martedì 14 maggio 2013

La macchina del tempo


Mi sono svegliata presto stamattina perché non avevo alternative.

- Ah Robi, sei tu? Scusami ma con questo telefono non ti sento molto bene. Comunque ti dicevo che per quei documenti puoi venire in ufficio da noi quando vuoi. Entro domani, si intende. Prima delle 8 e 30, sia chiaro. Oppure, senza starti a scomodare, puoi inviarceli via fax. Adesso. 

- Mmm via fax hai detto? Perfetto, nessun problema: faccio un salto negli anni '90 ed è fatta. Speriamo solo di avere abbastanza carburante nella mia DeLorean questa volta altrimenti va' a  ritrovarli un fulmine, un campanile e tutte quelle cose lì.

E così, come vi dicevo, mi sono svegliata presto stamattina.
Mi preparo ed esco. Ho tutti i documenti con me, non mi manca niente, sono pronta. 
Arrivo alla fermata dell'autobus. È in orario. Salgo. C'è posto a sedere. Mi siedo. Tutto nella norma.
Alla mia fermata, scendo. 
Appena metto piede a terra una folata di vento e via, tutti i documenti per terra.
Oddio no. Non posso perdere nemmeno un foglio sono troppo importanti. Inizio a raccoglierli uno ad uno. E arriva lui ad aiutarmi.
- Scusa ma è tuo questo foglio?
- Eh sì, grazie, sei molto gentile.
- Scusa ma dove ci siamo già visti?
- Ma io non credo che...
- Ah scusa ma sono sicuro che...

E così è iniziato tutto.
Viene fuori che si chiama Fede.
Dice di andare nella mia stessa direzione e che se voglio possiamo fare un po' di strada assieme.

Parliamo di tutto. 
In poco tempo mi racconta di lui, della sua vita. Di cosa fa. Di cosa farà. E di cosa vorrebbe fare.
Mi dice che è appena tornato da New York: era stato lì perché aveva rotto con la sua ragazza, l'amore della sua vita e invece no, non era così. 
Si sono lasciati: i genitori di lei, i soldi, troppi tatuaggi, il giubbotto di pelle, la motocicletta, la barba, le giacche firmate.
Però dice che è tutto passato oramai.

Ride. 
Lo guardo.
Diventa rosso.
Mi chiede di me.
Divento rossa.
Lo guardo.
Ride.

Mi scosta i capelli dalla fronte, dolcemente, e mi chiede se anche io, prima di oggi, non credessi ai colpi di fulmine.
Ride.
Mi invita a cena la sera. 
Io ci penso su. Prendo tempo.
Lo saluto e vado di corsa a casa, non passo nemmeno a consegnare quei documenti.
Rido nervosamente. 
Faccio le scale due a due. Apro la porta di casa. Saluto tutti distrattamente.
Entro in camera. 
Mi tolgo le scarpe e mi infilo sotto le coperte, sto ancora ridendo. 
Poi, sempre da sotto le coperte prendo il telefono e vado sull'internet, cerco se qualcuno sta vendendo un fax.
Compro il primo che trovo e aspetterò qui, sotto le coperte, che me lo portino a casa per spedire quei documenti: per tutto il tempo mi è sembrato di stare in un romanzo di Moccia e anche no, cazzo, anche no.

DeLorean, Fax, Macchina del tempo, Moccia

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2 commenti: