzione malattia".
Mandato subito anche qui ma poi ho saputo che avevano già trovato il sostituto, un certo certo Alfieri, un ragazzo sveglio davvero. 

- Alfieri, il suo profilo è proprio quello che cercava la nostra azienda, ma lei sa che si tratta solo di una sostituzione, vero? Il povero Community Manager che c'era prima è stato massacrato di botte, ridotto quasi in fin di vita ma comunque tornerà.
- Certo dottore, ne sono a conoscenza, sono stato io.
- No, Alfieri, non mi dica così.
- Sì, sì, volevo questo lavoro più di ogni altra cosa e so che la sua agenzia vuole persone intraprendenti, così non ho perso tempo.
- Ah ma è fantastico. Lei sì che è la persona adatta. 
- Lo so. Ora col suo permesso vado in ospedale a finire quello che ho iniziato.
- La prego, faccia pure. Che ragazzo, che tempra.

Eh è proprio vero che quando c'è la determinazione c'è tutto.
Determinazione e autostima questo è il segreto.
Perché magari uno si lascia scoraggiare dall'annuncio stesso:

"cercasi professionista della comunicazione".

Professionista della comunicazione, eccomi. 
Che tanto si sa che si parte sempre alto ma poi ci si accontenta. 
Tutti richiedono professionisti, esperti, specialisti, poi se vai lì e sai accendere il computer ci sono molte probabilità di essere il più qualificato di tutti quelli che si son presentati.

Ma quello che mi ha colpito di più e spero mi chiamino per un colloquio è sicuramente,

"cercasi laureato in scienze della comunicazione".
Perché io sono proprio questo. 
Proprio così, sono una scienziata della comunicazione ed è la prima volta che vedo un annuncio del genere: "cercasi laureato in scienze della comunicazione". 
Ancora non ci credo, sono troppo curiosa, anche se mi fermo a pensare non mi vengono proprio in mente quale mansioni possano avere in serbo per noi scienziati della comunicazione: magari capisco qual è il mio posto nel mondo.
Fate il tifo per me.

colloquio, curriculum, cercasi lavoro



martedì 5 marzo 2013

Questa società mi rende nervosa


Se per caso sentite uno stronza, non ci fate caso, è per me.
Perché poi gli insulti te li prendi tutti e ci passi anche da insensibile, 
io, che ho pianto con "Marcellino pane e vino".

Ma poi insensibile a chi?
Una insensibile dopo che le hai detto di averti rovinato la vita e che sarebbe stato meglio non averla incontrata affatto ti risponderebbe per le rime,
"e quando, di grazia, ti ho fatto credere mi interessasse il tuo parere?"
E invece io no, sono stata zitta, io l'ho solo pensato.

Però va bene lo stesso,
sei un'insensibile ai suoi occhi, ci devi stare, anche se sai che non è vero: la colpa è di questa nostra società che mi rende nervosa.

Il 3 Marzo in Bulgaria si festeggia l'anniversario della Liberazione dall'Impero Ottomano. 
E allora niente. Niente anche questa volta.
Sì, perché quando vuoi lasciare qualcuno cominci a renderti conto che il nostro universo è pieno zeppo di ricorrenze.
E quindi non puoi. Non puoi proprio. 
Che tu magari ce la metti tutta, prendi tutto il coraggio che hai, e inizi
"guarda, ti devo parlare"
ed è sempre difficile lasciare un'altra persona 
anche perché tutti ti trattano come se stessi per uccidere qualcuno.
Qualcuno girato di spalle.
Che è pure distratto.
Sta ascoltando una canzone.
La sua canzone preferita.
E ti fa "senti amore bella questa, penso sempre a te quando l'ascolto".
Che ora, mentre sei lì che lo stai per lasciare, se per caso te lo stai chiedendo, ti rispondo io:
"sì, sei una merda".
Va bene, voi adesso direte "okkey, devi lasciare qualcuno e non hai il coraggio, ma che c'entra la Bulgaria?"
E no, perché in questa nostra società c'entra tutto e nello specifico mi riferisco al 23 Aprile scorso quando siete andati da Peppino l'infame, nota trattoria romana sorta nelle pianure imolese da proprietari pakistani e tu per fare quella che "mi piace sperimentare sempre cose nuove" hai ordinato una Moussaka (che poi per intenderci è una parmigiana) e allora lui da quel momento in poi, visto che è una persona sensibile, ha cominciato a farci degli studi e ha scoperto che queste melanzane poco cotte insieme a questa carne tritata è in realtà un tipico piatto della cucina bulgara e, da allora, sa tutto della Bulgaria. Tutto.  
Ed ecco spiegato come Bulgaria, 3 Marzo, Liberazione Impero Ottomano. 

E allora se lo lasci adesso sei proprio senza cuore.
E quindi vai avanti con,
"dai, adesso non posso, fra una settimana è il suo compleanno"
Poi passi a,
"va be', non fa, tra un mese è Pasqua".
E poi,
"okkey, adesso proprio no, fra poco è il mio compleanno, io il regalo gliel'ho fatto per il suo"
Dopo, è solo questione di tempo, e si finirà con,
"vabbè, tra due mesi nasce il nostro terzo figlio, aspetto ancora un po'"

E così rimandi e rimandi che alla fini ci arrivi talmente innervosita che non ti importa più se è Natale, nonché il suo onomastico, quasi capodanno, ha la madre in ospedale, non ha consegnato un foglio per la tesi, ha appena fatto un incidente con la macchina, ha Saturno in allineamento con la costellazione di "MiDispiaceAmoreMioMaStoPeriodoT'haDettoProprioMerda", lo lasci.

Ecco perché se sentite uno stronza che gira nell'aria, è il mio.
Però volevo specificare, 
stronza sì, 
ma insensibile, no, 
ho pianto con "Marcellino pane e vino", io.

stronza, lasciare, bulgaria, moussaka, marcellino pane e vino, nervoso